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Blog de L'Eco della Stampa Posts

Il Referendum sui media

Poco più di 1 articolo su 2 parla di riforme, l’Italicum pesa più del futuro del governo.

Da aprile quasi 200.000 articoli dedicati alla consultazione del 4 dicembre: quella del Senato è la riforma più discussa, l’attenzione è alta soprattutto al Nord.

Il referendum non è solo riforme: è quanto emerge analizzando i temi più discussi sui media italiani in relazione alla consultazione del prossimo 4 dicembre, dove non sempre protagoniste del dibattito sono le modifiche all’assetto costituzionale sulle quali i cittadini saranno chiamati a esprimersi. Lo rileva il nostro studio che ha analizzato gli articoli pubblicati sulle principali testate stampa e web dal mese di aprile al 23 novembre 2016[1].

L’attenzione del Paese è senza dubbio molto alta, basti pensare che al referendum sono stati dedicati ben 199.718 articoli in meno di 8 mesi: una febbre che è cresciuta soprattutto a partire dal 26 settembre, quando è stata annunciata la data della consultazione. Tra i pezzi pubblicati sulle testate stampa e web, però, solo il 59% si occupa nello specifico delle riforme previste dalla legge Renzi-Boschi. Tra gli altri temi messi in relazione al referendum, spicca soprattutto l’Italicum che è addirittura più discusso di quello che sarà il futuro del Governo Renzi dopo il voto del 4 dicembre.

La riforma di cui si è parlato di più è in ogni caso quella del Senato, che appare in 34.887 articoli. Seguono le modifiche previste in tema di Regioni, discusse in 23.333 casi. Molto distaccati i temi dell’abolizione delle Province (7.964 pezzi) e del CNEL (5.987). La modifica relativa all’elezione del Presidente della Repubblica si attesta solo a quota 3.418 articoli. Poca attenzione agli aspetti della riforma che toccano referendum propositivo e leggi di iniziativa popolare, entrambi citati in poco più di 1.000 casi.

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In prima linea per la difesa delle donne

Oggi si celebra la Giornata Mondiale contro la violenza sulle donne.

Si tratta di un argomento delicato e al tempo stesso difficile da affrontare. Se da un lato suscita rabbia pensare che esistano questo tipo di problemi, dall’altro è allarmante anche solo dover pensare di doversi difendere dal pericolo generato da uomini violenti, quasi come se l’incapacità di reagire possa diventare una colpa. Purtroppo l’esigenza di difendersi può nascere dalla propria paura, soprattutto di notte.

All’Eco della Stampa lavorano molte donne, e molte donne lavorano di notte. Da sempre. Molti anni fa, quando ancora non esistevano i cellulari, le lavoratrici del turno notturno erano fornite di un fischietto con cui potevano dare l’allarme in caso di pericolo per strada. L’azienda è sempre stata molto sensibile al tema della sicurezza delle proprie dipendenti e ancora oggi si batte affinché possano sentirsi più sicure nel tragitto per recarsi al lavoro.

Per questo L’Eco della Stampa ha organizzato un corso di autodifesa tenuto da Milano Difesa Personale.

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Colpi e parate, un momento del corso tenuto presso L’Eco della Stampa

Il programma dei corsi è molto articolato e si sviluppa partendo dalle nozioni legali fino ad arrivare ai colpi e alle parate da mettere in pratica in caso di estrema necessità.

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La Social Media Academy tra robot e intelligenza artificiale

Martedì 22 Novembre si è tenuta la terza Social Media Academy organizzata da L’Eco della Stampa. L’Academy non è un evento ma un team di lavoro che raccoglie quei clienti che già utilizzano le nostre soluzioni di Social Media Monitoring e vogliono confrontarsi e scambiarsi opinioni cogliendo l’occasione di restare aggiornati sui casi di successo in settori e realtà molto diverse.

Francesca Salvatore, Social Media Specialist, ha iniziato il discorso mostrando come i nuovi media possano portare molta più libertà ma anche una certa forma di prigionia in alcune occasioni. Alessandro Cederle, Direttore de L’Eco della Stampa ha parlato dell’importanza dei social media durante le elezioni americane e del grande dibattito nato sull’onda della grande quantità di fake news prodotte.

Dopo un dibattito aperto su questo tema, che ha coinvolto tutti con un occhio sul Referendum Costituzionale, siamo arrivati al piatto forte della giornata: la Case History ogni volta nuova che ci permette di entrare subito dopo nel vivo di tematiche e sfide concrete di chi opera nel settore e si trova ad affrontarle nell’attività day-to-day.

Abbiamo avuto il piacere di ascoltare la presentazione di Giuliano Greco, Social Media Manager dell’Istituto Italiano di Tecnologia: Comunicare Scienza e Tecnologia sui Social. Giuliano ci ha aperto uno scorcio privilegiato per comprendere la realtà di IIT, un Istituto di Ricerca fuori dal comune che riporta l’Italia in cima alle classifiche mondiali delle avanguardie tecnologiche.

IIT Case History

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IIT, L’Istituto Italiano di Tecnologia è una realtà nuova, fresca e altamente competitiva: impiega oggi circa 1500 persone provenienti da 56 paesi, l’età media è 34 anni. Citato dalla rivista Nature per il merito, lo sforzo di ricerca di IIT si focalizza su tre macro aree ed 11 programmi portati avanti da altrettanti laboratori in tutta Italia.

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Facebook, Google e la lotta contro le fake news, finalmente

Un paio di settimane dopo la baraonda politica e mediatica che è stata l’elezione di Donald Trump, è tempo di riflessioni anche per i due più importanti player di Internet. L’accesa campagna elettorale prima e il controverso risultato delle urne dopo, hanno buttato nel calderone politico anche due giganti come Facebook e Google che, volenti o nolenti, sono sempre più parte attiva del processo di informazione popolare.

Così, se Google poche ore dopo l’ufficiliatà della vittoria di Trump mostrava come primo risultato di ricerca dati elettorali sbagliati provenienti da un blog di notizie false e sensazionaliste (il fact checking appena introdotto non ha performato molto bene), c’è addirittura chi accusa il social network di Mark Zuckerberg di aver influenzato il voto favorendo la vittoria di Trump.

Nelle prime ore del mattino dopo l'elezione USA, Google riportava come prima fonte di notizie sui risultati elettorali un blog di fake news secondo cui Trump aveva vinto anche il voto popolare. Bufala
Nelle prime ore del mattino dopo l’elezione USA, Google riportava come prima fonte di notizie sui risultati elettorali un blog di fake news secondo cui Trump aveva vinto anche il voto popolare. Bufala

Tralasciando la bontà o meno di questo pensiero azzardato da alcuni osservatori del web, c’è un aspetto innegabile che oggi compromette pesantemente la qualità dell’informazione (sui fatti d’attualità e non solo) reperibile sui social e tramite i motori di ricerca: questo fenomeno di cui parliamo è l’emorragia delle “fake news”.

Fake news e come combatterle

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Le fake news sono tutte quelle notizie prodotte ad hoc da blog e siti web specializzati nella diffusione di contenuti virali. La caratteristica che contraddistingue una storia autentica da un pezzo “fake” è che il falso non ha alcuna fonte verificabile: il gestore di un sito di fake news punta solo ed esclusivamente a monetizzare la grande affluenza di click che portano in dote i titoli ad effetto e il contenuto spesso diffamatorio ma accattivante degli articoli. Alcune di queste notizie sono sfacciatamente false e riconoscibili, molte altre sono offerte da siti che si presentano ormai con una veste grafica “autorevole” e apparentemente affidabile.

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The Train of Talents, prossima fermata: Elfo Puccini


Il capostazione fischia, il treno parte! Destinazione: teatro Elfo Puccini. Tutti in carrozza: talenti “dilettanti”, artisti ferrovieri, più di 100! Che con le loro esibizioni faranno sognare grandi e piccini, come solo i treni sanno fare… già, perché il treno è nell’immaginario collettivo una grande metafora della vita. Sin da piccoli lo cerchiamo fra i giocattoli, lo imitiamo con le prime parole “ciuf ciuf”, lo andiamo a salutare alla stazione, lo canticchiamo nelle canzoncine, lo guardiamo nei cartoni, per poi prenderlo davvero e cominciare a viaggiare con quello sferragliare nelle orecchie che anche se chiassoso è così familiare e antico.


train-of-talentsSabato 19 Novembre 2016 alle ore 21:00 presso il teatro Elfo Puccini di Milano, avremo l’occasione di salire su un coloratissimo treno “THE TRAIN OF TALENTS“, che percorrendo i binari della solidarietà, ci trasporterà in una spettacolare e divertentissima serata, organizzata dal Circolo Ricreativo Aziendale di Ferrovie Nord Milano, in collaborazione con G.B.M., con il patrocinio del Comune di Milano, Regione Lombardia ed “Expo in città“.

Giunta alla sua terza edizione, la serata sarà condotta da Mariangela Balbi (un capotreno in gonnella cresciuta a pane e treni giacché figlia e nipote di ferrovieri) e Peter Foggi (macchinista). Ospiti l’artista creativo Fabrizio Vendramin, trionfatore di ”Italia’s Got Talent” 2011, e il comico Roberto Lucini.

Presente all’evento l’associazione onlus Veronica Sacchi che con i suoi “Volontari col naso rosso” opera in contesti di sofferenza ove la figura del clown dottore può rappresentare un momento di allegria e sollievo dal dolore.

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Webdesign 2.0, meglio lo stile retrò o fashion?

Chiunque legga questo articolo ed è un utente che naviga su Internet da almeno una decina d’anni, non potrà fare a meno di notare come l’estetica del World Wide Web sia naturalmente mutata. Sulla scia di un progresso hardware e software che ha offerto linguaggi di programmazione, strumenti di design e supporti fisici sempre più sofisticati, si è diffusa una tendenza riassumibile alla perfezione da questa immagine:

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Questo screenshot rappresenta infatti una delle lamentele di Kevin Marks, programmatore e guru inglese della tecnologia applicata alla Rete. In un lungo “articolo-sfogo” pubblicato su Backchannel.com, il co-fondatore di Microformats spiega il suo disappunto di fronte ad un web sempre meno leggibile e capace di mettere a repentaglio le nostre diottrìe: se è vero che l’interfaccia del Google App Engine (strumento per sviluppatori) rappresentata nell’immagine è molto più gradevole e moderna nella seconda versione, è altrettanto vero che le accattivanti sfumature cromatiche possono creare parecchi problemi di visibilità.

Web Accessibility Initiative: il manuale del creatore di contenuti online

Consci delle infinite possibilità di personalizzazione dei contenuti pubblicati in rete, nel 2008 la Web Accessibility Initiative ha pubblicato quella che dovrebbe essere “la Bibbia” in termini di creazione di pagine web facilmente leggibili. Il consorzio di sviluppatori e aziende, la cui mission è quella di produrre linee guida e strategie per rendere Internet fruibile anche ad utenti affetti da disabilità di vario tipo, si è concentrato sull’aspetto che più di tutti può rendere frustrante o rilassante la lettura online: il contrasto tra il colore del testo e quello di sfondo della pagina.

Il risultato di questa analisi si traduce in una serie di contrast ratios che, per facilità di sintesi, potete trovare elencati in questa immagine:

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Ebbene, è di 7:1 il rapporto considerato ideale per permettere la lettura anche agli utenti con visione alterata. 4.5:1 è invece il valore “minimo” affinché un testo sia chiaramente leggibile almeno da tutti coloro che non hanno impedimenti visivi. Come avrete già intuito, il rapporto di 7:1 non è sostanzialmente rispettato da nessuno: Apple e Google, i due leader tecnologici che sostanzialmente “indirizzano” l’evoluzione tecnica (ed in questo caso estetica) del settore, usano spesso e volentieri un rapporto più basso di 5.5:1 e di 4.6:1 rispettivamente. Marks punta perciò il dito contro i web designers che, sfruttando al massimo la risoluzione elevata dei pannelli LCD di ultima generazione, riempiono pagine e pagine di font sempre più eleganti, sinuosi, sottili e soprattutto tenui. Con buona pace dei nostri occhi.

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I social network tra le pagine dei romanzi

Jake Barnes e Robert Cohn comunicavano attraverso telegrammi. Erano gli anni ’20 del ‘900 quando sulle pagine di Fiesta Ernest Hemingway sceglieva il telegramma come mezzo di comunicazione dei suoi personaggi, che lo usavano spesso durante il corso della storia, per darsi appuntamento. E proprio con un telegramma termina il libro, quando Brett chiede a Jake di raggiungerla a Madrid per raccontargli che lei ed il giovane torero si sono lasciati.

Gli anni passano, e quasi un secolo dopo Cecilia Ahern dedica un intero libero alla comunicazione via email tra i due protagonisti, Rosie e Alex, in Scrivimi Ancora.

Ma anche la mail è superata, oggi.

Ho appena terminato di leggere Equazione di un amore di Simona Sparaco, commovente romanzo edito da Giunti Editore: la protagonista è Lea, una giovane donna (la definisco giovane perché ha la mia età!) aspirante scrittrice, si è sposata con un avvocato tanto fissato con la carriera quanto premuroso con lei, Vittorio, e per seguirlo si è trasferita da Roma a Singapore. Terminato ed inviato il suo primo romanzo a molte case editrici italiane, viene convocata da una di queste per firmare un contratto e lì incontra Giacomo, il ragazzino introverso per cui ha pianto alle superiori, il ragazzo che l’ha sedotta e abbandonata all’Università, la particella a lei affine:

“In fisica quantistica, se due particelle interagiscono tra loro per un certo periodo di tempo e poi vengono separate, non possono più essere descritte come due entità distinte, perché tutto quello che accade a una continua a influenzare il destino dell’altra. Anche ad anni luce di distanza.”

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Sono i social network ad avere un ruolo predominante tra le pagine del libro, specchio della vita dei protagonisti; Bianca, amica del cuore di Lea, scopre che anche se sono passati anni Lea non ha dimenticato quel suo primo amore, e ha continuato a cibarsi di informazioni su di lui attraverso le pagine dei social: Continua a leggere I social network tra le pagine dei romanzi

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La democrazia è morta, Viva la democrazia! (Forse)

La storia culturale e politica dell’Occidente, dall’Illuminismo in poi, è la testimonianza di una lunga e (purtroppo) dolorosa lotta per l’affermazione dei diritti fondamentali dell’uomo e per l’instaurazione di regimi politici stabili. Sistemi di governo che oggi definiremmo, quasi con sincero affetto, “democratici”. Eppure, il quadro sociale degli ultimi decenni potrebbe suonare come un pericoloso campanello d’allarme, a suggerirlo Roberto Stefan Foa – ricercatore per il World Values Survey – e Yascha Mounklecturer di teoria politica ad Harvard University. Infatti, secondo il loro paper dal titolo “The Democratic Disconnect, emerge che, per la generazione dei cosiddetti “Millennials” (i nati dai primi anni ’80 del secolo scorso ai primi anni 2000) il valore del concetto di democrazia è in forte ribasso. Anzi, sembra proprio che il frutto di secoli di pensiero liberale non sia poi così cool.

È essenziale vivere in un Paese governato democraticamente?

Questo quesito, la cui risposta risulta apparentemente banale, è solo uno degli inquietanti interrogativi provenienti dal World Values Survey (da ora in poi “WVS”) un ambizioso questionario di ricerca internazionale che dal 1981 con cadenza annuale mira ad aiutare studiosi, sociologi, economisti e politici nella comprensione dei cambiamenti di pensiero, dei valori e delle motivazioni sociali degli abitanti del mondo, coprendo circa il 90% della popolazione mondiale. Sulla base dei dati del WVS estrapolati da Foa e Mounk, possiamo dare risposta alla domanda che apre questo paragrafo: ebbene, se il 72% dei cittadini americani nati prima della Seconda Guerra Mondiale considera “essenziale” vivere in uno Stato democratico, ecco che i Millennials si attestano su una percentuale del 30%.

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Come si evince dal grafico in figura, il dato europeo è leggermente più confortante ma, sfortunatamente, c’è di più. La democrazia come sistema politico e di diritti civili è addirittura vista come un “cattivo” o “molto cattivo” modo di governare un Paese: è così per il 24% dei Millennials americani e per il 13% dei loro coetanei europei (della fascia 16-24 anni), percentuale che in Europa è cresciuta dell’8% rispetto ai dati estrapolati dai giovani intervistati vent’anni fa (appartenenti alla stessa fascia).

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Estremismo politico ed alternative populiste? Si, grazie!

Se la democrazia ha perso appeal presso i giovani, è soprattutto dovuto al fatto che oggi, i Millennials, probabilmente non conoscono nemmeno il reale significato della parola. Non a caso, tra gli appartenenti alla fascia d’età 16-35 anni, in Europa solo il 38% dichiara di essere interessato alla politica. Va da sé che se l’esercizio del diritto di voto assomiglia sempre più ad uno scomodo privilegio e se la militanza diretta in un partito sembra roba d’altri tempi, è facile intuire come il giovane adulto medio oggi non abbia neanche idea dell’importanza dei valori civili ed umani che sono tutelati solo da una democrazia stabile. Continua a leggere La democrazia è morta, Viva la democrazia! (Forse)

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Rassegna stampa o monitoraggio web?

“Quando è avvenuto il passaggio dalla consegna tradizionale della rassegna stampa, alla consegna digitale via mail con piattaforma online?”. Questa è la domanda che mi ha posto recentemente un nostro cliente affezionato: dopo una ricerca approfondita ho scoperto che si trattava dei primi anni 2000.

Per far questo il passaggio al formato digitale era iniziato necessariamente molto prima, già nel 1995. Direi un ottimo tempo di reazione per una società nata nel 1901!

Abbiamo così implementato il monitoraggio di stampa, radio e televisione, includendo anche le fonti web.

Questo ha inevitabilmente accelerato il rinnovamento di tutto il settore della comunicazione in Italia.

Cosa è cambiato per i professionisti della comunicazione e per gli uffici stampa? Cosa invece è rimasto uguale?

Motori di ricerca e monitoraggio web

Dire che i motori di ricerca e il monitoraggio web hanno cambiato il modo in cui i professionisti della comunicazione lavorano oggi è un eufemismo. Ogni aspetto del loro lavoro é stato radicalmente ridefinito.

Il monitoraggio online ha fatto sì che gli articoli possano essere trovati in modo immediato. Ma se anche le notizie vengono raccolte in modo rapido, il volume della quantità di articoli ha reso più difficile rintracciare le informazioni rilevanti.

Sono nati tantissimi servizi di ricerca e monitoraggio web, progettati per trovare articoli online in modo intuitivo. Tra i nostri clienti c’è stato chi ha chiuso il monitoraggio dicendoci che d’ora in poi Google News sarebbe stato sufficiente per chiunque.

Fortunatamente non è andata così. Ed ecco alcune delle motivazioni per cui, anche per il solo moniotraggio online, il fai da te non è mai raccomandabile.

Il know how

Il volume del materiale presente sul web per qualsiasi termine di ricerca è sterminato e conterrà sempre notizie irrilevanti e superflue. Senza un sistema di catalogazione accurato è impossibile essere altrettanto precisi nella selezione delle fonti rilevanti, che variano a seconda delle necessità e dei settori di interesse.

Affinchè la catalogazione sia efficace è fondamentale un know how approfondito del panorama globale dei media: non qualcosa di automatizzato quindi ma piuttosto un lavoro di squadra costante che mantenga categorie e filtri aggiornati.

La stampa resiste

Diverse pubblicazioni appaiono esclusivamente sulla stampa, o presentano versioni e contenuti diversi sulle loro proprietà on-line rispetto a quelle cartacee. In altri casi i contenuti online sono disponibili solo a pagamento e non compaiono altrove. Anche se le pubblicazioni solo su carta non sono così comuni, possono essere di particolare importanza per alcuni clienti.

La stampa continua a svolgere un ruolo importante a livello internazionale, dal momento che ci sono ancora un sacco di pubblicazioni che non sono interamente online. Qualsiasi azienda che stia cercando di espandere la propria rete di clienti o dipendenti  in altri paesi, dovrebbe indagare ed essere consapevole del ruolo che la stampa gioca in ciascuno dei mercati di riferimento.

Verifica delle fonti

Come può un’agenzia di PR giustificare un prezzo elevato al cliente in modo relativamente facile? Con una rassegna stampa e un monitoraggio web senza sbavature. Per questo è saggio investire del tempo nella verifica di quali pubblicazioni siano importanti per il cliente prima di impostare il servizio di monitoraggio. Può essere costoso e time consuming utilizzare un tool di ricerca online, per scoprire poi che il monitoraggio non copre quella particolare pubblicazione importante per il cliente. Ancora più frustrante sarebbe scoprire che la pubblicazione ha una presenza online, ma non può essere aggiunta al servizio scelto.

Significherebbe dover tornare a controllare quei contenuti ogni giorno per evitare di perdersi qualcosa di importante. Considerare tutte le variabili prima di partire con un nuovo progetto di comunicazione è importante.

Per molti clienti, in particolare quelli che operano in settori di nicchia è improbabile che il monitoraggio della stampa potrà mai diventare superfluo.

Come scegliere?

E’ più importante risparmiare sul budget per la rassegna stampa o utilizzare quel tempo per curare i dettagli e dare spazio alla creatività?

Quello che è certo è che con ore in più da dedicare alla creatività e ai dettagli della vostra campagna l’eco sui media può incrementare in modo drammatico.

 

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Video Killed The Radio Star?

1° agosto 1981 ore 00.01: MTV va in onda negli Stati Uniti trasmettendo il suo primo videoclip. Scelto non a caso come canzone-manifesto, il brano dei The Buggles profetizzava la fine delle star radiofoniche a favore di quelle televisive, le parola e le note sostituite inesorabilmente dall’immagine.mtv

Dopo 35 anni le radio sono più vive che mai, mentre MTV ha annullato la programmazione dei video musicali in favore di talk-show, reality-show e fiction.

Non solo, è talmente importante la crescita e l’impulso del settore radiofonico nell’industria 4.0, che Agcom sta spingendo affinché il Governo stabilisca una data certa per il Dab (Digital Audio Broadcasting). L’iniziativa è fortemente caldeggiata da StMicroelectronics, produttore nella divisione auto dei chip per la ricezione radio (ricordiamo che la maggior parte degli ascolti radiofonici avviene proprio in mobilità) e da Calearo fornitore dei sistemi di antenna per tutte le principali case automobilistiche mondiali.

Inoltre grandi investimenti si sono mossi dal punto di vista editoriale e pubblicitario con l’acquisizione recente da parte di Mediaset del gruppo Finelco, diventata di fatto proprietaria di Radio 105, Radio Montecarlo, Virgin Radio e Radio 101. La raccolta pubblicitaria costituisce il 74% delle entrate complessive dell’offerta radiofonica (fonte AGCOM).

La radio ha saputo rimanere al passo coi tempi, trasformarsi, adattarsi, reinventarsi, innestandosi perfettamente nell’era digitale, anzi crescendo sempre di più (grazie proprio allo sfruttamento di tutte le piattaforme disponibili: analogico, digitale, web, tablet, smartphone, tv). E’ cambiato lo strumento di ascolto (il classico elettrodomestico spesso integrato con la sveglia, la Top Table) per lasciare il posto ad uno strumento affine alla famiglia dell’elettronica di consumo, il cui supporto tecnologico ha favorito la crossmedialità tra il broadcast radiofonico, le piattaforme digitali per il podcasting e i social network (il tutto seguendo la logica dell’ascoltare, vedere e condividere).

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La radio vive perché accompagna la giornata di ognuno di noi in tutti i suoi spostamenti, confermandosi compagna di sempre, fortemente in simbiosi con l’individuo e la società.

Radiomonitor ha pubblicato i dati di ascolto delle emittenti italiane nazionali e locali nel periodo gennaio-giugno 2016. In Italia sono 35,6 milioni gli ascoltatori quotidiani del mezzo, con un incremento sul 2015 pari all’1,9%. La top five risulta composta da Rtl102.5, Radio Deejay , Radio105. Rds rispetto al 2015 perde due posizioni, scivolando dalla seconda alla quarta piazza, seguita da Radio Italia stabile al quinto.

Questi dati parlano chiaro e ancora più chiaro parlano le canzoni, giacché 5 anni dopo l’uscita di Video Killed The Radio Star, i Queen risposero a colpi di rock con un vero e proprio inno nato per contrastare lo strapotere di MTV.  Una hit di quelle immortali che ancora oggi, in tutto il mondo, universalmente, si canta battendo le mani a tempo di musica: stiamo parlando di Radio Gaga.

Radio what’s new?
Radio, someone still loves you

 

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