“Allerta”: Facebook contrassegna le fake news

Poco meno di due mesi fa, vi raccontavamo qui  di come Facebook avesse in mente grandi cose per rinforzare il suo legame con il mondo dell’editoria e di contribuire ad offrire un servizio di qualità insieme alle maggiori testate mondiali e locali.

Nel mirino, in primis, le tanto chiacchierate fake news che hanno funestato la scorsa campagna elettorale statunitense e sollevato, forse per la prima volta in modo così netto, una questione da affrontare a tutti i costi: la responsabilità dei social network, degli aggregatori di notizie e dei motori di ricerca, di fronte alle scelte elettorali di un Paese. Così, lo scorso venerdì, è arrivata la prima svolta “storica” in questa battaglia: ebbene si, Facebook (con un sistema di fact-checking per ora attivo solo negli USA) ha contrassegnato un paio di notizie pubblicate sul social come “fake”.

Come potete notare dall’immagine qui sopra, quello che a prima vista sembra un normale articolo di una testata qualunque, presenta un triangolino allarmante con la dicitura “Disputed“.

Si tratta di un indicazione ben precisa, ricavata in questo caso da http://www.snopes.com/http://www.politifact.com/ , due blog USA specializzati nel fact-checking e presenti nella lista di collaboratori di Facebook nel Journalism Project (menzionato nel link ad inizio articolo) che “certificano” la falsità della notizia e avvisano l’utente di un contenuto da prendere perlomeno con le pinze.

L’idea di Facebook per il momento è semplice: il colosso dei social non vuole prendersi la responsabilità di censurare una notizia facendola sparire dalle bacheche degli utenti, per non rischiare di assumere una posizione che potrebbe essere considerata “di parte” nel rapporto con le fake news riconducibili ad uno piuttosto che ad un altro schieramento politico.

Però, a scapito di questa mancata presa di posizione, offre agli utenti stessi (purché si attengano alle linee guida descritte nell’immagine sottostante) la possibilità di collaborare alla segnalazione di bufale in giro per il social e, soprattutto, riesce a coinvolgere degli operatori specializzati in questo lavoro di “filtro” dell’informazione dalle tossine sparse ad hoc dai blog che vivono e proliferano grazie ai click generati dai fakes.

Parafrasando Neil Armstrong, un piccolo passo per Facebook, un grande passo per la qualità dell’informazione.