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Blog de L'Eco della Stampa Posts

Gli inossidabili colossi dell’informazione

Ogni volta che si parla di editoria e di internet, viene spontaneo pensare a come la rete abbia dato una spallata all’industria dell’informazione, scombinando i piani delle testate tradizionali e decretando l’incapacità ad evolversi di alcune di esse.

Ciò che invece viene raccontato meno spesso è che i colossi del giornalismo tradizionale, seppure in costante rinnovamento, sembrano aver retto all’onda d’urto del web: secondo uno studio condotto dalla celebre testata Wired,  che prende in esame i player più importanti del mercato giornalistico USA, le fonti più lette e più seguite sono ancora quelle che una volta vivevano solo in edicola.

lettori per testate
Numero medio di lettori per singolo numero della testata

Se pensiamo a tre testate di informazione online ampiamente popolari negli USA e non solo, come Huffington Post, BuzzFeed, Slate e Vox, sommando il loro numero di visite giornaliere al sito arriviamo alla bellezza di 5 milioni e 983mila lettori.

 

visitatori al giorno
Numero medio giornaliero di visitatori del sito web

Numeri da capogiro? Senz’altro, ma nonostante i risultati eccellenti di queste realtà editoriali piuttosto giovani (la più “anziana” tra quelle citate sopra è Slate, fondata nel 1995), a farla da padrone sono i vecchi giganti: sia il Washington Post che il New York Times vantano un numero giornaliero di visitatori di gran lunga più elevato di ciascuna delle “creature digitali”. I due “vecchietti”, che insieme fanno 306 anni di vita, sfondano entrambi il tetto dei 3 milioni di singoli utenti al giorno, con BuzzFeed che è l’unica testata online che quantomeno si avvicina (2.435.000).

Il dato più eclatante che ci racconta quanto il prestigio di certi nomi sia insensibile al passare del tempo è che, sommando ai click il numero medio di lettori del quotidiano, il New York Times raggiunge 5.386.000 persone nel mondo ogni giorno: il giornale fondato nel 1851 a New York, da solo, cattura più del doppio dell’audience (passateci il termine televisivo) di qualsiasi testata giornalistica che vive solo sul web.

Gli anni passano, il giornalismo si evolve…Ma il prestigio e l’autorevolezza non sono due valori che si perdono con la crisi del supporto cartaceo. Anzi, è da questi due beni preziosi che le vecchie redazioni dovrebbero ripartire, per sopravvivere e reinventarsi. E magari per scoprire che, anche a distanza di centinaia di anni, possono essere delle signore dannatamente affascinanti.

 

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Perchè partecipare ad un evento digital nel 2017?

Tutti i giorni ci sentiamo dire che i millennials sono avanti anni luce rispetto ai più anziani.

In parte è vero, certamente i millennials conoscono bene tutti i canali sociali così come i principali contenuti ed influencer che indirizzano i trend.

Esiste però un grande svantaggio che in pochi considerano: i millennials utilizzano istintivamente canali come Facebook, Instagram ed altri.

Ma proprio per colpa della semplicità disarmante di questi strumenti incontrano più difficoltà a comprenderne i meccanismi e le implicazioni più profonde.

La buona notizia è che non è mai tardi per interessarsi al mondo dei social media e costruirsi una conoscenza più approfondita sulle tematiche che ci interessano!

Come un’azienda o un comunicatore possono avvicinarsi al fatato mondo dei social media?

Molto dipende da qual’è l’uso che intendiamo farne, ma tuffarsi nella mischia e imparare con la pratica non è mai una cattiva idea.

Una volta superato il primo step, quello del blocco psicologico, il modo più divertente per farlo nel modo giusto è partecipare ad un evento digital!

Avvolti (o coinvolti) nel pazzo mondo dei social media spesso ci dimentichiamo l’importanza di essere in un ambiente vivo che adora e premia il faccia a faccia.

Siamo tutti troppo impegnati, il pensiero stesso di prendersi un paio di giorni lontano dall’ufficio per partecipare a una conferenza spaventa i più.

Gli eventi invece sono piccole boccate d’aria che ci permettono di staccare la spina dal lavoro frenetico che sappiamo essere dannoso, per noi e per gli altri intorno a noi.

Si ha l’occasione di scoprire le ultime tendenze, ascoltare presentazioni interessanti, conoscere i professionisti del settore ma soprattutto stimolare la nostra mente per arrivare a pensare fuori dal coro.

Ecco alcuni degli eventi italiani che ci sentiamo di suggerire a tutti, clienti de L’Eco della Stampa e non:

Global Summit Marketing & Digital – 22/23 febbraio

Si tratta di un bellissimo connubio tra networking e formazione. Il Global Summit Marketing & Digital si terrà a Lazise presso il Centro Congressi Hotel Parchi del Garda, a due passi dall’omonimo lago.

L’Eco della Stampa parteciperà come sponsor e si prospetta un bell’evento data la sapiente divisione tra momenti dedicati a speech pubblici ed incontri one to one per favorire il networking e la consulenza ritagliata su misura.

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La verità sull’invasione delle Fake News in Indonesia

Confermando quella che sembra essere ormai una tendenza globale, le fake news stanno creando qualche problema anche in Indonesia.

Gli articoli apparsi su siti web non verificati hanno recentamente assunto un ruolo centrale.

Sembra che gli Indonesiani amino parlare e condividere storie ma purtroppo molti di loro non sappiano distinguere tra fatti reali e bugie. La violenza, il sesso, il dramma, l’intrigo e il mistero sono gli argomenti più interessanti e discussi.

Così i chierici indonesiani si apprestano ora a lanciare una fatwa contro le “bugie” dopo che una serie di “fake news” sui social media ha preso di mira le minoranze cinesi e cristiane.

Esiste una crescente preoccupazione su questo tema nel paese musulmano più popoloso al mondo – soprattutto dal momento che sembra alimentare tensioni etniche e politiche.

Ecco alcune notizie false apparse degli ultimi mesi:

  • un articolo che spiegava come la Cina stia usando semi di peperoncino contaminati per lanciare una guerra biologica contro l’Indonesia
  • un articolo che denunciava la progettazione di nuove note monete contenenti un’immagine della falce e martello,
  • un articolo che certificava l’invasione dell’Indonesia da parte di dieci milioni di migranti cinesi (il governo dice che il loro numero è in realtà 21.000).

Joko Widodo, presidente indonesiano e oggetto di numerose fake news virali, ha risposto a quest’ultima affermazione così: “Dieci milioni è il numero di turisti cinesi che speriamo verrà in Indonesia”.

Un punto di vista diverso è quello che lega il successo delle fake news in Indonesia al fatto che la popolazione non sia abituata al dissenso e alla democrazia.

 

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Crowdfunding, c’è posto in Italia? Ce ne parla D’Onofrio di Assiteca.

Giovedì 26 Gennaio L’Eco della Stampa ha partecipato come finalista alla settima edizione del Premio Assiteca, dedicato quest’anno all’innovazione digitale in azienda. Consentiteci un attimo di compiacimento: è una soddisfazione per noi, con i nostri 116 anni di vita, salire sul palco dell’innovazione insieme a realtà prestigiose come Banca Mediolanum, Natuzzi, ERG, Eataly e molte altre. La nostra App è stata selezionata tra le finaliste per le Soluzioni Mobile e questo ci rende molto fieri.

Oltre ai tantissimi progetti innovativi che hanno eccelso nelle rispettive categorie, ci ha colpito moltissimo la presentazione della piattaforma Assiteca Crowd Donor che ha presentato la nuova piattaforma che andrà ad affiancare Assiteca Crowd Equity, già attiva da Ottobre 2013.

Chi non conosce Kickstarter? Dalla sua fondazione il sito di crowdfunding ha aiutati innumerevoli progetti a prendere il volo, stabilendo un modello di successo imitato da molti altri. Eppure nel nostro paese questa forma di finanziamento stenta a decollare, vittima anche di una regolamentazione complessa e onerosa.

 

tommaso d'onofrio
Tommaso D’Onofrio

Abbiamo pensato dunque di intervistare Tommaso D’Onofrio, CEO di Assiteca Crowd, per scoprire di più su Assiteca Crowd Donor.

 

In Italia questo è il primo caso di una piattaforma crowdfunding così indirizzata verso un obbiettivo preciso. Come è nata questa idea?

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I brand corrono ai ripari contro le fake news

Dalle falsità sulla politica a quelle sui brand

Dopo aver condizionato il dibattito politico nel 2016, le fake news si preparano ad avventarsi sulle società private nel 2017.

Pepsi potrebbe essere stata la prima vittima di questo nuovo capitolo. I sostenitori del presidente eletto Donald Trump hanno portato avanti un boicottaggio di Pepsi dopo un articolo falso nel quale si diceva che l’amministratore delegato di PepsiCo Indra Nooyi avrebbe detto ai fan di Trump di “portare il loro business altrove”.

Così altri siti di notizie false hanno pubblicato la “notizia” e promosso il boicottaggio. Hanno in pratica sostenuto questa falsità in modo scorretto causando il crollo delle azioni PepsiCo del 5 per cento.

Le aziende e le organizzazioni non-profit ora dovranno monitorare più da vicino le notizie e le reazioni online. Una diagnosi precoce e una reazione pronta per confutare la storia possono ridurne al minimo la diffusione virale delle fake news.

Questo è il modo per prevenire gravi danni alla reputazione aziendale.
Le fake news hanno riempito la stampa, il web e soprasttutto i social network (in particolare Facebook) durante la campagna presidenziale americana. Un’analisi di BuzzFeed News ha scoperto che le migliori notizie false sulle elezioni ha generato un coinvolgimento totale su Facebook più alto rispetto alle notizie vere più importanti riportate dalle 19 principali agenzie di stampa. Le storie false hanno prodotto 8,7 milioni di azioni, reazioni e commenti, rispetto ai 7,3 milioni di notizie mainstream.

Stessi trucchi ma target diversi

I siti web che producono e diffondono notizie false continueranno a fare il loro lavoro, soprattutto ora che hanno anche imparato come guadagnare introiti pubblicitari rilevanti.

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Il monitoraggio dei media per contrastare l’antisemitismo in Germania

Monitorare i media contro la disinformazione e la propaganda anti-ebraica.

“Pubblicheremo e condanneremo qualsiasi esempio di opinioni unilaterali ostili al popolo di Israele.” recita il post principale nella pagina Facebook del programma EJKA Media Watch, dedicato al monitoraggio sistematico della stampa e dei media online tedeschi.

L’Accademia EJKA, fondata nel 2009 in onore del medico, pedagogo e letterato polacco Janusz Korczac, fornisce educazione formale e informale oltre a programmi culturali per il mondo ebraico.

EJKA ha compreso l’importante ruolo che giocano i media in Germania nel definire il sentimento verso il popolo di Israele.

Le motivazioni della nascita di questo programma sono molteplici e partono da lontano.

L’immigrazione ebraica dall’ex Unione Sovietica verso la Germania avvenuta dal 1990 ha scosso le strutture delle comunità e delle altre istituzioni ebraiche ponendo sfide notevoli: se nel 1990 gli ebrei in Germania erano 25 mila, oggi sono dieci volte tanto. Raggiungere un pubblico così vasto è più difficile.

I mezzi di comunicazione sono un fronte importante, perché ora una comunità ebraica molto ampia si sente sotto i riflettori del grande pubblico.

Con i social network è possibile raggiungere il pubblico molto più facilmente, ma allo stesso tempo verificare le conseguenze della propria attività di monitoraggio e supporto è molto più difficile.

In un paese sempre più percorso da fremiti xenofobici, online ed offline, gli atti di natura antiebraica sono in netta ripresa.

L’odio per gli ebrei oggi mette d’accordo sia i fanatici di destra nell’est, sia i gruppi di antisionisti islamici che in occasione dell’ultimo conflitto Israele-Hamas (2014) sono scesi in strada urlando slogan ferocemente antisemiti.

EJKA Media Watch denuncia tutti questi casi apparsi sui media e punta alla diffusione della conoscenza come vaccino contro il pregiudizio.

Un altro esempio delle iniziative promosse dall’istituto è “Rent a Jew”.

“Noleggia un ebreo”, tradotto letteralmente, è un’iniziativa che permette di conversare con un esponente del popolo d’Israele per porre domande, capire usi e costumi odierni della cultura ebraica.

Ne parla questo articolo del Foglio che descrive con precisione in cosa consiste questa inziativa molto discussa.

 

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Stolperstein, perchè nella storia bisogna inciampare

Corriamo tutti, manca sempre il tempo, tutto scorre troppo velocemente… Notizie mordi e fuggi dove il titolo campeggia e racchiude in sé tutta la verità, comunicazione virtuale spesso vuota e fine a se stessa, attività continua senza sosta.

Allora forse occorre creare un ostacolo, qualcosa che ci porti lì l’attenzione, che ci obblighi a guardare lì. Per non dimenticare, per fermarci a riflettere quasi come se di colpo il tempo si fermasse e rimanessimo sospesi nel vuoto con il corpo fermo e finalmente la mente in movimento. Per rielaborare, introiettare e prendere coscienza di quanto successo, acquisendo così il ruolo specifico che abbiamo nella storia.

Questo è l’intento delle stolperstein, “pietre d’inciampo”, sparse in giro per l’Europa che riportano

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Monitoraggio dei Social Media, da dove iniziare?

Quali sono i vostri propositi per il 2017?

Lo studio di SOS Digital PR testimonia come la gran parte dei comunicatori tradizionali stia investendo tempo per affinare proprie le tecniche di produzione e condivisione dei contenuti digitali sui social media.

Conoscere meglio il mondo della misurazione e del monitoraggio dei social media è fondamentale per chi è già impegnato nel monitoraggio dei mezzi tradizionali.

Il primo passo per entrare in questo mondo è partecipare ad eventi e conferenze sulle tematiche digitali. Gli eventi non solo sono un modo veloce per scoprire le nuove tendenze del marketing digitale ma offrono anche tante opportunità di networking e di condivisione delle conoscenze.

Tuttavia, formare la propria conoscenza sulla base di esempi degni di una grande platea può essere fuorviante.

Vi è mai successo di assistere alla presentazione di una campagna social che si sia dimostrata un’enorme fallimento?

Nessuno è interessato a mostrare un insuccesso, anche se per il pubblico sarebbe molto più interessante analizzare gli errori più clamorosi piuttosto che casistiche infinite di successi scontati. Continua a leggere Monitoraggio dei Social Media, da dove iniziare?

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La rassegna stampa de L’Eco della Stampa è pienamente legittima, lo conferma il Tribunale di Roma

Il Tribunale di Roma il 18 gennaio ha pubblicato la sentenza con cui afferma la piena liceità della nostra attività di rassegna stampa.

Questa sentenza arriva alla fine di una vertenza che ci ha impegnato per anni e dà ampia soddisfazione a tutte le tesi da noi sostenute. Per citare la sentenza stessa, il tribunale accerta “il diritto (…) di svolgere l’attività di rassegna stampa (…) attraverso la selezione di articoli e notizie – dopo la pubblicazione – su un argomento specifico e nella trasmissione del materiale al cliente”.

Chi è interessato può trovare il testo completo della sentenza a questo indirizzo del nostro sito.

​Quello che ci preme sottolineare è che viene ribadito, al di là di ogni inutile e dannoso sospetto, il ruolo de L’Eco della Stampa come parte utile, integrante e portatrice di valore del sistema della comunicazione in Italia.

Da 116 anni ​svolgiamo il nostro lavoro con correttezza, impegnati a produrre valore per i nostri clienti, siano essi agenzie, aziende, enti pubblici e anche editori. Continueremo a pieno diritto e con nuovo entusiasmo su questa strada, ampliando ulteriormente gli investimenti già intrapresi negli ultimi anni per lo sviluppo di sistemi di misurazione e di analisi, per l’introduzione di soluzioni tecnologiche quali speech to text e sistemi semantici, per l’allargamento delle fonti, da quelle tradizionali a quelle web e social.

L’attività editoriale e quella di media monitoring non sono certo in concorrenza, come peraltro chiaramente affermato dalla sentenza; sono servizi complementari, che possono e devono svilupparsi con reciproco beneficio. La decisione del tribunale di Roma dà respiro a tutto il mercato, consente certezza giuridica e non potrà che trasformarsi nell’ulteriore sviluppo di servizi innovativi per il cliente.

Lo staff de L’eco della Stampa resta a disposizione per qualunque ulteriore chiarimento.

 

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Facebook Journalism Project: il colosso social tende la mano all’editoria

A quasi due mesi di distanza dalla pubblicazione dello studio sui giornalisti social, il rapporto di integrazione tra social network e mezzi di informazione si arricchisce di un nuovo importante capitolo.

Con Facebook e Google al lavoro per arginare il fenomeno dilagante delle fake news, la creatura di Mark Zuckerberg sembra pronta a cambiare profondamente il suo rapporto con la stampa grazie al Facebook Journalism Project. Oltre alla questione delle “notizie bufala”, che tramite i social guadagnano una portata esplosiva e minano la credibilità degli organi d’informazione, l’altra ragione per cui le principali fonti di informazione guardano a Facebook con un certo risentimento è economica: da tempo il social network blu offre a tutti gli utenti la possibilità di accedere ad una raccolta di news sempre online ed accessibili senza limitazioni.

Si tratta di un vantaggio sicuro in termini di comodità per gli utenti, che possono accedere alle notizie di differenti fonti d’informazione semplicemente cliccando su un link di Facebook. Ma rappresenta anche un comprovato danno economico per le testate, che vedono un’ampia fetta di lettori dirottata dal proprio sito verso le pagine del social network. E il piatto della raccolta pubblicitaria, inevitabilmente, piange.

Ma che cos’è esattamente il Facebook Journalism Project? Continua a leggere Facebook Journalism Project: il colosso social tende la mano all’editoria

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