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Categoria: Arte e Società

Il monitoraggio dei media per contrastare l’antisemtismo in Germania

Monitorare i media contro la disinformazione e la propaganda anti-ebraica.

Anche di questo l’Accademia EJKA, fondata nel 2009 in onore del medico, pedagogo e letterato polacco Janusz Korczac. L’accademia, con sede a Monaco di Baviera, fornisce educazione formale e informale oltre a programmi culturali per il mondo ebraico.

“Pubblicheremo e condanneremo qualsiasi esempio di opinioni unilaterali ostili al popolo di Israele.” recita il post principale nella pagina Facebook del programma EJKA Media Watch, dedicato al monitoraggio sistematico della stampa e dei media online tedeschi.

EJKA ha compreso l’importante ruolo che giocano i media in Germania nel definire il sentimento verso il popolo di Israele.

Le motivazioni della nascita di questo programma sono molteplici e partono da lontano.

L’immigrazione ebraica dall’ex Unione Sovietica verso la Germania avvenuta dal 1990 ha scosso le strutture delle comunità e delle altre istituzioni ebraiche ponendo sfide notevoli: se nel 1990 gli ebrei in Germania erano 25 mila, oggi sono dieci volte tanto. Raggiungere un pubblico così vasto è più difficile.

I mezzi di comunicazione sono un fronte importante, perché ora una comunità ebraica molto ampia si sente sotto i riflettori del grande pubblico.

Con i social network è possibile raggiungere il pubblico molto più facilmente, ma allo stesso tempo verificare le conseguenze della propria attività di monitoraggio e supporto è molto più difficile.

In un paese sempre più percorso da fremiti xenofobici, online ed offline, gli atti di natura antiebraica sono in netta ripresa.

L’odio per gli ebrei oggi mette d’accordo sia i fanatici di destra nell’est, sia i gruppi di antisionisti islamici che in occasione dell’ultimo conflitto Israele-Hamas (2014) sono scesi in strada urlando slogan ferocemente antisemiti.

EJKA Media Watch denuncia tutti questi casi apparsi sui media e punta alla diffusione della conoscenza come vaccino contro il pregiudizio.

Un altro esempio delle iniziative promosse dall’istituto è “Rent a Jew”.

“Noleggia un ebreo”, tradotto letteralmente, è un’iniziativa che permette di conversare con un esponente del popolo d’Israele per porre domande, capire usi e costumi odierni della cultura ebraica.

Ne parla questo articolo del Foglio che descrive con precisione in cosa consiste questa inziativa molto discussa.

 

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Zuckerberg e i buoni propositi per il 2017

Come uscire dalla propria “comfort zone” nel 2017? “Visitare tutti gli stati  americani parlando con più gente possibile”.

Questo è quanto Zuckerberg ha presentato come una delle sue risoluzioni per il nuovo anno, cioè gli impegni che prende con se stesso, e in genere mantiene, come quello preso in passato di imparare il mandarino.

Per decenni la tecnologia e la globalizzazione ci hanno reso più produttivi e connessi. Questo ha creato molti vantaggi ma per molti ha anche reso la vita più difficile contribuendo al più grande senso di divisione mai visto in vita mia. Dobbiamo trovare come cambiare le regole del gioco in modo che funzioni per tutti.

Una causa davvero nobile che ha portato a ipotizzare una discesa in politica del fondatore di Facebook.

Si tratta anche di un cambiamento notevole nella sua strategia di comunicazione in quanto personaggio pubblico.

Proviamo a comparare la frase di seguito con la famosissima immagine di Mark che passeggia in mezzo al pubblico al Mobile World Congress di Barcelona tenutosi a Febbraio 2016.

3 Gennaio 2017: “Dopo un anno tumultuoso, la mia speranza imboccando questa sfida è di uscire dagli schemi e parlare con più persone possibili di come vedono la vita di tutti i giorni, il lavoro e i pensieri per il futuro.”

21 Febbraio 2016

Mark all’epoca aveva condiviso la foto dal suo profilo ufficiale.

Sia la foto in se sia il fatto che lui l’abbia ritenuta così bella da pubblicarla sul suo profilo hanno probabilmente danneggiato la sua immagine, accostandolo pericolosamente alla figura di un guru che manipola le menti inermi degli spettatori.

Ma andiamo per gradi seguendo gli ultimi sviluppi del pensiero di Zuckerberg dopo le sorprendenti elezioni americane e lo scandalo delle notizie false su Facbook.

Dopo la vittoria di Trump, Mark ha dapprima ignorato le critiche sulle notizie false che avrebbero aiutato Donald, ma si è poi mobilitato per correggerle.

Qualche settimana fa non è andato alla riunione che il presidente eletto ha tenuto con diversi leader della Silicon Valley, per siglare la pace post elettorale e lavorare insieme per il futuro del paese.

Mark ha anche rivelato di non essere più ateo. Ora si considera ebraico e ritiene che la religione abbia un ruolo importante nelle vite degli esseri umani.

Sembra in effetti in corso una profonda evoluzione personale anche se è comunque difficile ipotizzare una sua discesa in politica.

Speriamo davvero che tutto questo sia autentico e che il processo di umanizzazione si rifletta negli sviluppi  futuri del suo progetto numero 1, ovvero Facebook.

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Un’ Eco di Buone Feste da noi

Mancano poche ore: non c’è la neve ad accompagnarci qui a Milano, ma il freddo e la musiche di Natale trasmesse direttamente online da Youtube nei nostri uffici creano aria di festa.

E così anche noi, finalmente, festeggiamo: sì, perché dietro la rassegna stampa, dietro le migliaia di articoli che ogni giorno vi mandiamo, dietro alle email, ai pc, ai telefoni ci sono tanti volti, tante persone, che tutto l’anno vi accompagnano con le loro voci, le loro parole, la loro presenza qui a L’Eco della Stampa.

Oltre 200 persone che, in un modo o nell’altro – chi leggendo, chi impaginando, chi parlando con voi – hanno a cuore la vostra soddisfazione, 365 giorni l’anno.

E non c’è modo migliore che utilizzare il nostro blog per augurare a tutti voi, vicini o lontani, i nostri auguri di Buone Feste, per un 2017 insieme.

(Nelle foto parte dello staff commerciale e servizio clienti de L’Eco della Stampa)
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Sully, Andrea Doria e le assicurazioni cattive

Avete già visto il film Sully? Se la risposta è no ve lo consiglio.

Sully racconta la storia vera della miracolosa manovra compiuta dal comandante Chesley Sullenberger che ha evitato la fine in tragedia del volo US Airways 1549. Il 15 Gennaio del 2009 dopo pochi secondi dalla partenza entrambi i motori subiscono un’avaria: il comandante è in grado di far atterrare l’aereo nel vicino fiume Hudson salvando la vita di tutti i passeggeri.

Questo è quanto succede nella prima parte del film.

Nella seconda parte assistiamo ad un processo di accusa portato avanti contro il comandante per interessi economici. L’intento è quello di dimostrare l’errore umano contro l’errore della compagnia. Alla fine il comandante ne esce alla grande ed il film si chiude con un feel positivo che mette comunque in discussione la figura dell’eroe contemporaneo.

Come detto il film parla di una storia vera e recente. Ma è andata veramente così? Non del tutto. Sembra certo che il comandante Sullenberger non abbia provato niente di simile alle scene di accusa mostrate nel film (anche se è possibile che il suo stato d’animo sia stato reso nel modo giusto).

Tom Hanks a confronto con Chesley Sullenberger

Il film Sully mi ha fatto tornare alla mente un evento simile, una tragedia che poteva avere dimensioni totalmente diverse se non fosse stato per la destrezza di un uomo solo al comando.

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Il Referendum sui media

Poco più di 1 articolo su 2 parla di riforme, l’Italicum pesa più del futuro del governo.

Da aprile quasi 200.000 articoli dedicati alla consultazione del 4 dicembre: quella del Senato è la riforma più discussa, l’attenzione è alta soprattutto al Nord.

Il referendum non è solo riforme: è quanto emerge analizzando i temi più discussi sui media italiani in relazione alla consultazione del prossimo 4 dicembre, dove non sempre protagoniste del dibattito sono le modifiche all’assetto costituzionale sulle quali i cittadini saranno chiamati a esprimersi. Lo rileva il nostro studio che ha analizzato gli articoli pubblicati sulle principali testate stampa e web dal mese di aprile al 23 novembre 2016[1].

L’attenzione del Paese è senza dubbio molto alta, basti pensare che al referendum sono stati dedicati ben 199.718 articoli in meno di 8 mesi: una febbre che è cresciuta soprattutto a partire dal 26 settembre, quando è stata annunciata la data della consultazione. Tra i pezzi pubblicati sulle testate stampa e web, però, solo il 59% si occupa nello specifico delle riforme previste dalla legge Renzi-Boschi. Tra gli altri temi messi in relazione al referendum, spicca soprattutto l’Italicum che è addirittura più discusso di quello che sarà il futuro del Governo Renzi dopo il voto del 4 dicembre.

La riforma di cui si è parlato di più è in ogni caso quella del Senato, che appare in 34.887 articoli. Seguono le modifiche previste in tema di Regioni, discusse in 23.333 casi. Molto distaccati i temi dell’abolizione delle Province (7.964 pezzi) e del CNEL (5.987). La modifica relativa all’elezione del Presidente della Repubblica si attesta solo a quota 3.418 articoli. Poca attenzione agli aspetti della riforma che toccano referendum propositivo e leggi di iniziativa popolare, entrambi citati in poco più di 1.000 casi.

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In prima linea per la difesa delle donne

Oggi si celebra la Giornata Mondiale contro la violenza sulle donne.

Si tratta di un argomento delicato e al tempo stesso difficile da affrontare. Se da un lato suscita rabbia pensare che esistano questo tipo di problemi, dall’altro è allarmante anche solo dover pensare di doversi difendere dal pericolo generato da uomini violenti, quasi come se l’incapacità di reagire possa diventare una colpa. Purtroppo l’esigenza di difendersi può nascere dalla propria paura, soprattutto di notte.

All’Eco della Stampa lavorano molte donne, e molte donne lavorano di notte. Da sempre. Molti anni fa, quando ancora non esistevano i cellulari, le lavoratrici del turno notturno erano fornite di un fischietto con cui potevano dare l’allarme in caso di pericolo per strada. L’azienda è sempre stata molto sensibile al tema della sicurezza delle proprie dipendenti e ancora oggi si batte affinché possano sentirsi più sicure nel tragitto per recarsi al lavoro.

Per questo L’Eco della Stampa ha organizzato un corso di autodifesa tenuto da Milano Difesa Personale.

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Colpi e parate, un momento del corso tenuto presso L’Eco della Stampa

Il programma dei corsi è molto articolato e si sviluppa partendo dalle nozioni legali fino ad arrivare ai colpi e alle parate da mettere in pratica in caso di estrema necessità.

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La Social Media Academy tra robot e intelligenza artificiale

Martedì 22 Novembre si è tenuta la terza Social Media Academy organizzata da L’Eco della Stampa. L’Academy non è un evento ma un team di lavoro che raccoglie quei clienti che già utilizzano le nostre soluzioni di Social Media Monitoring e vogliono confrontarsi e scambiarsi opinioni cogliendo l’occasione di restare aggiornati sui casi di successo in settori e realtà molto diverse.

Francesca Salvatore, Social Media Specialist, ha iniziato il discorso mostrando come i nuovi media possano portare molta più libertà ma anche una certa forma di prigionia in alcune occasioni. Alessandro Cederle, Direttore de L’Eco della Stampa ha parlato dell’importanza dei social media durante le elezioni americane e del grande dibattito nato sull’onda della grande quantità di fake news prodotte.

Dopo un dibattito aperto su questo tema, che ha coinvolto tutti con un occhio sul Referendum Costituzionale, siamo arrivati al piatto forte della giornata: la Case History ogni volta nuova che ci permette di entrare subito dopo nel vivo di tematiche e sfide concrete di chi opera nel settore e si trova ad affrontarle nell’attività day-to-day.

Abbiamo avuto il piacere di ascoltare la presentazione di Giuliano Greco, Social Media Manager dell’Istituto Italiano di Tecnologia: Comunicare Scienza e Tecnologia sui Social. Giuliano ci ha aperto uno scorcio privilegiato per comprendere la realtà di IIT, un Istituto di Ricerca fuori dal comune che riporta l’Italia in cima alle classifiche mondiali delle avanguardie tecnologiche.

IIT Case History

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IIT, L’Istituto Italiano di Tecnologia è una realtà nuova, fresca e altamente competitiva: impiega oggi circa 1500 persone provenienti da 56 paesi, l’età media è 34 anni. Citato dalla rivista Nature per il merito, lo sforzo di ricerca di IIT si focalizza su tre macro aree ed 11 programmi portati avanti da altrettanti laboratori in tutta Italia.

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The Train of Talents, prossima fermata: Elfo Puccini


Il capostazione fischia, il treno parte! Destinazione: teatro Elfo Puccini. Tutti in carrozza: talenti “dilettanti”, artisti ferrovieri, più di 100! Che con le loro esibizioni faranno sognare grandi e piccini, come solo i treni sanno fare… già, perché il treno è nell’immaginario collettivo una grande metafora della vita. Sin da piccoli lo cerchiamo fra i giocattoli, lo imitiamo con le prime parole “ciuf ciuf”, lo andiamo a salutare alla stazione, lo canticchiamo nelle canzoncine, lo guardiamo nei cartoni, per poi prenderlo davvero e cominciare a viaggiare con quello sferragliare nelle orecchie che anche se chiassoso è così familiare e antico.


train-of-talentsSabato 19 Novembre 2016 alle ore 21:00 presso il teatro Elfo Puccini di Milano, avremo l’occasione di salire su un coloratissimo treno “THE TRAIN OF TALENTS“, che percorrendo i binari della solidarietà, ci trasporterà in una spettacolare e divertentissima serata, organizzata dal Circolo Ricreativo Aziendale di Ferrovie Nord Milano, in collaborazione con G.B.M., con il patrocinio del Comune di Milano, Regione Lombardia ed “Expo in città“.

Giunta alla sua terza edizione, la serata sarà condotta da Mariangela Balbi (un capotreno in gonnella cresciuta a pane e treni giacché figlia e nipote di ferrovieri) e Peter Foggi (macchinista). Ospiti l’artista creativo Fabrizio Vendramin, trionfatore di ”Italia’s Got Talent” 2011, e il comico Roberto Lucini.

Presente all’evento l’associazione onlus Veronica Sacchi che con i suoi “Volontari col naso rosso” opera in contesti di sofferenza ove la figura del clown dottore può rappresentare un momento di allegria e sollievo dal dolore.

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La democrazia è morta, Viva la democrazia! (Forse)

La storia culturale e politica dell’Occidente, dall’Illuminismo in poi, è la testimonianza di una lunga e (purtroppo) dolorosa lotta per l’affermazione dei diritti fondamentali dell’uomo e per l’instaurazione di regimi politici stabili. Sistemi di governo che oggi definiremmo, quasi con sincero affetto, “democratici”. Eppure, il quadro sociale degli ultimi decenni potrebbe suonare come un pericoloso campanello d’allarme, a suggerirlo Roberto Stefan Foa – ricercatore per il World Values Survey – e Yascha Mounklecturer di teoria politica ad Harvard University. Infatti, secondo il loro paper dal titolo “The Democratic Disconnect, emerge che, per la generazione dei cosiddetti “Millennials” (i nati dai primi anni ’80 del secolo scorso ai primi anni 2000) il valore del concetto di democrazia è in forte ribasso. Anzi, sembra proprio che il frutto di secoli di pensiero liberale non sia poi così cool.

È essenziale vivere in un Paese governato democraticamente?

Questo quesito, la cui risposta risulta apparentemente banale, è solo uno degli inquietanti interrogativi provenienti dal World Values Survey (da ora in poi “WVS”) un ambizioso questionario di ricerca internazionale che dal 1981 con cadenza annuale mira ad aiutare studiosi, sociologi, economisti e politici nella comprensione dei cambiamenti di pensiero, dei valori e delle motivazioni sociali degli abitanti del mondo, coprendo circa il 90% della popolazione mondiale. Sulla base dei dati del WVS estrapolati da Foa e Mounk, possiamo dare risposta alla domanda che apre questo paragrafo: ebbene, se il 72% dei cittadini americani nati prima della Seconda Guerra Mondiale considera “essenziale” vivere in uno Stato democratico, ecco che i Millennials si attestano su una percentuale del 30%.

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Come si evince dal grafico in figura, il dato europeo è leggermente più confortante ma, sfortunatamente, c’è di più. La democrazia come sistema politico e di diritti civili è addirittura vista come un “cattivo” o “molto cattivo” modo di governare un Paese: è così per il 24% dei Millennials americani e per il 13% dei loro coetanei europei (della fascia 16-24 anni), percentuale che in Europa è cresciuta dell’8% rispetto ai dati estrapolati dai giovani intervistati vent’anni fa (appartenenti alla stessa fascia).

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Estremismo politico ed alternative populiste? Si, grazie!

Se la democrazia ha perso appeal presso i giovani, è soprattutto dovuto al fatto che oggi, i Millennials, probabilmente non conoscono nemmeno il reale significato della parola. Non a caso, tra gli appartenenti alla fascia d’età 16-35 anni, in Europa solo il 38% dichiara di essere interessato alla politica. Va da sé che se l’esercizio del diritto di voto assomiglia sempre più ad uno scomodo privilegio e se la militanza diretta in un partito sembra roba d’altri tempi, è facile intuire come il giovane adulto medio oggi non abbia neanche idea dell’importanza dei valori civili ed umani che sono tutelati solo da una democrazia stabile. Continua a leggere La democrazia è morta, Viva la democrazia! (Forse)

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Giornalisti italiani sempre più social, ma la strada è ancora lunga

“Audit Italian Press” fotografa come i giornalisti italiani utilizzano i social network rispetto ai loro colleghi americani. La ricerca sarà riproposta a dicembre ai 18 mila iscritti di Giornalistisocial.it

“Audit Italian Press“ è un’indagine qualitativa dell’Istituto Ixè con il supporto di Encanto Public Relations.

L’anteprima della ricerca, indaga 50 casi in Italia confrontati con un campione negli Stati Uniti e Canada (raccolto da Cision), da cui emerge che i giornalisti utilizzano i social network in primis per promuovere il proprio lavoro (83% contro il 73% degli americani) e per costruire relazioni (54% contro il 73%). Solo in seconda battuta i social vengono utilizzati per monitorare l’opinione pubblica (52% contro il 64%) e secondariamente per trovare storie (41% contro il 52%), verificare i fatti e approfondire (41%).

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Le piattaforme più utilizzate sono quindi Facebook (87%), YouTube (70%) e Twitter (67%), mentre si prevede una crescita di rilievo soprattutto di Instagram e Snapchat. Per il rapporto di Cision, è Periscope a farla da padrone perché consente di accedere a trasmissioni live quando altri mezzi non sono a disposizione.

Informazioni verificate e diritti delle immagini?

Il 50% dei giornalisti ritiene i social fonti di informazione affidabili con la maggior fiducia assegnata dagli utilizzatori di YouTube, Instagram (piattaforme largamente visual) e Twitter.

Quasi univoca l’asserzione di pubblicare notizie verificate e complete (91%) piuttosto che inseguire lo scoop per essere i primi. Anche gli americani condividono questa posizione anche se una percentuale minoritaria ma più consistente che in Italia preferisce l’urgenza all’affidabilità.

Le immagini e i video utilizzati dai professionisti sono in larga parte ricavati da banche dati a pagamento o gratuite online. Il 25% dei giornalisti dichiara di utilizzare il materiale postato sui social.

Mobile friendly è la parola chiave

La tendenza dominante nell’industria editoriale è quella di adattare il format della testata per i dispositivi mobile (54%). Segue la necessità di offrire contenuti multimediali (41%), per raggiungere il target  “always on” che ha bisogno di una molteplicità di canali.

Sul futuro dell’advertising, ne individuano il futuro nella forma “native” mentre gli americani sono nel 47% dei casi  neutrali (e il 28% negativi).

Il rapporto fra giornalisti e professionisti della comunicazione non ha subito modifiche per il 48% degli intervistati, mentre in America sono il 66% a pensarlo.

Il 25% dei giornalisti italiani dichiara di fidarsi dei professionisti meno che in passato e il 20% invece ha aumentato la fiducia.

Per quel che riguarda le fonti, la preferenza è sempre per il tradizionale comunicato stampa, seguito da immagini/video/sondaggi, dati, studi che facilmente possano essere “notiziati”. Il canale di comunicazione preferito resta la posta elettronica offrendo un testo già completo a uso del giornalista.

Futuro ed incognite

E’ pari al 43% la percentuale di giornalisti che dichiara di sentirsi, in alcune occasioni, obsoleto e poco al passo con i tempi. Curiosamente, il dato non sembra correlato all’età.

Probabilmente la sicurezza professionale dei giornalisti di “lungo corso” consente loro di restare aggiornati con le innovazioni tecnologiche che trasformano inevitabilmente la professione.

Il giornale cartaceo sembra avere ancora lunga vita per gran parte del campione: il 35% si dichiara sicuro che ci sarà ancora fra 10 anni, un ulteriore  48% ritiene che sia solo probabile. Tuttavia, il 61% dei giornalisti italiani non consiglierebbe ad un giovane di intraprendere la carriera di giornalista.

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