I social network tra le pagine dei romanzi

Jake Barnes e Robert Cohn comunicavano attraverso telegrammi. Erano gli anni ’20 del ‘900 quando sulle pagine di Fiesta Ernest Hemingway sceglieva il telegramma come mezzo di comunicazione dei suoi personaggi, che lo usavano spesso durante il corso della storia, per darsi appuntamento. E proprio con un telegramma termina il libro, quando Brett chiede a Jake di raggiungerla a Madrid per raccontargli che lei ed il giovane torero si sono lasciati.

Gli anni passano, e quasi un secolo dopo Cecilia Ahern dedica un intero libero alla comunicazione via email tra i due protagonisti, Rosie e Alex, in Scrivimi Ancora.

Ma anche la mail è superata, oggi.

Ho appena terminato di leggere Equazione di un amore di Simona Sparaco, commovente romanzo edito da Giunti Editore: la protagonista è Lea, una giovane donna (la definisco giovane perché ha la mia età!) aspirante scrittrice, si è sposata con un avvocato tanto fissato con la carriera quanto premuroso con lei, Vittorio, e per seguirlo si è trasferita da Roma a Singapore. Terminato ed inviato il suo primo romanzo a molte case editrici italiane, viene convocata da una di queste per firmare un contratto e lì incontra Giacomo, il ragazzino introverso per cui ha pianto alle superiori, il ragazzo che l’ha sedotta e abbandonata all’Università, la particella a lei affine:

“In fisica quantistica, se due particelle interagiscono tra loro per un certo periodo di tempo e poi vengono separate, non possono più essere descritte come due entità distinte, perché tutto quello che accade a una continua a influenzare il destino dell’altra. Anche ad anni luce di distanza.”

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Sono i social network ad avere un ruolo predominante tra le pagine del libro, specchio della vita dei protagonisti; Bianca, amica del cuore di Lea, scopre che anche se sono passati anni Lea non ha dimenticato quel suo primo amore, e ha continuato a cibarsi di informazioni su di lui attraverso le pagine dei social:

“E fu proprio durante la sua ultima notte da nubile che Lea trovò il coraggio di confessare a Bianca che lei e Giacomo erano rimasti amici su Facebook, pur senza parlarsi mai, e che ogni tanto le capitava ancora di controllarlo, di pubblicare foto della sua vita esclusivamente per lui, immaginando le sue reazioni nel vederle, o sperando di riaccendere in lui la curiosità al punto da riallacciare la comunicazione”

Ed infatti ancora prima del suo matrimonio con Vittorio, Bianca aveva suggerito a Lea di prendere seriamente la scelta che sta facendo:

“Questa è una cosa importante, Lea. Non è una giornata che serve per scattare fotografie da pubblicare poi su Facebook per punzecchiare qualcuno che già da un pezzo non dovrebbe più avere alcun peso nella tua esistenza…devi cancellarlo sul serio, dalla tua vita e da ogni diavolo di social network.”

Sfido chiunque a non avere mai fatto almeno una volta quello che fa la protagonista di questo libro: chi non ha mai spiato almeno una volta sui social network un vecchio amore, una vecchia conoscenza, un amicizia passata? Chi non ha mai pubblicato qualcosa per il solo gusto di pubblicare, sperando che qualche suo contatto in particolare lo vedesse e lo leggesse?

E quindi Giacomo e Lea si incontrano nuovamente a Roma: hanno nuovi ruoli, sono cresciuti, ma riemerge la voglia di scoprire cosa è accaduto negli anni di separazione, e l’unico modo per spiare la vita dell’altro, per capire cosa è accaduto in questi anni, per trovare risposte a domande che si fatica a porgere di persona, per paura di tradire, è andare a guardarle sui social network.

Ma c’è la paura di farlo, per non aprire un vaso di Pandora:

“Il profilo di Giacomo su Facebook è una voragine di ricordi scanditi da un ritmo pericoloso e lento. Una scatola che preferisce non aprire”

Ma è anche una droga, come per tutti noi, e alla fine Lea non può resistere e quelle pagine virtuali riprende a scorrerle, divorata dalla necessità di capire se lui in questi anni è cambiato, se è fidanzato, sposato, cosa ha fatto e cosa ha pensato.

Siamo tutti un po’ come Lea nel nostro quotidiano: almeno una volta nella vita ci è capitato di comportarci come si è comportata lei.

Anche chi non lo ammette. Anche chi non ha una pagina Facebook. Anche chi ce l’ha ma non pubblica mai niente. Tutti, almeno una volta, abbiamo “spiato”. Ammettiamolo.

Non c’è bisogno di pubblicare per spiare.

Ed è bello appurare come la letteratura evolve con la società, mettendo in luce nei secoli quelli che sono i cambiamenti e facendoli vivere ai protagonisti dei libri.

Siamo tutti un po’ Lea oggi, così come forse, i nostri nonni, somigliavano più a Jake Barnes con i suoi telegrammi.