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Categoria: Arte e Società

Perchè partecipare ad un evento digital nel 2017?

Tutti i giorni ci sentiamo dire che i millennials sono avanti anni luce rispetto ai più anziani.

In parte è vero, certamente i millennials conoscono bene tutti i canali sociali così come i principali contenuti ed influencer che indirizzano i trend.

Esiste però un grande svantaggio che in pochi considerano: i millennials utilizzano istintivamente canali come Facebook, Instagram ed altri.

Ma proprio per colpa della semplicità disarmante di questi strumenti incontrano più difficoltà a comprenderne i meccanismi e le implicazioni più profonde.

La buona notizia è che non è mai tardi per interessarsi al mondo dei social media e costruirsi una conoscenza più approfondita sulle tematiche che ci interessano!

Come un’azienda o un comunicatore possono avvicinarsi al fatato mondo dei social media?

Molto dipende da qual’è l’uso che intendiamo farne, ma tuffarsi nella mischia e imparare con la pratica non è mai una cattiva idea.

Una volta superato il primo step, quello del blocco psicologico, il modo più divertente per farlo nel modo giusto è partecipare ad un evento digital!

Avvolti (o coinvolti) nel pazzo mondo dei social media spesso ci dimentichiamo l’importanza di essere in un ambiente vivo che adora e premia il faccia a faccia.

Siamo tutti troppo impegnati, il pensiero stesso di prendersi un paio di giorni lontano dall’ufficio per partecipare a una conferenza spaventa i più.

Gli eventi invece sono piccole boccate d’aria che ci permettono di staccare la spina dal lavoro frenetico che sappiamo essere dannoso, per noi e per gli altri intorno a noi.

Si ha l’occasione di scoprire le ultime tendenze, ascoltare presentazioni interessanti, conoscere i professionisti del settore ma soprattutto stimolare la nostra mente per arrivare a pensare fuori dal coro.

Ecco alcuni degli eventi italiani che ci sentiamo di suggerire a tutti, clienti de L’Eco della Stampa e non:

Global Summit Marketing & Digital – 22/23 febbraio

Si tratta di un bellissimo connubio tra networking e formazione. Il Global Summit Marketing & Digital si terrà a Lazise presso il Centro Congressi Hotel Parchi del Garda, a due passi dall’omonimo lago.

L’Eco della Stampa parteciperà come sponsor e si prospetta un bell’evento data la sapiente divisione tra momenti dedicati a speech pubblici ed incontri one to one per favorire il networking e la consulenza ritagliata su misura.

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La verità sull’invasione delle Fake News in Indonesia

Confermando quella che sembra essere ormai una tendenza globale, le fake news stanno creando qualche problema anche in Indonesia.

Gli articoli apparsi su siti web non verificati hanno recentamente assunto un ruolo centrale.

Sembra che gli Indonesiani amino parlare e condividere storie ma purtroppo molti di loro non sappiano distinguere tra fatti reali e bugie. La violenza, il sesso, il dramma, l’intrigo e il mistero sono gli argomenti più interessanti e discussi.

Così i chierici indonesiani si apprestano ora a lanciare una fatwa contro le “bugie” dopo che una serie di “fake news” sui social media ha preso di mira le minoranze cinesi e cristiane.

Esiste una crescente preoccupazione su questo tema nel paese musulmano più popoloso al mondo – soprattutto dal momento che sembra alimentare tensioni etniche e politiche.

Ecco alcune notizie false apparse degli ultimi mesi:

  • un articolo che spiegava come la Cina stia usando semi di peperoncino contaminati per lanciare una guerra biologica contro l’Indonesia
  • un articolo che denunciava la progettazione di nuove note monete contenenti un’immagine della falce e martello,
  • un articolo che certificava l’invasione dell’Indonesia da parte di dieci milioni di migranti cinesi (il governo dice che il loro numero è in realtà 21.000).

Joko Widodo, presidente indonesiano e oggetto di numerose fake news virali, ha risposto a quest’ultima affermazione così: “Dieci milioni è il numero di turisti cinesi che speriamo verrà in Indonesia”.

Un punto di vista diverso è quello che lega il successo delle fake news in Indonesia al fatto che la popolazione non sia abituata al dissenso e alla democrazia.

 

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Crowdfunding, c’è posto in Italia? Ce ne parla D’Onofrio di Assiteca.

Giovedì 26 Gennaio L’Eco della Stampa ha partecipato come finalista alla settima edizione del Premio Assiteca, dedicato quest’anno all’innovazione digitale in azienda. Consentiteci un attimo di compiacimento: è una soddisfazione per noi, con i nostri 116 anni di vita, salire sul palco dell’innovazione insieme a realtà prestigiose come Banca Mediolanum, Natuzzi, ERG, Eataly e molte altre. La nostra App è stata selezionata tra le finaliste per le Soluzioni Mobile e questo ci rende molto fieri.

Oltre ai tantissimi progetti innovativi che hanno eccelso nelle rispettive categorie, ci ha colpito moltissimo la presentazione della piattaforma Assiteca Crowd Donor che ha presentato la nuova piattaforma che andrà ad affiancare Assiteca Crowd Equity, già attiva da Ottobre 2013.

Chi non conosce Kickstarter? Dalla sua fondazione il sito di crowdfunding ha aiutati innumerevoli progetti a prendere il volo, stabilendo un modello di successo imitato da molti altri. Eppure nel nostro paese questa forma di finanziamento stenta a decollare, vittima anche di una regolamentazione complessa e onerosa.

 

tommaso d'onofrio
Tommaso D’Onofrio

Abbiamo pensato dunque di intervistare Tommaso D’Onofrio, CEO di Assiteca Crowd, per scoprire di più su Assiteca Crowd Donor.

 

In Italia questo è il primo caso di una piattaforma crowdfunding così indirizzata verso un obbiettivo preciso. Come è nata questa idea?

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I brand corrono ai ripari contro le fake news

Dalle falsità sulla politica a quelle sui brand

Dopo aver condizionato il dibattito politico nel 2016, le fake news si preparano ad avventarsi sulle società private nel 2017.

Pepsi potrebbe essere stata la prima vittima di questo nuovo capitolo. I sostenitori del presidente eletto Donald Trump hanno portato avanti un boicottaggio di Pepsi dopo un articolo falso nel quale si diceva che l’amministratore delegato di PepsiCo Indra Nooyi avrebbe detto ai fan di Trump di “portare il loro business altrove”.

Così altri siti di notizie false hanno pubblicato la “notizia” e promosso il boicottaggio. Hanno in pratica sostenuto questa falsità in modo scorretto causando il crollo delle azioni PepsiCo del 5 per cento.

Le aziende e le organizzazioni non-profit ora dovranno monitorare più da vicino le notizie e le reazioni online. Una diagnosi precoce e una reazione pronta per confutare la storia possono ridurne al minimo la diffusione virale delle fake news.

Questo è il modo per prevenire gravi danni alla reputazione aziendale.
Le fake news hanno riempito la stampa, il web e soprasttutto i social network (in particolare Facebook) durante la campagna presidenziale americana. Un’analisi di BuzzFeed News ha scoperto che le migliori notizie false sulle elezioni ha generato un coinvolgimento totale su Facebook più alto rispetto alle notizie vere più importanti riportate dalle 19 principali agenzie di stampa. Le storie false hanno prodotto 8,7 milioni di azioni, reazioni e commenti, rispetto ai 7,3 milioni di notizie mainstream.

Stessi trucchi ma target diversi

I siti web che producono e diffondono notizie false continueranno a fare il loro lavoro, soprattutto ora che hanno anche imparato come guadagnare introiti pubblicitari rilevanti.

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Il monitoraggio dei media per contrastare l’antisemitismo in Germania

Monitorare i media contro la disinformazione e la propaganda anti-ebraica.

“Pubblicheremo e condanneremo qualsiasi esempio di opinioni unilaterali ostili al popolo di Israele.” recita il post principale nella pagina Facebook del programma EJKA Media Watch, dedicato al monitoraggio sistematico della stampa e dei media online tedeschi.

L’Accademia EJKA, fondata nel 2009 in onore del medico, pedagogo e letterato polacco Janusz Korczac, fornisce educazione formale e informale oltre a programmi culturali per il mondo ebraico.

EJKA ha compreso l’importante ruolo che giocano i media in Germania nel definire il sentimento verso il popolo di Israele.

Le motivazioni della nascita di questo programma sono molteplici e partono da lontano.

L’immigrazione ebraica dall’ex Unione Sovietica verso la Germania avvenuta dal 1990 ha scosso le strutture delle comunità e delle altre istituzioni ebraiche ponendo sfide notevoli: se nel 1990 gli ebrei in Germania erano 25 mila, oggi sono dieci volte tanto. Raggiungere un pubblico così vasto è più difficile.

I mezzi di comunicazione sono un fronte importante, perché ora una comunità ebraica molto ampia si sente sotto i riflettori del grande pubblico.

Con i social network è possibile raggiungere il pubblico molto più facilmente, ma allo stesso tempo verificare le conseguenze della propria attività di monitoraggio e supporto è molto più difficile.

In un paese sempre più percorso da fremiti xenofobici, online ed offline, gli atti di natura antiebraica sono in netta ripresa.

L’odio per gli ebrei oggi mette d’accordo sia i fanatici di destra nell’est, sia i gruppi di antisionisti islamici che in occasione dell’ultimo conflitto Israele-Hamas (2014) sono scesi in strada urlando slogan ferocemente antisemiti.

EJKA Media Watch denuncia tutti questi casi apparsi sui media e punta alla diffusione della conoscenza come vaccino contro il pregiudizio.

Un altro esempio delle iniziative promosse dall’istituto è “Rent a Jew”.

“Noleggia un ebreo”, tradotto letteralmente, è un’iniziativa che permette di conversare con un esponente del popolo d’Israele per porre domande, capire usi e costumi odierni della cultura ebraica.

Ne parla questo articolo del Foglio che descrive con precisione in cosa consiste questa inziativa molto discussa.

 

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Stolperstein, perchè nella storia bisogna inciampare

Corriamo tutti, manca sempre il tempo, tutto scorre troppo velocemente… Notizie mordi e fuggi dove il titolo campeggia e racchiude in sé tutta la verità, comunicazione virtuale spesso vuota e fine a se stessa, attività continua senza sosta.

Allora forse occorre creare un ostacolo, qualcosa che ci porti lì l’attenzione, che ci obblighi a guardare lì. Per non dimenticare, per fermarci a riflettere quasi come se di colpo il tempo si fermasse e rimanessimo sospesi nel vuoto con il corpo fermo e finalmente la mente in movimento. Per rielaborare, introiettare e prendere coscienza di quanto successo, acquisendo così il ruolo specifico che abbiamo nella storia.

Questo è l’intento delle stolperstein, “pietre d’inciampo”, sparse in giro per l’Europa che riportano

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Zuckerberg e i buoni propositi per il 2017

Come uscire dalla propria “comfort zone” nel 2017? “Visitare tutti gli stati  americani parlando con più gente possibile”.

Questo è quanto Zuckerberg ha presentato come una delle sue risoluzioni per il nuovo anno, cioè gli impegni che prende con se stesso, e in genere mantiene, come quello preso in passato di imparare il mandarino.

Per decenni la tecnologia e la globalizzazione ci hanno reso più produttivi e connessi. Questo ha creato molti vantaggi ma per molti ha anche reso la vita più difficile contribuendo al più grande senso di divisione mai visto in vita mia. Dobbiamo trovare come cambiare le regole del gioco in modo che funzioni per tutti.

Una causa davvero nobile che ha portato a ipotizzare una discesa in politica del fondatore di Facebook.

Si tratta anche di un cambiamento notevole nella sua strategia di comunicazione in quanto personaggio pubblico.

Proviamo a comparare la frase di seguito con la famosissima immagine di Mark che passeggia in mezzo al pubblico al Mobile World Congress di Barcelona tenutosi a Febbraio 2016.

3 Gennaio 2017: “Dopo un anno tumultuoso, la mia speranza imboccando questa sfida è di uscire dagli schemi e parlare con più persone possibili di come vedono la vita di tutti i giorni, il lavoro e i pensieri per il futuro.”

21 Febbraio 2016

Mark all’epoca aveva condiviso la foto dal suo profilo ufficiale.

Sia la foto in se sia il fatto che lui l’abbia ritenuta così bella da pubblicarla sul suo profilo hanno probabilmente danneggiato la sua immagine, accostandolo pericolosamente alla figura di un guru che manipola le menti inermi degli spettatori.

Ma andiamo per gradi seguendo gli ultimi sviluppi del pensiero di Zuckerberg dopo le sorprendenti elezioni americane e lo scandalo delle notizie false su Facbook.

Dopo la vittoria di Trump, Mark ha dapprima ignorato le critiche sulle notizie false che avrebbero aiutato Donald, ma si è poi mobilitato per correggerle.

Qualche settimana fa non è andato alla riunione che il presidente eletto ha tenuto con diversi leader della Silicon Valley, per siglare la pace post elettorale e lavorare insieme per il futuro del paese.

Mark ha anche rivelato di non essere più ateo. Ora si considera ebraico e ritiene che la religione abbia un ruolo importante nelle vite degli esseri umani.

Sembra in effetti in corso una profonda evoluzione personale anche se è comunque difficile ipotizzare una sua discesa in politica.

Speriamo davvero che tutto questo sia autentico e che il processo di umanizzazione si rifletta negli sviluppi  futuri del suo progetto numero 1, ovvero Facebook.

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Un’ Eco di Buone Feste da noi

Mancano poche ore: non c’è la neve ad accompagnarci qui a Milano, ma il freddo e la musiche di Natale trasmesse direttamente online da Youtube nei nostri uffici creano aria di festa.

E così anche noi, finalmente, festeggiamo: sì, perché dietro la rassegna stampa, dietro le migliaia di articoli che ogni giorno vi mandiamo, dietro alle email, ai pc, ai telefoni ci sono tanti volti, tante persone, che tutto l’anno vi accompagnano con le loro voci, le loro parole, la loro presenza qui a L’Eco della Stampa.

Oltre 200 persone che, in un modo o nell’altro – chi leggendo, chi impaginando, chi parlando con voi – hanno a cuore la vostra soddisfazione, 365 giorni l’anno.

E non c’è modo migliore che utilizzare il nostro blog per augurare a tutti voi, vicini o lontani, i nostri auguri di Buone Feste, per un 2017 insieme.

(Nelle foto parte dello staff commerciale e servizio clienti de L’Eco della Stampa)
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Sully, Andrea Doria e le assicurazioni cattive

Avete già visto il film Sully? Se la risposta è no ve lo consiglio.

Sully racconta la storia vera della miracolosa manovra compiuta dal comandante Chesley Sullenberger che ha evitato la fine in tragedia del volo US Airways 1549. Il 15 Gennaio del 2009 dopo pochi secondi dalla partenza entrambi i motori subiscono un’avaria: il comandante è in grado di far atterrare l’aereo nel vicino fiume Hudson salvando la vita di tutti i passeggeri.

Questo è quanto succede nella prima parte del film.

Nella seconda parte assistiamo ad un processo di accusa portato avanti contro il comandante per interessi economici. L’intento è quello di dimostrare l’errore umano contro l’errore della compagnia. Alla fine il comandante ne esce alla grande ed il film si chiude con un feel positivo che mette comunque in discussione la figura dell’eroe contemporaneo.

Come detto il film parla di una storia vera e recente. Ma è andata veramente così? Non del tutto. Sembra certo che il comandante Sullenberger non abbia provato niente di simile alle scene di accusa mostrate nel film (anche se è possibile che il suo stato d’animo sia stato reso nel modo giusto).

Tom Hanks a confronto con Chesley Sullenberger

Il film Sully mi ha fatto tornare alla mente un evento simile, una tragedia che poteva avere dimensioni totalmente diverse se non fosse stato per la destrezza di un uomo solo al comando.

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Il Referendum sui media

Poco più di 1 articolo su 2 parla di riforme, l’Italicum pesa più del futuro del governo.

Da aprile quasi 200.000 articoli dedicati alla consultazione del 4 dicembre: quella del Senato è la riforma più discussa, l’attenzione è alta soprattutto al Nord.

Il referendum non è solo riforme: è quanto emerge analizzando i temi più discussi sui media italiani in relazione alla consultazione del prossimo 4 dicembre, dove non sempre protagoniste del dibattito sono le modifiche all’assetto costituzionale sulle quali i cittadini saranno chiamati a esprimersi. Lo rileva il nostro studio che ha analizzato gli articoli pubblicati sulle principali testate stampa e web dal mese di aprile al 23 novembre 2016[1].

L’attenzione del Paese è senza dubbio molto alta, basti pensare che al referendum sono stati dedicati ben 199.718 articoli in meno di 8 mesi: una febbre che è cresciuta soprattutto a partire dal 26 settembre, quando è stata annunciata la data della consultazione. Tra i pezzi pubblicati sulle testate stampa e web, però, solo il 59% si occupa nello specifico delle riforme previste dalla legge Renzi-Boschi. Tra gli altri temi messi in relazione al referendum, spicca soprattutto l’Italicum che è addirittura più discusso di quello che sarà il futuro del Governo Renzi dopo il voto del 4 dicembre.

La riforma di cui si è parlato di più è in ogni caso quella del Senato, che appare in 34.887 articoli. Seguono le modifiche previste in tema di Regioni, discusse in 23.333 casi. Molto distaccati i temi dell’abolizione delle Province (7.964 pezzi) e del CNEL (5.987). La modifica relativa all’elezione del Presidente della Repubblica si attesta solo a quota 3.418 articoli. Poca attenzione agli aspetti della riforma che toccano referendum propositivo e leggi di iniziativa popolare, entrambi citati in poco più di 1.000 casi.

protagonisti

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