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Blog de L'Eco della Stampa Posts

Milano Fashion Week: mare di articoli sui media italiani

La moda milanese regna sovrana sui media italiani, anche se lo stesso non vale per quelli internazionali.

 

In vista della prossima partenza di Milano Moda Donna, lo registra uno studio L’Eco della Stampa, leader italiano e tra i più importanti operatori europei nell’industria del media intelligence, che ha analizzato gli articoli apparsi sulle principali testate italiane e internazionali[1]

In Italia Milano regna sulla moda donna, Firenze sull’uomo. 

Sono stati quasi 25.500 gli articoli dedicati da giornali e siti web italiani nell’ultimo anno alle diverse manifestazioni del mondo fashion che si sono tenute  nella capitale meneghina. I due appuntamenti annuali di Milano Moda Donna si confermano le manifestazioni del settore più seguite dai media del Paese, con oltre 7.300 articoli ciascuno (7.480 per l’edizione di settembre e 7.345 per quella di febbraio). Nella classifica degli eventi di cui si è parlato di più segue Pitti Uomo (5.689 pezzi), che si aggiudica così lo scettro tra gli appuntamenti del fashion al maschile, battendo le due manifestazioni Milano Moda Uomo di gennaio (5.355) e giugno (5.301). Chiude la classifica AltaRoma, con 1.737 articoli.

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Sui media stranieri New York batte Parigi e Milano.

Sulle principali testate straniere, invece, è New York la regina della moda: con 18.279 pezzi batte sia Parigi (14.655), sia Milano (11.563). Seguono la settimana della moda di Londra (9.527), Pitti Uomo (1.219) e AltaRoma (63).

moda sui media internazionali

Prada è il marchio più in vista delle fashion week milanesi.

Analizzando il numero di citazioni registrate in Italia su stampa e web dalle principali case di moda italiane che hanno partecipato alle settimane della moda milanesi, a guadagnarsi la maggiore attenzione da parte dei media nel corso dell’ultimo anno è stata Prada, con 10.829 articoli. Non molto distanti Gucci con 10.786 pezzi e Armani, a quota 10.760. In top 5 anche Versace con 10.521 articoli e Fendi, che ne fa rilevare 10.334. Oltre 10.000 citazioni sono state registrate anche per Cavalli (10.273), Moschino (10.085) e Ferragamo (10.054). Una classifica che tutto sommato mostra un grande equilibrio tra i diversi brand protagonisti delle fashion week milanesi.

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Made in Italy ed eco-sostenibilità i temi “caldi” del settore.

Che la moda sia ambasciatrice per eccellenza dei prodotti italiani nel mondo è una certezza, confermata anche dall’ampio spazio dedicato al tema del “Made in Italy” all’interno degli articoli che si occupano di fashion: ben 25.776 pezzi ne hanno parlano dal settembre 2015 a oggi sulle testate italiane.

Grande attenzione, però, è stata riservata anche all’eco-sostenibilità di tessuti, prodotti e marchi, a cui sono stati dedicati complessivamente 11.8919 articoli. Tra i marchi più citati in relazione al tema della sostenibilità ecologica, troviamo in testa Armani, con 5.216 pezzi. Seguono da vicino Gucci, a quota  5.145, e Cavalli con 5.061 articoli. In quarta posizione si piazza Fendi (4.517) e in quinta Versace (4.469). Completano la top 10, tutti sopra quota 3.000 articoli, Scervino (4.016), Moschino (3.957), Max Mara (3.905), Krizia (3.663) e Ferragamo (3.332).

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Sempre più curvy.

Altro tema di attualità nel settore è da anni quello della taglia delle modelle. La novità? Recentemente l’attenzione sembra essersi spostata dalla storica polemica sull’eccessiva magrezza, a cui sono stati dedicati 2.042 pezzi nell’ultimo anno, all’attenzione sulle forme curvy: gli articoli sulle modelle formose sono stati 3.857.

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[1] Analisi effettuata per ricerca di parole chiave su un panel comprendente oltre 14.000 testate italiane (testate stampa, maggiori siti web di attualità e principali emittenti radio-televisive italiane) e circa 1.400 tra le principali testate internazionali stampa e web nel periodo compreso tra il 01/09/2015 e il 01/09/2016.

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Dal libro al film, delusione o nuova scoperta?

Dopo oltre un anno di attesa, sabato sera mi sono recata al cinema per la proiezione del film Io Prima di te diretto da Thea Sharrock, tratto dall’omonimo libro di Jojo Moyes.

Il libro mi era stato regalato nel 2014, ancor prima che la scrittrice annunciasse con un tweet che il suo capolavoro sarebbe diventato anche un film: da allora attendevo con curiosa trepidazione la trasposizione cinematografica.

A creare l’attesa è stata senza dubbio l’attività svolta sulla pagina Facebook @IoPrimaDiTeFilm che in pochi mesi ha raccolto 2 milioni di Like, postando foto e video in anteprima.

Devo dire che ho sempre avuto delle remore nel guardare film tratti da libri: ricordo ancora parecchie delusioni, perché le immagini che ci creiamo leggendo un libro non saranno mai le stesse che anche il regista avrà in testa.

Una delle prime “delusioni” in questo senso fu “Zona Morta”, un film del 1983 diretto da David Cronenberg, tratto dall’omonimo romanzo di Stephen King.

Non andai al cinema perché troppo piccola, ma vidi anni dopo la VHS e seppur adesso non ricordi perfettamente la trama ho indelebile in mente la delusione nel vedere  la trasposizione cinematografica.

Una delle ultime, invece, fu l’adattamento in miniserie televisiva del “Mondo senza fine” di Ken Follett: interessante dal punto di vista geografico (le riprese si sono svolte in Ungheria, Slovacchia e Austria) ma deludente per quanto concerne la storia, che viene stravolta in molti particolari rispetto al libro.

io prima di te

Con “Io prima di te”, invece, sono rimasta impressionata da quanto un film riesca a ricalcare le immagini che emergono dal libro. La trama, sceneggiata dalla stessa autrice del libro, è stata mantenuta perfettamente (tranne qualche taglio qua e là ma che non nuoce al filo del discorso) e gli attori scelti totalmente fedeli rispetto alla descrizione del libro: Emilia Clarke incarna perfettamente la simpatica Lou, e Sam Claflin è affascinante al punto giusto nel ruolo di Will Trainor.

Ma rispetto al semplice guardare un film tratto da un libro, oggi la fruizione non si ferma più qui.

Nell’era dei social media l’esperienza inizia in anticipo, con l’attesa sulle pagine dedicate, e prosegue nei giorni a seguire: se un film ti affascina e vuoi farlo sapere a tutti puoi postare sui social la tua presenza al cinema, commentando in diretta e creando un filo virtuale con le tue amicizie per condividere la tua opinione, scoprendo chi tra i tuoi contatti l’ha già guardato.

Puoi lanciare un tweet con hashtags per seguire quante migliaia di persone hanno avuto la tua stessa idea, e scoprire che su Instagram esistono decine di pagine dedicate al film.

Per rendere l’idea, su questo film in particolare solo su Instagram sono stati pubblicati 32.160 post con il solo Hastags in italiano, #ioprimadite, e 350.336 post con l’hastags in inglese #mebeforeyou, oltre ad esistere numerose pagine, tra ufficiali, non ufficiali, dedicate alle sole frasi, alle sole foto, ai singoli attori o all’autrice. Oltre alle migliaia di video su Youtube.

Siamo tutti parte di questa comunità, che si unisce a seconda dei gusti personali, per proseguire una conoscenza virtuale che ci fa sentire legati a qualcuno che non conosciamo, ma che ci è vicino perché ha provato le nostre stesse emozioni leggendo quelle parole, guardando quelle scene.

Sarebbe interessante immaginare il lancio di La Ciociara oggi, con un tweet di Moravia che avvisa della scelta Sofia Loren nel ruolo di Cesira.

Ma quelli erano altri tempi.

 

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Solidarietà e Accoglienza: l’anima social dell’uomo.

L’uomo è per natura un essere sociale
(Aristotele IV sec. A.C., Politica, 1252a)

Mark Zuckerberg, in occasione della sua visita in Italia in questi giorni ha incontrato molte persone e ha detto molte cose. Ma fra gli argomenti interessanti da cui trarre spunto per delle riflessioni, varrebbe la pena, in seguito agli eventi degli ultimi tempi, sottolineare l’aspetto più “sociale” dell’evento.

Mister Facebook ha incontrato il Papa per parlare in privato, secondo la Sala Stampa Vaticana, di come le tecnologie possano alleviare la povertà, incoraggiare una cultura dell’incontro e far arrivare un messaggio di speranza, specialmente alle persone più disagiate (a tal proposito ha donato a Bergoglio un modellino di Aquila, aereo a energia solare per portare la connessione Internet in zone scoperte).

Priscilla e io abbiamo avuto l’onore di incontrare Papa Francesco al Vaticano. Gli abbiamo raccontato quanto ammiriamo il suo messaggio di misericordia e tenerezza e come lui abbia trovato nuovi modi di comunicare con le persone di ogni religione in tutto il mondo. Abbiamo anche parlato dell’importanza di connettere le persone, specialmente in quelle parti del mondo senza accesso ad internet”.

Ha incontrato anche Massimo Bottura nella sua Osteria Francescana. La stella numero 1 al mondo è molto sensibile al tema della solidarietà: ricordiamo il Refettorio Ambrosiano da lui fortemente voluto a Milano, al cui ingresso domina un’imponente quanto simbolica Porta dell’Accoglienza, realizzata da Mimmo Paladino e che fa da ponte ideale con la Porta del Mediterraneo sita a Lampedusa (omaggio all’eterno trasmigrare dei popoli). Un ponte che ha attraversato l’Atlantico per raggiungere il Brasile alle ultime Olimpiadi di Rio, col progetto “RefettoRio”: la formula sempre quella di servire pasti con le eccedenze alimentari del villaggio olimpico (così come furono serviti quelli con gli avanzi dell’Expo 2015).

La visita di Zuckerberg ha rappresentato anche l’occasione per dare maggiore rilievo e solidarietà alle popolazioni colpite dal recente terremoto. E’ su questo piano forse che le nuove tecnologie possono esprime il lato più social: una community che condivide dolore, tragedie, disastri ma anche speranza, ricostruzione, aiuto. Uno strumento molto utile in caso di emergenza è il  Safety Check, ideato da FB per far sapere agli amici di essere fuori pericolo.

Questo pomeriggio Priscilla e io abbiamo incontrato il Primo Ministro italiano Matteo Renzi. Abbiamo parlato del terremoto della scorsa settimana e di come la community Facebook in Italia e in tutto il mondo si sia unita per aiutare le persone a ricominciare”.

Forse la strada giusta è proprio questa “trovare nuovi modi di comunicare” ricordandosi che la comunicazione deve sempre essere al servizio dell’uomo e funzionale alla costruzione di una “cultura dell’incontro”. Condivisione, amicizia, amore: necessità da sempre appartenenti all’uomo e che oggi si manifestano in quei 1,7 miliardi di utenti FB (29 milioni in Italia).

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Rio 2016: è il nuoto la superstar sui media!

Alle Olimpiadi di Rio nuoto e sport acquatici battono tutti.

Il nostro Team, composto di oltre 150 persone tra operatori e analyst, ha monitorato gli articoli pubblicati dai media italiani in relazione ai Giochi, dal quale emerge una forte attenzione per gli sport acquatici e per il nuoto in particolare:

olimpiadi stampa web

Federica Pellegrini, Tania Cagnotto e Gregorio Paltrinieri sono, infatti, gli sportivi più citati dai media italiani tra gli atleti impegnati nelle Olimpiadi di Rio 2016. Tra le star internazionali, Michael Phelps ha raccolto più interesse perfino di Usain Bolt.

Campioni della piscina, “re” dei media. Analizzando quanto apparso su stampa e web, la medaglia d’oro dell’atleta italiana preferita dai media va a Federica Pellegrini: tra l’1 e il 16 di agosto sulla portabandiera azzurra sono stati pubblicati ben 1.023 articoli, tra anticipazioni della cerimonia d’apertura, attese del pre-gara e commenti successivi. Sul secondo gradino del podio tra gli sportivi azzurri protagonisti su quotidiani e siti web c’è Tania Cagnotto, con 682 pezzi dedicati alle due medaglie vinte e al prossimo ritiro della tuffatrice. Il bronzo dell’attenzione mediatica rimane ancora in piscina con il trionfatore della 1.500 metri stile libero, Gregorio Paltrinieri, che si aggiudica 595 articoli. Tanta attenzione anche per le due medaglie d’oro di Niccolò Campriani, quarto con 571 pezzi, e i due bronzi di Gabriele Detti, a quota 565. Completano la top 10 degli atleti italiani di cui le testate giornalistiche nazionali hanno parlato di più gli schermidori Elisa Di Francisca (523 articoli), Daniele Garozzo (512) e Rossella Fiamingo (502). Chiudono lo sfortunato Vincenzo Nibali (454 pezzi) e Fabio Basile (369), che con la sua vittoria ha segnato la 200ma medaglia d’oro per l’Italia alle Olimpiadi.

Atleti italiani

Calcio-Olimpiadi: 10 a 1. Alle Olimpiadi sono stati dedicati complessivamente 19.170 articoli dal 1 gennaio al 16 agosto 2016, con un interesse crescente nel tempo: partendo dai 943 articoli di gennaio, si è arrivati al prevedibile boom di agosto, con 6.896 pezzi pubblicati solo nella prima metà del mese. Radio e tv hanno dedicato ai Giochi di Rio circa 340 ore di trasmissioni. Un’attenzione elevata, ma che non si avvicina neanche lontanamente a quella riservata dai media al calcio durante l’anno. Lo sport più seguito in Italia, infatti, ha fatto rilevare solo da gennaio a luglio oltre 195.000 articoli dedicati – circa dieci volte il numero di quelli relativi alle Olimpiadi – e quasi 4.300 ore di trasmissioni radio e tv.

olimpiadi calcio

Anche tra gli sportivi internazionali piscina batte pista: l’atleta straniero più citato sui media italiani è infatti Michael Phelps, il pluri-medagliato nuotatore statunitense a cui sono stati dedicati 795 articoli. Segue, come prevedibile, Usain Bolt che raccoglie 632 pezzi. Si torna in acqua per il terzo gradino del podio, con Katie Ledecky, che oltre alle 5 medaglie vinte in piscina si aggiudica 383 articoli. Molto spazio anche alle superstar del tennis, infatti Andy Murray (374 pezzi) e Rafael Nadal (304) si aggiudicano la quarta e la quinta piazza, precedendo il nuotatore Sun Yang (249 articoli), ancora il tennista Novak Djokovic (232), il velocista Justin Gatlin (220) e la nuotatrice Sarah Sjöström (197). Chiude la classifica degli atleti internazionali più citati dai media di casa nostra un altro campione del tennis, Juan Martín del Potro, a quota 187.

 sportivi olimpiadi

Spazio agli sport “minori”. Le Olimpiadi sono un’occasione di visibilità soprattutto per discipline sportive che durante l’anno trovano poco spazio sui giornali. Tra gli sport a cui le testate italiane hanno dedicato maggiore attenzione nel periodo olimpico (dal 1 al 16 agosto) si piazzano nei primi tre posti l’atletica, con 2.095 articoli dedicati, il nuoto con 1.389 pezzi e la scherma, a quota 1.012. Alle gesta dei campioni della piscina sono stati dedicati in media 86 articoli al giorno, oltre il triplo di quelli senza connessione con le Olimpiadi pubblicati quotidianamente durante i primi 7 mesi dell’anno (erano in media 25). Sui fuoriclasse di spada, sciabola e fioretto sono stati scritti 63 pezzi ogni giorno, quasi 10 volte quelli pubblicati quotidianamente da gennaio a luglio (meno di 7 in media). Seguono nella top 10 degli sport olimpici più seguiti dai media italiani: il ciclismo (796 articoli), il judo (669), il tennis (634), i tuffi (593), il beach volley (539), il canottaggio (533) e il tiro a segno (498). Quest’ultimo durante i Giochi fa registrare un numero di articoli quotidiani pari a 30 volte quelli pubblicati giornalmente nel corso dei primi 7 mesi dell’anno e non collegati a Rio 2016.

Il doping interessa più di terrorismo e Zika. Tra i temi di attualità connessi alle Olimpiadi, il doping ha destato più attenzione rispetto al terrorismo e al rischio Zika. Alle minacce di attentati, infatti, sono stati dedicati 1.154 articoli da gennaio, mentre il virus Zika è apparso solo in 474 casi. A farla da padrone è stato, invece, il caso doping che solo dal 1 luglio a oggi ha fatto registrare 2.887 pezzi, la maggioranza dei quali relativa al caso Schwazer (citato in 1.417 occasioni).

temi olimpiadi

Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna amano Olimpiadi e nuoto. Analizzando il numero di articoli apparsi sulle principali testate locali italiane dal 1 di agosto, la regione più interessata ai Giochi di Rio sembra essere la Lombardia, con 1.519 pezzi. Al secondo e posto troviamo i 1.146 articoli del Veneto e gli 866 dell’Emilia-Romagna. Nelle tre regioni lo sport a cui è stato dedicato maggiore spazio è il nuoto. Al quarto posto tra le regioni che hanno parlato di più di Olimpiadi si piazza la Sicilia, con 682 pezzi e la scherma protagonista sulle testate dell’isola. Seguono a pari merito Lazio e Campania, con 631 articoli, che danno spazio rispettivamente a tennis e canottaggio.

sport olimpiadi

[1] Analisi effettuata per ricerca di parole chiave su un panel comprendente oltre 14.000 testate italiane (testate stampa, maggiori siti web di attualità e principali emittenti radio-televisive italiane). Il periodo analizzato varia in funzione della specifica ricerca, è comunque compreso tra il 01/01/2016 e il 16/08/2016 ed è specificato all’interno del testo. In particolare, per le classifiche relative a sportivi e discipline olimpiche più citate e alle regioni con maggior numero di articoli a livello locale il periodo di rilevazione da dal 01/08/2016 al 16/08/2016.

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Come si parla della Brexit in Europa?

Come è stato declinato il tema della Brexit nei principali paesi europei?

Questa è la domanda che ci siamo posti durante uno dei meeting con i colleghi di GMI, la Global Media Intelligence Alliance.

La nostra stessa alleanza, che raccoglie le società Leader globali nell’industria del Media Monitoring e della Media Intelligence, ha un cuore fondamentalmente europeo: Press Data ha sede a Londra, Argus de la Presse a Parigi, L’Eco della Stampa a Milano, Acceso a Madrid, Auxipresse a Bruxelles e Unicepta a Colonia.

global media intelligence

Nonostante la nostra presenza e le nostre capacità di monitoraggio globali, ci siamo sentiti coinvolti direttamente da questa notizia. Così, forse anche per il gusto di essere in controtendenza, abbiamo deciso lavorare insieme alla realizzazione di un progetto Europeo unico.

Questa volta però non si trattava di una rassegna per qualche cliente, ma piuttosto di un report condiviso.

L’obbiettivo era dare visibilità, giorno per giorno, delle principali notizie apparse sulla carta stampata in ognuno dei rispettivi paesi di origine: Gran Bretagna, Francia, Italia, Spagna, Belgio e Germania. Il formato avrebbe dovuto includere i sommari in inglese delle notizie principali riportate dai quotidiani di ogni paese.

Il 14 di Luglio siamo andati live realizzando il primo Brexit Report.

Durante due settimane di report il variare del sentiment degli articoli, delle tematiche trattate e delle figure chiave ha creato un vortice in continua evoluzione che ha appassionato tutti.

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La TV cambia, Beautiful ci spiega come

Finalmente iniziano le vacanze, e per me non è una vera vacanza finchè non riesco a guardare almeno una puntata di Beautiful.

Non credo di dover spiegare di cosa stia parlando: soap opera statunitense famosissima nata nel 1987, ha accompagnato generazioni nella fascia post pranzo, raccontando la saga della famiglia Forrester e di alcuni (pochi) altri personaggi. Tra vari intrecci abbastanza semplici di solito si scoprono rapporti extraconiugali con qualcuno solitamente in qualche modo imparentato con i personaggi interessati.

Per quanto banale, sono pronta a scommettere che tutti voi, almeno una volta, avete visto un episodio di Beautiful: lo so per certo, anche i meno avvezzi al genere almeno una volta nella vita hanno ceduto.

Ma perché ne parlo qui? Perché anche Beautiful non è più le stesso da quando è nato il fenomeno del doppio (o secondo) schermo.

Negli anni d’oro di Beautiful, lo spettatore era passivo. Beautiful stesso è stato ideato per essere rilassante, e solitamente anche chi lo abbandona per anni dopo aver visto una puntata ci si ritrova più o meno a capire cosa è accaduto nei dieci anni di assenza da spettatori.

Il fenomeno del doppio schermo consiste invece nel guardare la televisione con il proprio smartphone o tablet in mano, per commentare con altri spettatori quello che stiamo vedendo in diretta.

Sembra che questa nuova modalità di vivere i contenuti televisivi sia nata nel 2012 negli Stati Uniti, ed ora si sta diffondendo anche in Italia: pare infatti che oltre l’88% dei proprietari di tablet e smartphone almeno una volta abbia usato il proprio dispositivo mentre guardava la TV.

In effetti ad agosto 2012 nasce su Twitter l’account @TwBeautiful con relativo hasthag #twittamibeautiful. “Un connubio perfetto tra social network e soap opera” lo definiscono gli stessi autori. Questo  semplice meccanismo permette l’aggregazione durante le puntate di decine e decine di iscritti che commentano con ironia, in diretta, scene e personaggi della puntata in corso; a fine puntata è prevista anche la proclamazione del tweet del giorno.

Ma non è solo Beautiful a sfruttare questo fenomeno: è ormai una pratica diffusa durante talent show, eventi sportivi o serate musicali. Per darvi dei numeri: #coccacolasummerfestival ha avuto 51mila tweet durante la seconda serata dell’11 luglio 2016, #temptationisland 110mila tweet per la prima puntata, #amici15 1,5milioni di tweet per l’intera edizione.doppio schermo

Grande motore di questo fenomeno è il fatto di poter condividere in diretta emozioni e pareri su ciò che si sta guardando, creando alti picchi di engagement organico.

Esistono 4 diverse attività che forse avete già provato senza saperne il nome scientifico:

  1. Content grazing = accedere a contenuti diversi, come controllare i social network o leggere la posta, mentre si guarda la TV
  2. Investigative spider webbing = cercare altre informazioni in rete ispirate da ciò che si sta vedendo in TV
  3. Social spider webbing = condividere status sui canali social per commentare quello che si sta guardando in TV
  4. Quantum screening = passare da un mezzo all’altro andare in ricerca di informazioni minuziose su qualcosa visto in TV

Sembrerebbe un gran “dispendio di energie”, che ci rende incapaci di rilassarci davanti al piccolo schermo, come invece nostri genitori amavano fare.

La TV perde in un certo senso la sua aurea privilegiata ma si dimostra elastica al cambiamento e pronta a sfruttare tutte le opportunità derivanti dal boom dei contenuti video.

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Verizon acquista Yahoo! Ma anche tante occasioni sfumate..

Lunedi mattina Yahoo ha annunciato la fine del lungo processo di vendita del suo core business a Verizon per 4,8 miliardi di dollari in contanti. L’operazione conclude l’indipendenza di una delle aziende più iconiche della Silicon Valley.

La vendita riunirà Yahoo con un’altra star decaduta, AOL, il primo portale web che Verizon ha comprato l’anno scorso per 4.4 miliardi di dollari. Il più grande provider wireless degli Stati Uniti sta scommettendo quasi 10 miliardi di dollari che con l’unione delle due piattaforme guadagnerà un vantaggio immenso nei settori mobile, tecnologia e pubblicità da sfruttare attraverso i suoi oltre 140 milioni di abbonati.

Yahoo è nata nel 1994 come “Jerry’s guide to World Wide Web“, un elenco di siti web a cura di studenti dell’Università di Stanford Jerry Yang e David Filo. La crescita è stata veloce, dal momento che milioni di americani hanno cominciato ad avere connessioni Internet dial-up e avevano bisogno di una home page che li avrebbe indirizzati verso tutte le loro destinazioni essenziali. Nel 1996 Yahoo si quota in borsa e guida la bolla del  digitale ad altezze epiche, raggiungendo un picco di 500 dollari ad azione nel gennaio 2000.

La notizia più grande della storia di oggi è come Yahoo sia riuscita a sperperare questo grande vantaggio lasciandosi sfuggire ogni ondata di innovazione in termini di tecnologia, ricerca, social e mobile. Yahoo rimane in gran parte la stessa società che era un decennio fa – un portale a cui centinaia di milioni di utenti si affidano a per tutto, dalle notizie e meteo a funzioni chiave come e-mail e giochi. Ora che però l’attenzione del mondo si è spostata alle applicazioni per smartphone, il vantaggio di Yahoo nel mondo del desktop ha iniziato a svanire.

Ricordo due momenti chiave che descrivono alcune delle opportunità perdute.

  • Estate 2002: Yahoo avrebbe potuto comprare Google per 5 Miliardi. Ha scelto di non procedere dicendo che Google era sopravvalutata (ora Google vale circa 500 miliardi)
  • Febbraio 2008: Microsoft voleva acquisire Yahoo per 45 Miliardi ma Yahoo ha ritenuto di essere sottovalutata.

L’unica cosa che ha tenuto a galla Yahoo per tutto questo tempo è la rischiosa puntata da 100 milioni di Jerry Yang su Alibaba nel 2005, garantendosi il 40% di quello che sarebbe diventato il re delle società di e-commerce cinesi. Yahoo ha venduto parte di tale fetta nel corso del tempo: la sua quota attuale ha oggi un valore di oltre 30 miliardi di dollari.

L’investimento è quindi stato un tale successo da acquisire un valore molto superiore rispetto al core business di Yahoo oggetto dell’acquisizione di questi giorni.

Marissa Mayer, CEO di Yahoo ed ex dirigente di Google, ha voluto comunciare ai dipendenti l’avvenuto accordo con un’email resa pubblica. Ne riporto di seguito i passaggi principali perchè, nonostante sia chiaramente ideata per la pubblicazione, dà un idea senza filtri di come leader di questo peso vogliano proporre sè stessi ed il loro lavoro al mondo.

Cari Yahoos,

Pochi istanti fa abbiamo annunciato un accordo con Verizon per l’acquisizione del core business di Yahoo. Questo è il culmine di un attento, approfondito processo in corso da molti mesi e produce un grande risultato per l’azienda. L’annuncio di oggi non solo ci porta un passo importante verso la separazione di business operativo di Yahoo da parte dei nostri pali di asset azionari asiatici, presenta anche interessanti opportunità per accelerare la trasformazione di Yahoo. Tra i tanti soggetti che hanno mostrato interesse per Yahoo, Verizon è quello che ha creduto di più nel valore immenso che abbiamo creato.

Questo è un buon momento per riflettere sul cammino di Yahoo fino ad oggi.

Yahoo è la società che ha cambiato il mondo. Prima di Yahoo, Internet era un progetto di ricerca del governo. Yahoo ha umanizzato e reso popolare il web, le e-mail, la ricerca, i media in tempo reale e molto altro ancora.

Ma ci sono cose che non si può misurare, come la passione delle persone dietro i prodotti. Le squadre qui non solo hanno costruito prodotti e tecnologie incredibili, ma hanno costruito Yahoo in una delle aziende più iconiche, e universalmente ben volute in tutto il mondo. Un’azienda che continua a influenzare la vita di più di un miliardo di persone. Sono incredibilmente orgogliosa di tutto ciò che abbiamo raggiunto, e sono incredibilmente orgogliosa del nostro team. Io personalmente, ho intenzione di rimanere. Amo Yahoo, e credo in tutti voi. E ‘importante per me vedere Yahoo anche nel suo prossimo capitolo.

Yahoo ha cambiato il mondo. Ora, con ancora più risorse, continueremo a farlo in collaborazione con Verizon e AOL.

Grazie,

Marissa

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Come cambia il Karaoke con il boom dei talent show? Sing!

In principio era Fiorello. Il Karaoke era l’appuntamento serale in tv, che il conduttore con il codino presentava negli anni ’90.

Non si conosce l’inventore di questa forma di spettacolo: c’è chi lo fa risalire a dei programmi USA degli anni ’60, altri a tradizioni di spettacolo giapponesi dove il pubblico veniva coinvolto sul palco.

L’unica certezza è che il primo apparecchio Karaoke fu inventato dal musicista giapponese Daisuke Inoue nei primi anni settanta.

Divenne poi popolare in Giappone, in varie nazioni dell’Asia, e attecchì rapidamente anche in altre parti del mondo facendo spopolare le basi musicali per le canzoni più famose.

La passione per la musica è andata poi proliferando con l’esplosione del fenomeno sociale dei talent show, in cui giurati più o meno talentuosi hanno il compito di decretare i vincitori. Ottimi esempi sono The Voice, X-Factor o il tutto italiano Amici, senza dimenticare il precursore Corrado con la sua Corrida, chapeau.

Come si evolverà il concetto di Karaoke per differenziarsi ed allo stesso tempo cogliere questa occasione?

La nuova App Sing! By Smule, software house focalizzata sul mondo della musica, potrebbe darci un indizio in questo senso.

karaoke

Come funziona? Il lato affascinante di Sing! è che permette agli appassionati di Karaoke in tutto il mondo di ritrovarsi nello stesso luogo virtuale e cantare insieme.

Si registra con gli auricolari, che riescono a rendere all’aspirante cantante la sensazione di essere in una sala d’incisione, ed il software unisce in tempo reale le tracce dell’uno e dell’altro interprete consentendo anche di registrare dei video con la webcam.

Così il romantico italiano si ritrova a duettare con l’americano dalla voce nera, l’indonesiana “faccia da bambolina” si cimenta in un pezzo di Miley Cirus con il francese dalla voce pop, l’inglese tatuata e col ciuffo azzurro si divide un brano con il greco dalla voce melodiosa.

Le frontiere sono abbattute, le distanze accorciate: non ci si organizza più per la serata al Karaoke con l’amica un po’ stonata ma appassionata. Meglio chiudersi in camera per cantare con qualcuno che come te, seduto sul letto con il proprio smartphone in mano, che sta cantando quella stessa canzone, da un altro angolo del mondo.

Unico accorgimento? Non cantate troppo forte nelle ore notturne, i vicini potrebbero non comprendere l’importanza del Karaoke!

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Pokemon GO: Rassegna Stampa e Web

I Pokemon sbarcano tra di noi e invadono i media.

Il termine “Pokemon” crea una certa nostalgia in chi come me ha vissuto gli anni ’90 da ragazzino, quando si andava a scuola quasi solo per scambiarsi le mitiche carte Pokemon.

Ora nuova applicazione Pokemon GO, sviluppata da Niantic e The Pokemon Company, applica la realtà virtuale al mondo dei videogiochi con una precisione disarmante. Basta indirizzare l’obbiettivo dello smartphone verso l’ambiente che ci circonda per trovare i mostriciattoli ideati da Satoshi Tajiri. Se al momento non ci sono Pokemon a distanza d’occhio bisognerà andare a cercarli seguendo la loro posizione indicata sulla mappa, l’obbiettivo è catturare più Pokemon possibili per poi sfidare gli altri utenti.pokemon GO

Chi mai andrà in giro con la camera dello smartphone in bella vista per catturare i Pokemon?! Tantissima gente!

Così tutti i canali di informazione hanno dato ampio spazio alla notizia.

Ho realizzato una breve rassegna stampa e web della giornata di oggi, per capire meglio i numeri di questa ondata:

Oggi 9 quotidiani italiani ne hanno parlato: Il Corriere della Sera, La Sicilia, Il Giornale, Bresciaoggi, L’Arena, Il Tempo, L’Eco di Bergamo, Il Giornale, Il Sole 24 Ore ed Il Foglio. Ma se da noi si tratta di notizie dalla quarta pagina in poi su tanti giornali esteri è una notizia degna del richiamo in prima pagina. Stiamo parlando del Financial Times, Wall Street Journal, New York Times, Frankfurter Allgemeine e Le Monde nella prima pagina dell’inserto economico.

Su internet invece gli articoli pubblicati oggi sui Pokemon sono ben 1.513! Molti dei quali riportano notizie assurde come ladri che si appostano nei punti di ritrovo indicati dall’applicazione sulla mappa per derubare i ragazzini, “allenatori” di Pokemon che vengono investiti mentre rincorrono il tanto ambito mostriciattolo e tante altre bizzarrie simili.

Ma questo grande successo ha raggiunto anche la borsa: le azioni di Nintendo, che vanta partecipazioni sia in Niantic (ex Google) che in The Pokemon Company, hanno avuto un’impennata del 25%.

Non ci resta che provarlo di persona tra qualche giorno!

 

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Snapchat incalza Facebook con “Memories”

Perchè bisognerebbe iniziare a guardare Snapchat con un occhio diverso? L’ultima novità che è stata introdotta è la prima delle motivazioni per importanza.

Dal 2011 ad oggi Snapchat si è affermato come il canale migliore per condividere contenuti che scompaiono automaticamente. Nel corso del tempo, l’azienda ha aggiunto un gran numero di altre opzioni per la condivisione di immagini e video effimeri, chat di testo, emoticon, filtri, tag geolocalizzati, ed una sezione “Discover” dove marchi e sponsor possono pubblicare contenuti in streaming.

In controtendenza con tutto ciò, Snapchat ha ora lanciato “Memories”, che darà agli utenti la possibilità di salvare all’interno della stessa App foto e video che sono stati condivisi.Snapchat App Memories

Il lancio di Memories suggerisce la volontà di colmare le lacune per competere allo stesso piano con Facebook e Instagram.

Bisogna ricordare che la popolarità di Snapchat si è dimostrata molto più di una semplice moda passeggera: è di Giugno la notizia del sorpasso ai danni di Twitter per numero di utenti attivi ogni giorno.

Siccome fino ad ora gli utenti potevano conservare le proprie foto e video di Snapchat solo esportandoli dalla App alle loro gallerie della fotocamera (o attraverso screenshot fatti da amici), sorgeva un grande problema: gli utenti dovevano lasciare l’applicazione, dove ci sono gli inserzionisti, per visualizzare i propri contenuti.

Con Memories, Snapchat consente agli utenti di salvare i singoli scatti o selezioni di immagini direttamente nella App, per poi raggrupparli a piacimento creando qualcosa di nuovo. Questo crea un “effetto nostalgia” molto simile al modo con cui Facebook ripropone elementi passati da uno o più anni.

facebook memoriesSi tratta di un elemento cruciale che a Snapchat mancava. Da ora, gli utenti apriranno l’applicazione non solo per condividere qualcosa in diretta, ma anche per conservare i propri ricordi e rivivere eventi passati.

In risposta a questa notizia, Gizmodo ha realizzato un articolo molto popolare dal titolo “Snapchat è rovinata”, lamentando che la presenza di inserzionisti ha causato uno sconfinamento dalla semplice condivisione di immagini in tempo reale a favore di contenuti modificati e perfetti tipici di un approccio aziendale.

Ora che Snapchat ha attirato una grande massa di utenti (e gli inserzionisti con loro), Memories sarà la strategia giusta per mantenere la loro attenzione – e combattere ad armi pari con la concorrenza?

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