The Independent: addio alla versione cartacea

Oggi a L’Eco della Stampa ci siamo sentiti vicini ai cittadini d’oltre Manica nel percepire la mancanza di una storica testata dell’editoria britannica: sabato 26 marzo è stata infatti pubblicata l’ultima edizione tradizionale dell’amatissimo quotidiano The Independent, che d’ora in poi vivrà soltanto nella sua versione online.

ind4Queste le parole con cui la redazione ha inaugurato la nuova avventura digital-only:

For three decades
we have combated hypocrisy, ignorance, tyranny,
poverty, cliche, deceit and celebrity nonsense.
If you care for what we’ve done,
join us in the fight – online.

Nonostante la giovane età, l’Independent – soprannominato affettuosamente “Indy” – si è distinto più volte per le sue scelte coraggiose: fondato nel 1986, ha da subito raggiunto una posizione importante nel panorama della stampa britannica. Le prime pagine accattivanti, con forti pezzi d’opinione, gli sono valse l’appellativo di “viewspaper” e, insieme alla grande attenzione per le immagini fotografiche, ne hanno fatto in breve un esempio di modernità. Nel 2003, poi, il formato broadsheet (il nostro “formato lenzuolo”, a nove colonne) della testata venne modificato a favore di quello compact, più maneggevole e dalle dimensioni simili a quelle dei tabloid: scelta temeraria, perché rischiava di avvicinare l’immagine del quotidiano a prodotti di livello più basso, ma accolta con favore dai lettori.

Pur senza raggiungere la diffusione del suo concorrente più anziano, The Guardian, l’Independent ha sempre potuto vantare tra le sue firme grandi giornalisti, godendo di notevole prestigio. La sua formula però non è mai riuscita a raggiungere una piena sostenibilità economica.

L’attuale proprietario, l’anglo-russo Evgeny Lebedev, ha cercato di trasmettere l’idea che il passaggio all’edizione online rappresenta un cambiamento positivo, una scelta volta alla modernità e non una mossa imposta dalle perdite. Insieme ad Amol Rajan, che diventerà responsabile della versione digitale, Lebedev ha descritto questa novità come «l’ennesima mossa portata avanti dall’Independent nel suo ruolo pionieristico all’interno dell’industria editoriale».

Sembra però che soltanto 30 giornalisti passeranno a lavorare all’edizione digitale, mentre altri 100 perderanno il loro posto di lavoro. Tra questi, riporta il Guardian, potrebbero esserci anche collaboratori storici come Robert Fisk – il primo giornalista occidentale a intervistare Osama bin Laden nei primi anni ‘90 – e l’irlandese Patrick Cockburn, vincitore dei Biritish Journalism Awards nel 2014, con il merito di aver portato agli occhi dell’opinione pubblica l’emergenza ISIS prima di chiunque altro.

Le nuove posizioni aperte presso la redazione online sono rivolte soprattutto a figure capaci di creare contenuti sia giornalistici, sia di native advertising. Generalmente questo tipo di attività sono separate dalla redazione principale: pare invece che all’Independent i nuovi assunti avranno allo stesso tempo responsabilità editoriali e commerciali.

Le reazioni su Twitter da parte di dipendenti, ex-dipendenti, collaboratori, colleghi di altre testate e lettori affezionati sono state numerose: per molti è la nostalgia a prevalere, altri invece concordano con Lebedev nel vedere ancora una volta il quotidiano inglese nel ruolo di pioniere.

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Anche il Guardian ha detto la sua, pubblicando un editoriale che onora il percorso del suo storico rivale e si posiziona piuttosto criticamente nei confronti delle nuove evoluzioni del giornalismo, ammettendo però che l’Independent potrebbe aver davvero aperto la via verso un destino che incombe su tutta la stampa.

Per assecondare il mood nostalgico, ecco un articolo con la raccolta delle fotografie più belle apparse dal 1986 sull’Independent, che ha salutato i lettori della sua ultima edizione tradizionale con questo motto:

Our work goes on,
our mission endures, the war still rages,
and the dream of our founders shall never die.