Quando blog e forum curano più dei dottori

Occupandomi di monitoraggio dei social media scopro ogni giorno l’utilità che ciascuna tipologia di azienda trova in questi sofisticati strumenti di screening della rete, e che sono i più svariati.

C’è l’azienda di carne che controlla i social alla caccia delle congiure vegane, c’è l’azienda di abbigliamento sportivo che li utilizza per fare uno screening dei possibili influencer, per accaparrarsi i migliori e metterli a contratto, battendo la concorrenza.

C’è l’azienda siderurgica che ha varie sedi nel mondo che ne sfrutta le potenzialità quasi fosse il primo modo per comunicare con l’esterno, carpendo prima dalla rete che dai dipendenti le notizie ufficiali ed i rumors.

E poi c’è l’azienda farmaceutica.

Cosa può fare un’azienda farmaceutica con il monitoraggio social? Dei farmaci non si può parlare molto, ed inoltre esistono gli informatori del farmaco: in 15 minuti di appuntamento parlano con il medico e riescono ad avere tutte le informazioni utili su come stanno i pazienti e sull’umore dei care giver, per comprendere le esigenze del mercato.

Figure preziose gli informatori, ma basteranno?

Ho un esperienza diretta su questo tema: non sempre i malati parlano con i propri medici, non sempre dicono davvero tutto.

Per alcune malattie importanti (le degenerative come sclerosi multipla, o il parkinson) non sempre è facile convivere con la realtà.

A volte i caregiver – la moglie, il marito, il figlio, la figlia – sono gli unici che sanno davvero la situazione che vive il paziente a casa, tra le mura domestiche.

Perché col medico ci si imbarazza a farsi sentire vulnerabili, a dire davvero tutta la verità.

Per altre malattie o disfunzioni, poi, c’è addirittura la vergogna a chiedere: parliamo in particolare di ciò che riguarda la sfera del sesso.

E allora è qui che i social media diventano importanti: i forum, i blog, alcune pagine social nello specifico diventano i nuovi “amici”, quelli a cui chiedere consiglio, quelli con cui sfogarsi, quelli da cui cercare conforto.

Perché avendo gli stessi problemi sono gli unici a capire veramente.

Nell’era dei social scompaiono gli amici reali, diventano amici di facciata “alla Facebook”, a cui dire che va tutto bene, su cui postare solo foto allegre, al sole, piatti invitanti cucinati, sorrisi ironici di compagnia.

Nascono invece amici sconosciuti, a cui raccontare gli aspetti più tristi, con cui condividere i fardelli e da cui aspettarsi conforto.

È la nuova era, e per quanto criticabile è ormai difficile comportarsi diversamente; ed è in questa nuova era che si collocano le aziende, che traggono spunto da queste confessioni in rete per puntare ad obiettivi importanti: creare nuovi prodotti che aiutino a risolvere questi problemi, o almeno a migliorarne la vita.