Il Governo Israeliano studia il monitoraggio dei media

Il governo israeliano ha appena acquistato un software che consente di monitorare i social media per fare da base d’incubazione delle prossime idee sulle tematiche digital.

La gara indetta, vinta da una società chiamata Buzzilla, precisava che il software avrebbe dovuto avere la capacità di “fare da piattaforma di studio per idee innovative nell’ambito della gestione del dibattito su social network, siti web e forum”.

Secondo la testata Days of Palestine, lo scopo principale del software è quello di monitorare il dibattito su Internet e di individuare tendenze, sensazioni e sentiment del pubblico.

Nonostante la preoccupazione di qualcuno che teme Isreale utilizzi queste informazioni per manipolare le conversazioni online e ricavare informazioni sugli utenti, è importante sapere che non c’è nulla di strano nel fatto che un governo voglia monitorare i mezzi di comunicazione.

Di tanto in tanto, i ministeri hanno bisogno di servizi di monitoraggio, per il recupero e l’elaborazione dei dati online. Accade in Israele così come in Italia.

Questi servizi sono necessari per una vasta gamma di esigenze del settore pubblico:

  • cercare informazioni utili per l’attività in corso
  • lanciare test di fattibilità su qualsiasi tipo di iniziativa
  • individuare le tendenze per le tematiche di interesse
  • scoprire le esigenze più sentite dal pubblico
  • individuare e gestire le crisi di immagine

Il Ministero delle Finanze Israeliano, che ha portato avanti questa necessità, spiega che fino ad ora i ministeri che hanno richiesto tali servizi li hanno ottenuti da fonti diverse. Siamo quindi di fronte alla voltontà chiara di affidarsi ad un sistema unico in grado di garantire la soddisfazione di tutte le necessità governative.

Grazie a questo meccanismo il governo israeliano è anche in grado di studiare idee e approcci innovativi al mondo della comunicazione attraverso un sistema proprietario al 100%.

Tutto questo testimonia ancora una volta il grandissimo potenziale e le infinite possibilità di sviluppo che le società di media intelligence come L’Eco della Stampa hanno di fronte.