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Blog de L'Eco della Stampa Posts

Il decollo di Telegram

Telegram Messenger, probabilmente ne avete già sentito parlare. Si tratta di un’applicazione di messaggistica molto simile a WhastApp.

Ma facciamo qualche passo indietro…mesi fa i Media hanno riportato la miliardaria acquisizione di WhastApp da parte di Facebook ma soprattutto del #WhatsAppDown, il blackout che ha reso inaccessibile il servizio di messaggistica istantanea per più di 4 ore la sera del 22 Febbraio.
E’ comprensibile che questo imprevisto abbia indotto molti utenti a cercare un alternativa, infatti nel giro di poche ore quasi 5 milioni di utenti scaricavano Telegram.
Inizia così l’ascesa di Telegram che in soli 18 mesi ha ottenuto più di 62 milioni di utenti mensili e 30 attivi ogni giorno che scambiano 2 miliardi di messaggi.
Dietro l’applicazione c’è Pavel Durov, ideatore anche di VKontakte, il Facebook russo creato nel 2006. E’ lui stesso a finanziare il servizio immettendo un milione di dollari al mese per garantire che questo sia eccellente. Perché lo fa? “per difendere il nostro diritto alla privacy, è un regalo a chi vuole uscire dal regime di sorveglianza” avrebbe risposto recentemente.

Ecco alcuni highlights:

  • Non ha fini commerciali: né pubblicità né sottoscrizioni, per sempre.
  • Tutela  la privacy, a parte i protocolli di sicurezza che stabilisce in qualsiasi conversazione, dispone delle cosiddette “chat segrete”, questo tipo di chat implementa un protocollo di cifratura unico, da parte a parte, in ogni conversazione con un altro utente. Gli sviluppatori sono così certi dell’impenetrabilità del loro sistema di sicurezza che offrono 200.000 dollari (in bitcoin) a chi si dimostrerà capace di decodificare un messaggio criptato.
  • L’autodistruzione dei messaggi, si può stabilire un periodo di tempo trascorso il quale, una volta che l’interlocutore ha ricevuto e letto il messaggio, si distruggerà automaticamente.
  • Non esistono limiti di dimensioni per i file condivisi

Telegram è presente strategicamente sui canali social: la pagina ufficiale di Facebook https://www.facebook.com/Telegram-Messenger-438429349592627/timeline/ è gestita con cura e  offre contenuti interessanti anche per quanto riguarda la risoluzione di problematiche frequenti. Ad oggi i like sono 81.428 con una crescita settimanale del 2,6%.
L’account Twitter https://twitter.com/telegram è l’unico social collegato al sito ufficiale e rappresenta il mezzo di comunicazione preposto per il confronto con gli utenti: vanta 144.000 followers, ed è utilizzato da Pavel Durov stesso per commenti e nuove proposte di miglioramento.

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Il mondo pubblicitario tedesco redige regole specifiche per la promozione di bevande alcooliche sui social media

Lo ZAW, consorzio di categoria del mondo pubblicitario tedesco, dispone già da anni di un’autorità di controllo sulle modalità e i contenuti della promozione dei beni di consumo, il Deutsche Werberat. Nei suoi regolamenti, un complemento alle leggi tedesche, quest’istituzione propone norme di comportamento precise per i diversi settori, con un’attenzione particolare ai più sensibili, come quello delle bevande alcooliche.

Le case di produzione di alcoolici possono così leggere nel regolamento del Deutsche Werberat quale comportamento adottare quando si tratta di promuovere il consumo dei loro prodotti. Nel 2005, l’autorità tedesca estese già la sua normativa con un compendio specifico per la pubblicità online. Il 29 settembre di quest’anno, il Deutsche Werberat ha ampliato ulteriormente le sue norme con una nuova parte dedicata esclusivamente alla promozione degli alcoolici sui social media. Si tratta di linee guida per assicurare l’osservazione del regolamento anche nel caso specifico dei social network – un mezzo di comunicazione insidioso in termini di controllo dei contenuti, di rapidità di trasmissione e, nondimeno, largamente accessibile anche ai più giovani.
Nelle nuove norme specifiche per i social, si legge nero su bianco che le compagnie produttrici sono responsabili dei contenuti caricati dagli utenti sui loro canali ufficiali. Quest’ultimi devono essere, inoltre, esplicitamente resi noti dalle compagnie. In questo modo, il Werberat si augura di ottenere una maggiore trasparenza per gli utenti e la presa di distanza delle compagnie da tutte quelle pagine di “fan” nate per iniziativa di privati e che i marchi non possono controllare direttamente. I canali ufficiali, inoltre, devono essere vietati ai minori e la loro consultazione dev’essere ostacolata con tutti i mezzi tecnologici possibili agli utenti più giovani.
Con il nuovo regolamento specifico per la pubblicità di alcoolici sui social media, il mondo pubblicitario tedesco dimostra di essere pienamente consapevole della particolarità dei mezzi di comunicazione di “ultima generazione”, spesso ancora troppo recenti per essere inclusi in normative a tutela di produttori e consumatori.

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Hashtag spotting: il caso #twitterstorians

Katrina Gulliver (@katrinagulliver), insegnante e storica, ha creato l’hashtag #twitterstorians quasi per gioco nel 2007: lo ha inserito in  un tweet con cui si rivolgeva agli utenti del social network invitando tutti coloro che si occupassero di storia a farsi avanti. L’obiettivo di Katrina era quello di trovare nuove opportunità di dialogo con studiosi del suo campo. Le risposte non hanno tardato ad arrivare e la sua azione  ha avuto nel tempo una eco davvero inaspettata: l’hashtag #twitterstorians ha da poco celebrato il suo 8° compelanno, conta quasi 15.000 post al mese e rappresenta un canale privilegiato di conversazione che riunisce enti di ricerca, professionisti, studiosi e appassionati di storia.

Secondo un’analisi effettuata dal Pew Research Center – un ente americano che si occupa di ricerche demografiche, analisi sul contenuto dei media e  ricerche nel campo delle scienze sociali – il network di #twitterstorians rientra nella categoria dei tight crowd networks, ossia sistemi caratterizzati da una fitta rete di utenti che si seguono a vicenda, interagiscono e condividono i rispettivi contenuti.

Tramite l’hashtag si possono trovare proposte di formazione o di lavoro,

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richieste di suggerimenti e informazioni,

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…e addirittura assistere “in diretta” a studi sul campo.

L’esperienza di #twitterstorians dimostra come la conoscenza approfondita delle potenzialità dei social network possa renderli  un utile strumento di supporto professionale anche nel campo della ricerca accademica.

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Un “Mario Rossi” tedesco dei social network?

Esiste, almeno online, e si chiama Christian Müller. E’ questo il nome, uno dei più comuni in Germania, scelto dall’agenzia pubblicitaria di Amburgo, Jung von Matt, per un profilo Facebook fittizio che riassuma tutte le caratteristiche dell’utente medio tedesco dei social network. Grazie ad approfondite analisi in collaborazione con Facebook di “mi piace”, post, condivisioni e commenti, la Jung von Matt ha creato il profilo di Christian Müller: 36 anni, sposato, residente a Berlino, tifoso dell’FC Bayern e amante dell’Oktoberfest. Come fanno mediamente i tedeschi, Christian consulta la sua homepage Facebook 14 volte al giorno, clicca “mi piace” 8 volte al mese e scrive 1 commento ogni 10 giorni. Tra le pagine “likate” dal Mario Rossi tedesco vi sono marche come Nutella, Youtube e Samsung, testate come Spiegel Online, deejays come David Guetta e film come Fast&Furious.

Il profilo di Christian Müller non vuole essere solamente il risultato di una ricerca statistica, ma con esso la Jung von Matt vuole dimostrare come i dati raccolti dai social network possano essere sfruttati come “Smart Data” per elaborare un linguaggio pubblicitario su misura dei comportamenti degli utenti. Ne è convinta la direttrice strategica della Jung von Matt, Larissa Pohl, secondo cui l’ottimizzazione della pubblicità non può più basarsi sulla post-analisi, ma deve giocare d’anticipo grazie alle risorse “smart”. Non è la prima volta che l’agenzia di Amburgo si lascia andare ad esperimenti del genere: nel 2004, nell’ambito di una dimostrazione sul targetting della pubblicità televisiva, aveva ricreato i “soggiorni più comuni della Germania”. D’altronde passare da divano, caminetto e TV ad una bacheca Facebook non vuole dire nient’altro che adeguarsi ai tempi.

 

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La classifica degli sportivi ad Expo…. sulla Rosea!

Fabio Aru è lo sportivo più citato dai media dal primo giorno di Expo ad oggi.

Expo Milano 2015 è ormai alle battute finali. La più grande manifestazione organizzata in Italia negli ultimi decenni è stata un’occasione per parlare di alimentazione e cibo, ma non solo. Expo è stata anche sport. Sono numerosi, infatti, i campioni del mondo sportivo che hanno deciso di visitare l’Esposizione Universale, e la loro presenza non è di certo passata inosservata.

Noi, L’Eco della Stampa,  in quanto leader italiani e tra i più importanti operatori europei nell’industria del media intelligence, abbiamo voluto condurre uno studio complessivo sugli articoli apparsi nelle testate italiane: prendendo in considerazione stampa e web, dal primo giorno di esposizione a oggi per rilevare su quali aspetti si è focalizzato l’interesse dei media in questi sei mesi. Alcune delle nostre numerose classifiche hanno evidenziato dati inaspettati e sono stati a loro volta ripresi da alcune maggiori testate italiane, come la Gazzetta dello Sport.

Fa sempre un certo effetto ritrovarsi tra le pagine del giornale rosa, abbiamo quindi pensato di condividere questo risultato con voi!

 

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Una biblioteca monastica medievale 2.0

Sono sempre di più gli enti pubblici e privati che, seguendo l’esempio della British Library, decidono di digitalizzare le loro collezioni rendendole accessibili a chiunque disponga di una connessione internet. In Italia un notevole repertorio critico di risorse digitali, utile a comunicare l’idea dell’immensità del campo di ricerca che si apre grazie a questo genere di iniziative, si può osservare sul sito di Scrineum. In area anglosassone è la volta della Durham University, che il 28 ottobre ha lanciato un progetto con la finalità di rendere fruibili online gli oltre 350 volumi appartenenti a un antico monastero Benedettino e conservati presso la cattedrale di Durham, nell’Inghilterra del Nord.

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Il Durham Priory Library Recreated project permetterà letteralmente di “aprire” un’antica biblioteca monastica a studiosi e bibliofili di tutto il mondo: gli utenti saranno in grado di effettuare ricerche in tempo reale tra le collezioni, discuterne i contenuti, lasciare feedback e scrivere annotazioni visibili in tempo reale, costituendo passo dopo passo un nuovo e importante strumento di ricerca collaborativa in rete.

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Netflix Italia sui social network

Netflix è finalmente sbarcato in Italia, ma qui non ci soffermeremo sulle caratteristiche del servizio (tutte le informazioni sono disponibili sul sito ufficiale www.netflix.com/it/). Preferiamo piuttosto prendere in considerazione la strategia di presenza adottata sui principali social network in occasione del lancio: innanzitutto su Twitter è attivo un account ufficiale italiano https://twitter.com/NetflixIT lanciato il 28 settembre con un post che riporta l’immagine della definizione di ‘binge-watching’ tratta da un dizionario e nel quale si fa uso per la prima volta dell’hashtag ‘ufficiale’ #CiaoNetflix.
Ad oggi vanta oltre 13.000 followers (contro soli 64 following, tutti miratissimi, inclusi diversi influencer di settore). Su Facebook è presente con l’account www.facebook.com/netflixitalia che ha già raccolto 17,5 milioni di like e la cui redazione pubblica contenuti prevalentemente visuali, lavorando bene sull’engagement. Sull’account Youtube italiano (http://bit.ly/1RbUPG5) Netflix ha reso disponibili diversi trailer che per ora hanno raccolto al massimo 16.000 views (il filmato del lancio) e che anzi in gran parte sono sotto le 2.000 views. La community ufficiale su Google+ è online al seguente link http://bit.ly/1RyZDW3, tuttavia non sembra ancora particolarmente attiva, con solo 37 membri alla data in cui scrivo. L’account Instagram è invece piuttosto vivo (oltre 10.000 followers per 38 soli following) e abbastanza ricco di contenuti: instagram.com/netflixit/. In sostanza una strategia di presenza sui social network completa, che si affianca a un programma promozionale importante (basti vedere la fitta presenza su blog, magazine web e testate cartacee).

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Twitter reagisce all’incidente Rossi-Marquez

Basta digitare #MalaysianGP per rendersi conto che twitter è stato invaso dai fan del motociclismo e non solo. Uno solo l’argomento di discussione: l’impatto tra l’iridato campione Marc Marquez e l’attuale leader del mondiali Valentino Rossi. Il contatto ha avuto come risultato una caduta nella sabbia per Marquez e un retrocedimento all’ultimo posto in griglia per Rossi al prossimo GP di Valencia, ultimo GP valido per l’assegnazione del titolo piloti.

Un gran numero di piloti del presente e del passato hanno usato Twitter per dare un’opinione sull’accaduto. La maggioranza si è schierata con Rossi ritenendo che se Marquez è volutamente retrocesso di posizione allora diventa giustificabile l’azione di Valentino Rossi.

Brookes

Ma troviamo anche chi non la pensa così. Casey Stoner è una voce fuori dal coro, con tanti retweets e tanti favorites.

Stoner

Chi ha ragione e chi ha torto? I molti sondaggi lanciati su Twitter ci dicono che Rossi resta il preferito su tutti i social.

Rossi stesso è ben consapevole della sua grande fama e dalla fine della gara non ha ancora espresso un parere definitivo su nessuno dei social network in cui è invece solitamente molto attivo.

Tutte queste considerazioni avranno certamente un peso nel prossimo messaggio che il pesarese rilascerà. Tutto ci porta a pensare che sarà più di un messaggio distensivo: potrà avere molte valenze o addirittura rivelare un ritiro dal decisivo GP di Valencia.

Tutti i dubbi sono stati sciolti:

Valer

Non ci resta che seguire il prossimo GP con molta attenzione!

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Starbucks sbarca in Italia

La più grande catena Americana di caffetterie sta pianificando l’apertura di uno store a Milano nel 2016.

Dopo anni di rumors la notizia viene data dal Corriere della Sera, a indicazione che probabilmente si tratta della volta buona.

Howard Schultz, fondatore di Starbucks, pianifica da tanti anni questa operazione. L’Italia rappresenta la terra promessa per un brand che ha esportato i nostri ideali di gusto oltreoceano e li ha adattati al mercato americano creando un impero mondiale.

Dall’altro capo dell’operazione c’è Antonio Percassi, imprenditore dell’industria immobiliare e presidente dell’Atalanta Calcio: l’accordo potrebbe essere siglato già prima di Natale.

Percassi e Schultz non hanno voluto commentare ancora nulla in merito alle voci ma pare che per attecchire nel Paese che ha fatto dell’espresso una bevanda di tradizione e culto, l’imprenditore bergamasco e l’uomo d’affari della West Coast abbiano valutato una formula originale, che avrà il suo punto di forza nel hi-tech. Si parla di programmi per realizzare uno Starbucks digital network con l’offerta di film, serie tv e news.

La sfida è lanciata: anche da noi ci sarà spazio per Frappuccino e Caramel Mocha?

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Giovani giornalisti ed attivisti coinvolti nel media monitoring in Palestina

“I nostri media locali devono cambiare radicalmente” dice Nadeen Alsha’er, un giovane studente della Birzeit University. Il 5 Ottobre 2015, Nadeen, insieme con altri 9 giovani giornalisti ed attivisti Palestinesi, ha partecipato ad un workshop di tre giorni sul media monitoring organizzato della sede UNESCO di Ramallah. 

Per Nadeen e gli altri partecipanti è un’opportunità di implementare una metodologia professionale. I giovani giornalisti ed attivisti provenienti da diverse organizzazioni lavorano seguendo una serie di moduli di training ed esercizi pratici mirati a equipaggiarli con gli strumenti adatti a monitorare la rappresentazione di giovani donne e uomini nei media nazionali in Palestina.

“Lo scopo del training è rafforzare la capacità di team giovani nella comprensione teorica e applicazione pratica delle metodologie del media monitoring.” ha spiegato Amirouche Nedjaa, Trainer e Executive Director di MENA Media Monitoring. “Questo permetterà ai giovani di esaminare con successo come i media guardano al loro mondo, i loro diritti, le loro ambizioni e la loro visione.”

Uno degli obbiettivi primari del progetto NET MED Youth è la promozione della partecipazione giovanile verso il tema di migliorare la rappresentazione dei giovani e le loro difficoltà da parte dei media in aree dove regna l’instabilità politica.

Gli sforzi del media monitoring con training come questo sono i primi veri passi in questa direzione. Oltre a raggiungere una conoscenza della scena dei media i giovani saranno coinvolti attivamente nel definire azioni di connessione con i media e facilitati nello scopo di mantenere un dialogo positivo e duraturo.

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