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Blog de L'Eco della Stampa Posts

Crisis management, Marchionne sale in cattedra per FCA

Dopo la crisi Volkswagen, che abbiamo già analizzato qui, è giunta l’ora di Fiat Chrysler Automobiles.

L’EPA, Environmental Protection Agency, ha comunicato ieri che FCA ha illegalmente installato un software per truccare le emssioni su circa 104.000 pickup e SUV.

Sembra che siano stati installati otto diversi software su questi veicoli, causando la fuoriuscita di emissioni nocive di ossido di azoto.

“Questa è una violazione grave e manifesta del Clean Air Act”, ha detto Cynthia Giles, assistente amministratore per l’Office of Enforcement and Compliance Assurance dell’EPA. “Non vi è alcun dubbio che stanno contribuendo all’inquinamento illegale”.

Sergio Marchionne ha risposto subito all’EPA contattando i media con grande tempismo.

Nelle sue dichiarazioni si è dimostrato offeso dagli attacchi dell’agenzia “incredibilmente belligeranti” verso il settore automotive. Ha sostenuto che FCA non ha fatto nulla illegalmente, cercando di dissipare qualsiasi confronto con la crisi di Volkswagen.

“Non c’è nulla in comune fra la realtà Volkswagen e quello di cui stiamo discutendo qui,” ha detto. La definisce “una sciocchezza assoluta” e accusa chi non è d’accordo con lui “di fumare sostanze illegali”.

Ha insistito sul fatto poi che Fiat Chrysler è stata sempre onesta e trasparente: “Stiamo cercando di fare un lavoro onesto. Non stiamo cercando di infrangere la legge”.

Marchionne ha anche respinto l’idea che siano stati dipendenti disonesti a tramare per causare la violazione delle leggi di EPA. “Se avessi trovato un tipo del genere, lo avrei appeso alla porta”.

Questo intervento quasi furente ma con un ottimo tempismo ha aiutato a ridimensionare uno scandalo che altrimenti poteva esplodere in misura ancora maggiore.

Se le prime dichiarazioni fossero giunte dopo la stesura degli articoli più pesanti, pochi  le avrebbero considerate ed avrebbero comunque avuto un’accoglienza peggiore.

Invece molti analisti si sono schierati a favore di FCA, rimarcando la netta differnza con il caso Volkswagen.

Fiat Chrysler ha comunicato di aver proposto ad EPA di voler sviluppare correzioni al software per “migliorare ulteriormente le prestazioni di emissioni”, perché intende “risolvere la questione modo giusto ed equo”.

Nei test di laboratorio, i veicoli FCA sono conformi allo standard, ma ad alta velocità e nella guida estesa, violano i regolamenti.

L’EPA ha detto di aver scoperto le presunte violazioni espandendo i suoi test sulle prestazioni dopo lo scandalo Volkswagen.

L’autorità può multare le case automobilistiche fino a 44 dollari per veicolo per le peggiori violazioni del Clean Air Act nel caso che il software installato sui veicoli si qualifichi come “impianto di manipolazione” illegale ai sensi delle leggi degli Stati Uniti.

Volkswagen nel frattempo ha ammesso di aver aggirato le leggi di emissioni su più di mezzo milione di veicoli e ha accettato di insediamenti civili e penali per un totale di quasi 22 miliardi di dollari.

“Per essere onesto, penso che questo caso sia stato gonfiato a dismisura”, ha detto Marchionne. “Trovo che questo sia una bizzarra caratterizzazione delle attività di FCA, e difenderemo il nostro comportamento”.

C’è da dire che, a differenza del caso Volkswagen, l’EPA non ha ordinato Fiat Chrysler di fermare le vendite di veicoli diesel accusati di violazioni.

Non è la prima volta che Marchionne prende una posizione combattiva contro un’agenzia di regolamentazione federale. Lo aveva già fatto contro la National Highway Traffic Safety Administration che nel 2013 aveva raccomandato un richiamo di 2,7 milioni di Jeep SUV per i serbatoi potenzialmente pericolosi.

Si tratta quindi di una strategia già adottata, che abbinata al tempismo della comunicazione sembra mantenere il controllo della situazione in modo molto efficace.

 

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Zuckerberg e i buoni propositi per il 2017

Come uscire dalla propria “comfort zone” nel 2017? “Visitare tutti gli stati  americani parlando con più gente possibile”.

Questo è quanto Zuckerberg ha presentato come una delle sue risoluzioni per il nuovo anno, cioè gli impegni che prende con se stesso, e in genere mantiene, come quello preso in passato di imparare il mandarino.

Per decenni la tecnologia e la globalizzazione ci hanno reso più produttivi e connessi. Questo ha creato molti vantaggi ma per molti ha anche reso la vita più difficile contribuendo al più grande senso di divisione mai visto in vita mia. Dobbiamo trovare come cambiare le regole del gioco in modo che funzioni per tutti.

Una causa davvero nobile che ha portato a ipotizzare una discesa in politica del fondatore di Facebook.

Si tratta anche di un cambiamento notevole nella sua strategia di comunicazione in quanto personaggio pubblico.

Proviamo a comparare la frase di seguito con la famosissima immagine di Mark che passeggia in mezzo al pubblico al Mobile World Congress di Barcelona tenutosi a Febbraio 2016.

3 Gennaio 2017: “Dopo un anno tumultuoso, la mia speranza imboccando questa sfida è di uscire dagli schemi e parlare con più persone possibili di come vedono la vita di tutti i giorni, il lavoro e i pensieri per il futuro.”

21 Febbraio 2016

Mark all’epoca aveva condiviso la foto dal suo profilo ufficiale.

Sia la foto in se sia il fatto che lui l’abbia ritenuta così bella da pubblicarla sul suo profilo hanno probabilmente danneggiato la sua immagine, accostandolo pericolosamente alla figura di un guru che manipola le menti inermi degli spettatori.

Ma andiamo per gradi seguendo gli ultimi sviluppi del pensiero di Zuckerberg dopo le sorprendenti elezioni americane e lo scandalo delle notizie false su Facbook.

Dopo la vittoria di Trump, Mark ha dapprima ignorato le critiche sulle notizie false che avrebbero aiutato Donald, ma si è poi mobilitato per correggerle.

Qualche settimana fa non è andato alla riunione che il presidente eletto ha tenuto con diversi leader della Silicon Valley, per siglare la pace post elettorale e lavorare insieme per il futuro del paese.

Mark ha anche rivelato di non essere più ateo. Ora si considera ebraico e ritiene che la religione abbia un ruolo importante nelle vite degli esseri umani.

Sembra in effetti in corso una profonda evoluzione personale anche se è comunque difficile ipotizzare una sua discesa in politica.

Speriamo davvero che tutto questo sia autentico e che il processo di umanizzazione si rifletta negli sviluppi  futuri del suo progetto numero 1, ovvero Facebook.

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Un’ Eco di Buone Feste da noi

Mancano poche ore: non c’è la neve ad accompagnarci qui a Milano, ma il freddo e la musiche di Natale trasmesse direttamente online da Youtube nei nostri uffici creano aria di festa.

E così anche noi, finalmente, festeggiamo: sì, perché dietro la rassegna stampa, dietro le migliaia di articoli che ogni giorno vi mandiamo, dietro alle email, ai pc, ai telefoni ci sono tanti volti, tante persone, che tutto l’anno vi accompagnano con le loro voci, le loro parole, la loro presenza qui a L’Eco della Stampa.

Oltre 200 persone che, in un modo o nell’altro – chi leggendo, chi impaginando, chi parlando con voi – hanno a cuore la vostra soddisfazione, 365 giorni l’anno.

E non c’è modo migliore che utilizzare il nostro blog per augurare a tutti voi, vicini o lontani, i nostri auguri di Buone Feste, per un 2017 insieme.

(Nelle foto parte dello staff commerciale e servizio clienti de L’Eco della Stampa)
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Dopo i social è il turno di Reuters: il nuovo algoritmo riconosce le storie “vere”

Qualche settimana fa, vi avevamo raccontato di come Facebook e Google abbiano preso posizione “ufficialmente” nel fenomeno dilagante delle fake news. Tali contenuti virali sono portatori sani di cattiva informazione e rappresentano sempre più un vero e proprio business da arginare per il bene della politica, del giornalismo e della società stessa.

Ora tocca ad un nuovo player strategico del mercato dell’informazione scendere in campo per migliorare la qualità delle notizie che invadono il web.

Reuters News Tracer: il “cane” addestrato a fiutare la verità

Per una delle più importanti agenzie stampa del mondo, è un “asset aziendale” decisivo quello di essere la prima a dare notizia di un evento di importanza globale e di riuscire a “coprire” il fatto nel suo intricato sviluppo. Ne va della reputazione, ne va del valore del titolo sul mercato azionario. Per questi motivi, l’inglese Reuters ha impiegato gli ultimi due anni nel realizzare un sofisticato algoritmo: il Reuters News Tracer consente di scandagliare Twitter e di distinguere i tweet che rappresentano testimonianze autentiche ed in tempo reale di eventi in rapido svolgimento dai “cinguettìi” che sono invece delle voci fasulle nel coro.

Come funziona? Il fatto che un tweet provenga da un account “verificato” (uno di quegli account con una piccola coccarda blu accanto al nome utente, per intenderci) o meno, oppure che rimandi a link esterni o contenga immagini, sono solo due esempi dei 40 diversi criteri di valutazione che contribuiscono a stabilire la bontà dell’informazione contenuta nei 140 caratteri. Incrociando le caratteristiche dei tweet con questi parametri, l’algoritmo è in grado di attribuire un punteggio: al di sopra di una certa soglia, tutti i tweet riconducibili alla stessa storia vengono raggruppati e solo a quel punto interviene lo staff editoriale di Reuters per pubblicare una sua prima breaking news.

Reg Chua, Executive Editor of Editorial Operations/Data and Innovation

Come ha dichiarato a NiemanLab Reg Chua di Reuters, “con la proliferazione di smartphone e social media, ci sono molti più testimoni per molti più eventi: noi non possiamo seguirli tutti. Il nostro strumento ci aiuta ad alleggerire parte del fardello della testimonianza e lascia ai giornalisti la possibilità di concentrarsi su quel lavoro che rappresenta il valore aggiunto”.

Il messaggio è semplice: se il giornalismo vuole sopravvivere e, ancor di più, garantire qualità editoriale ai suoi lettori, deve saper filtrare e comporre in modo organico le testimonianze frammentate dei “citizen journalists” sparsi ovunque nel mondo.

 

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Sully, Andrea Doria e le assicurazioni cattive

Avete già visto il film Sully? Se la risposta è no ve lo consiglio.

Sully racconta la storia vera della miracolosa manovra compiuta dal comandante Chesley Sullenberger che ha evitato la fine in tragedia del volo US Airways 1549. Il 15 Gennaio del 2009 dopo pochi secondi dalla partenza entrambi i motori subiscono un’avaria: il comandante è in grado di far atterrare l’aereo nel vicino fiume Hudson salvando la vita di tutti i passeggeri.

Questo è quanto succede nella prima parte del film.

Nella seconda parte assistiamo ad un processo di accusa portato avanti contro il comandante per interessi economici. L’intento è quello di dimostrare l’errore umano contro l’errore della compagnia. Alla fine il comandante ne esce alla grande ed il film si chiude con un feel positivo che mette comunque in discussione la figura dell’eroe contemporaneo.

Come detto il film parla di una storia vera e recente. Ma è andata veramente così? Non del tutto. Sembra certo che il comandante Sullenberger non abbia provato niente di simile alle scene di accusa mostrate nel film (anche se è possibile che il suo stato d’animo sia stato reso nel modo giusto).

Tom Hanks a confronto con Chesley Sullenberger

Il film Sully mi ha fatto tornare alla mente un evento simile, una tragedia che poteva avere dimensioni totalmente diverse se non fosse stato per la destrezza di un uomo solo al comando.

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L’auto “verde” seduce gli italiani

I motori ecologici sono il tema più trattato sui media in relazione all’auto, alla sicurezza stradale dedicati solo 1/5 degli spazi riservati all’auto green

Le auto ecologiche sono il chiodo fisso degli italiani: anche se pochi le acquistano, tutti vogliono conoscerle e saperne di più. Benché infatti i veicoli ibridi ed elettici siano solo il 2,2% di quelli immatricolati nel Paese nell’ultimo anno[1], l’alimentazione “pulita” rappresenta il tema di cui si è parlato di più sui media nel 2016 in relazione al settore automobilistico. I motori green hanno generato più interesse della tecnologia in auto e soprattutto della sicurezza stradale che, pur rappresentando un’emergenza sociale con 3.428 vittime solo nell’ultimo anno[2], ha fatto registrare un’attenzione molto inferiore. È quanto emerge da uno studio sul settore automotive condotto in occasione del Motor Show di Bologna dal  nostro team di monitoraggio ed analisi, che ha considerato tutti gli articoli apparsi sulle principali pubblicazioni stampa e web nel corso dell’anno[3].

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Motori ecologici: elettrico su tutti.

Sono stati oltre 187.000 gli articoli che giornali e siti web hanno dedicato, da gennaio a oggi, alle auto ecologiche. In particolare a generare interesse è soprattutto l’alimentazione elettrica, citata in ben 78.218 articoli. Ampio spazio anche alla futuristica auto solare, con 19.471 pezzi. Seguono i carburanti alternativi più diffusi, metano e GPL, rispettivamente a quota 6.394 e 5.723. All’idrogeno sono dedicati 3.301 articoli.

Tecnologia: curiosità per la guida autonoma.

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Anche i supereroi twittano!

In questi giorni è sbarcato in Italia, più precisamente al Forum di Assago il Marvel Universe LIVE! Super Eroi in Azione, uno spettacolo per famiglie che ha per protagonisti i supereroi della Marvel come Hulk, Iron Man, Capitan America e tanti altri.

Dopo aver visitato 85 città negli Stati Uniti in un anno e mezzo, per un totale di 2 milioni di spettatori, lo show ha raggiunto anche i bambini italiani, che in fila, travestiti con le maschere dei loro beniamini si accalcavano in questi giorni per godersi lo spettacolo.

Tra quei genitori ieri c’ero anche io: dopo aver investito quasi quanto per un concerto di Vasco Rossi (il costo dei biglietti non era molto economico) ho potuto anche io seguire le avventure di quelli che sono i personaggi che ormai invadono la mia casa da qualche mese a questa parte, gli Avengers.

La voce fuori campo sin da subito ci ha avvisati che non si trattava di uno spettacolo qualunque: sono stati utilizzati infatti effetti speciali di ultima generazione con robotica d’avanguardia, sofisticata tecnologia di proiezione e numeri acrobatici. Gli attori erano tutti motociclisti, acrobati, super-dinamici, e più d’una volta sono letteralmente saltata in aria (stringendo io la mano del mio bimbo, anziché il contrario!) agli scoppi di petardi e fumo.

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Al mio segnale, scatenate l’inferno: Black Friday e Cyber Monday 2016 da record

Si è chiuso da pochi giorni uno dei periodi di shopping più memorabili di sempre: la combinazione di Ringraziamento, Black Friday, Cyber Monay ha sancito l’inizio del periodo di spese natalizie in grande stile. Se il Black Friday è ormai una tradizione esplosa negli USA negli anni ’80 per il Cyber Monday possiamo parlare (ancora per poco) di una consuetudine nata su internet nel 2005 grazie ad un sito di Ecommerce.

Il Venerdì nero e Lunedì cyber sono ormai di due appuntamenti fissi che danno rispettivamente il via a 24 ore di forti saldi su ogni tipo di prodotti.

Il boom del “mobile shopping”

Per snocciolare dei dati interessanti sull’ultimo Black Friday ci appoggiamo al report di Adobe Digital Insights, branca del colosso USA Adobe che si occupa proprio di indagini e ricerche sul mercato digitale. I numeri di vendita USA ci raccontano di un record stabilito dai dispositivi mobili: per la prima volta nella storia, in un singolo giorno sono stati effettuati acquisti da mobile devices superiori ad un miliardo di dollari (1.2B$, per l’esattezza). Cifra monstre che è pari al 36% delle vendite totali americane avvenute online nella giornata di venerdì (3.34B$).

L’analisi di Adobe testimonia come l’accesso al web sia ormai tutt’altro che una prerogativa dei PC e come i consumatori siano sempre più propensi ad acquisti “istantanei” ed impulsivi agevolati dalla facilità d’uso di applicazioni e siti web disegnati per smartphone e tablet: un e-commerce più user-friendly che ha un impatto positivo sul mercato, come conferma il +21.6% di crescita annua delle vendite online rispetto allo scorso anno.

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Come è andata invece per il Cyber Monday?

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Il Referendum sui media

Poco più di 1 articolo su 2 parla di riforme, l’Italicum pesa più del futuro del governo.

Da aprile quasi 200.000 articoli dedicati alla consultazione del 4 dicembre: quella del Senato è la riforma più discussa, l’attenzione è alta soprattutto al Nord.

Il referendum non è solo riforme: è quanto emerge analizzando i temi più discussi sui media italiani in relazione alla consultazione del prossimo 4 dicembre, dove non sempre protagoniste del dibattito sono le modifiche all’assetto costituzionale sulle quali i cittadini saranno chiamati a esprimersi. Lo rileva il nostro studio che ha analizzato gli articoli pubblicati sulle principali testate stampa e web dal mese di aprile al 23 novembre 2016[1].

L’attenzione del Paese è senza dubbio molto alta, basti pensare che al referendum sono stati dedicati ben 199.718 articoli in meno di 8 mesi: una febbre che è cresciuta soprattutto a partire dal 26 settembre, quando è stata annunciata la data della consultazione. Tra i pezzi pubblicati sulle testate stampa e web, però, solo il 59% si occupa nello specifico delle riforme previste dalla legge Renzi-Boschi. Tra gli altri temi messi in relazione al referendum, spicca soprattutto l’Italicum che è addirittura più discusso di quello che sarà il futuro del Governo Renzi dopo il voto del 4 dicembre.

La riforma di cui si è parlato di più è in ogni caso quella del Senato, che appare in 34.887 articoli. Seguono le modifiche previste in tema di Regioni, discusse in 23.333 casi. Molto distaccati i temi dell’abolizione delle Province (7.964 pezzi) e del CNEL (5.987). La modifica relativa all’elezione del Presidente della Repubblica si attesta solo a quota 3.418 articoli. Poca attenzione agli aspetti della riforma che toccano referendum propositivo e leggi di iniziativa popolare, entrambi citati in poco più di 1.000 casi.

protagonisti

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In prima linea per la difesa delle donne

Oggi si celebra la Giornata Mondiale contro la violenza sulle donne.

Si tratta di un argomento delicato e al tempo stesso difficile da affrontare. Se da un lato suscita rabbia pensare che esistano questo tipo di problemi, dall’altro è allarmante anche solo dover pensare di doversi difendere dal pericolo generato da uomini violenti, quasi come se l’incapacità di reagire possa diventare una colpa. Purtroppo l’esigenza di difendersi può nascere dalla propria paura, soprattutto di notte.

All’Eco della Stampa lavorano molte donne, e molte donne lavorano di notte. Da sempre. Molti anni fa, quando ancora non esistevano i cellulari, le lavoratrici del turno notturno erano fornite di un fischietto con cui potevano dare l’allarme in caso di pericolo per strada. L’azienda è sempre stata molto sensibile al tema della sicurezza delle proprie dipendenti e ancora oggi si batte affinché possano sentirsi più sicure nel tragitto per recarsi al lavoro.

Per questo L’Eco della Stampa ha organizzato un corso di autodifesa tenuto da Milano Difesa Personale.

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Colpi e parate, un momento del corso tenuto presso L’Eco della Stampa

Il programma dei corsi è molto articolato e si sviluppa partendo dalle nozioni legali fino ad arrivare ai colpi e alle parate da mettere in pratica in caso di estrema necessità.

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