Google introduce il Fact Checking, è il turno di Facebook?

Google ieri ha annunciato che introdurrà un’etichetta su Google News per evidenziare, tra le ultime notizie, gli articoli che contengono le informazioni verificate come veritiere.

Dopo i diversi casi di bufale che hanno invaso le News Feed sono in molti a pensare che anche Facebook dovrebbe prendere il tema più seriamente.

Facebook sta contiunuando il suo cammino per prendersi il ruolo del “giornale di tutti”: in pratica un luogo unico dove ognuno può informarsi semplicemente scorrendo gli ultimi aggiornamenti. Sì certo, le notizie appaiono ancora in mezzo a foto personali, video ed aggiornamenti di stato; ma Facebook resta il mezzo tramite il quale quasi la metà degli americani adulti si informa.

Facebook potrebbe quindi sentire la necessità di migliorarsi. Quali sono i fatti verificati, quali le notizie legittime e quali i reportage veritieri? Quali invece le bufale, le storie inventante e i titoli fuorvianti che possono indicare una notizia sostanzialmente falsa?

Non è certamente bello scoprire che Facebook abbia recentemente licenziato i suoi redattori sostituendoli con un’algoritmo. L’obbiettivo era far apparire più imparziale il meccanismo che identifica le notizie più in vista. Da allora, le notizie false sono diventati virali con molta più frequenza, secondo un rapporto del Washington Post pubblicato all’inizio di questa settimana.

Nel mese di Settembre Facebook ha comunicato che sarà la tecnologia a combattere le storie false, ma è chiaro che siamo ancora lontani dall’obbiettivo.

Non è sufficiente ridurre la visibilità delle bufale evidenti dalle News Feed – soprattutto se la gran parte dei contenuti vengono pubblicati da amici e parenti.

Più sono gli elementi condivisi, tanto più potrerbbero diventare virali. E quando le notizie virali diventano Trending, saranno proposte a tutti gli utenti di Facebook nella stessa area geografica.

Facebook ha così proposto la storia di un tabloid che sosteneva come il 9/11 fosse un progetto interno che prevedeva bombe piazzate. Ha anche pubblicato una storia falsa su una presentatrice di Fox News che sarebbe stata licenziata. Non si tratta quindi di errori: possiamo tranquillamente parlare di disinformazione.

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Facebook ha chiesto scusa per questo, ma ha rifiutato di commentare il report del Washington Post sulle notizie false che continuano ad essere presenti nella piattaforma.

Al di fuori delle notizie Trending, Facebook continua ad essere pieno di notizie inesatte o completamente false, di voci e di falsi allarmi. Forse ne stai vedendo meno nelle News Feed, ma non c’è nulla che impedisca a un amico pazzo di commentare il tuo post con un link ad un sito di bufale ben noto, come se fosse una notizia. Non c’è nessun tag o etichetta. Si arriva a far finta di condividere dei fatti reali, e certamente qualcuno può cadere nel tranello.

C’è anche una certa differenza tra un post che si basa su articoli fatti su misura e un post da un sito finanziato da un gruppo editoriale. La stessa differenza che c’è tra il sito del Corriere della Sera e il blog personale di un tizio. Facebook però mostra entrambi allo stesso modo: con un titolo, una foto ed un testo di sintesi.

Certamente è difficile entrare nel business dei media per una società che vuole concentrarsi nel social networking e la vendita di pubblicità. Per questo che Facebook proclama ad alta voce che “non siamo una media company.”

Facebook può essere diventato un editore anche solo involontariamente, ma in realtà lo è già. E sta facendo un pessimo lavoro.