Il caso della Formula 1

“Che cosa fanno i social media? Non producono denaro, per cominciare… Da quando la gente ci ha rotto le palle riguardo i social media, ho dato un’occhiata a questo Twitter e non ci ho visto nulla… Come può questo aiutare la Formula 1?” parola dell’85enne Bernie Ecclestone.

Ora che l’unico mezzo per assistere alla F1 è a pagamento e che l’attenzione verso lo sport ha raggiunto i minimi storici, qualcosa si è mosso: il patron Ecclestone ha dovuto arrendersi e organizzare una ”entità” (così la chiama) che si occupa solo ed esclusivamente di social media (ben 8 persone!).

Grazie al profilo Twitter @F1 aperto dal 2009 ma effettivamente in uso solo da pochi mesi, dal Gran Premio di Singapore a fine stagione ci sono state più di 80 milioni di “interazioni”. Per quanto riguarda YouTube vade retro! Non se ne parla neanche di poter vedere spezzoni di gara gratis! La Formula 1 resta quindi notevolmente indietro rispetto ad altri sport.

Il paradosso è che la F1 in realtà, grazie alla tecnologia sviluppata nei laboratori di ricerca, ha cambiato la vita quotidiana delle persone con soluzioni straordinarie: la fibra di carbonio, lo studio dell’efficienza pit-stop per organizzare al meglio una sala operatoria e tanto altro… Un confronto più aperto con il proprio pubblico porterebbe certamente maggiore interesse e sarebbe anche l’occasione per raccogliere tutto ciò di buono che è stato seminato.

Scambiarsi le informazioni, far circolare il sapere, cooperare. Bernie forse se ne è reso finalmente conto? Senza pubblico chi guarderà la pubblicità? E senza sponsor come camperà la Formula 1? Siamo proprio sicuri che i social non producano business?