6 tecnologie emergenti che traformeranno le esperienze digitali

Siamo tutti consapevoli dell’immenso impatto che la tecnologie hanno sul modo in cui interagiamo con i brand.

Pensiamo ad alcune delle prime invenzioni tecnologiche: il telefono nel 1876 e la televisione nel 1926. Oltre agli ovvi vantaggi per le persone, offrivano alle aziende un modo semplice per connettersi con i consumatori a un livello più intimo, dalla comodità delle loro case.

Andiamo avanti fino alla fine degli anni ’70, quando i primi personal computer appaiono sul mercato e ancora al 1991, quando Internet (World Wide Web) diventa disponibile in tutti il mondo.

Entrambe queste innovazioni ha portato con sé cambiamenti drammatici.

L’ultima ondata di disruption tecnologica è arrivata con gli smartphone, quando Apple lanciò il primo iPhone nel 2007 . Da quel momento in poi ognuno di noi ha scelto di avere un personal computer sempre con se, nella propria tasca.

Un decennio dopo, il livello di disruption raggiunto dalla tecnologia sembra un thriller di fantascienza. Cuffie che trasportano una persona in un’altra realtà (virtuale), dispositivi indossabili che misurano dati biometrici, macchine che possono apprendere dai big data e chattare con i clienti e software in grado di individuare i volti nelle foto fanno tutti parte della nuova normalità.

Stiamo entrando in una nuova frontiera della tecnologia che trasformerà il business e ci permetterà di essere più connessi, creativi e produttivi che mai. Di seguito abbiamo raccolto le sei tecnologie che pensiamo avranno un impatto più duraturo.

1. Realtà virtuale

L’ingresso della realtà virtuale nella nostra vita reale procede a ritmo sostenuto.

Molti marchi la utilizzano come mezzo per assumere nuovi talenti. Se ad esempio il luogo di lavoro si trova in una bella posizione, high-tech o dispone di molti servizi, la realtà virtuale è particolarmente efficace per convincere i candidati a lavorare lì.

Con lo stesso meccanismo, i college usano la VR come mezzo per attrarre gli studenti, sia che si trovino in un altro stato o in tutto il mondo.

L’esercito degli Stati Uniti usa invece la realtà virtuale per illustrare la vita di un soldato in un modo emotivamente affascinante.

I brand che operano nell’ambito del turismo sono interessati a questa tecnologia per la sua capacità di trasmettere un senso di spazio e bellezza realistica.

Esistono anche tanti casi riusciti di utilizzo per la presentazione ai consumatori di nuovi prodotti.

Uno dei risultati della digitalizzazione è che ora i consumatori si aspettano di essere in grado di interagire con i marchi tramite mobile. Mobile dove la realtà virtuale funziona alla grande, grazie alla sua versatilità ed utilizzo in mobilità.

Tra 10 anni però lo smartphone potrebbe non esistere più, sostituito da qualcosa di completamente virtuale. Un paio di occhiali leggeri, un orologio o un auricolare proietteranno la realtà virtuale completamente guidata da comandi vocali.

Lo schermo fisico potrebbe diventare presto un concetto obsoleto.

2. Riconoscimento vocale

Google ci dice che il 20% delle query mobile provengono da ricerche vocali. Inoltre, Alexa di Amazon adesso è ora incorporata con dispositivi non-Amazon, come smart home hub, auto e interfacce bancarie.

Possiamo tranquillamente affermare che oggi parliamo più di prima, anche grazie alle tantissime possibilità che i mezzi digitali ci mettono a disposizione.

Ci stiamo muovendo verso una realtà in cui avremo un assistente digitale sempre disponibile per noi: potrebbe essere il futuro della vendita.

Già oggi ci sono aziende che stanno costruendo elettrodomestici compatibili con Alexa. Burger King e Pizza Hut stanno sperimentando diverse forme di transazioni vocali.

Ma è ancora presto per trovare casi applicativi di successo per quanto riguarda gli acquisti guidati dalla voce.

Il futuro delle comunicazioni vocali potrebbe essere risolto dagli algoritmi di apprendimento automatico per comprendere le parole.

Si chiama NLP (Natural Language Processing) ed è un ambito dell’informatica che si occupa di gestire l’interazione vocale tra esseri umani e computer.

Arriverà il giorno in cui gli algoritmi non solo comprenderanno quello che viene detto, ma soprattutto il modo in cui viene detto? L’inflessione del tono e tutte le altre caratteristiche che aggiungono significato alle parole emesse potrebbero far parte del processo di comprensione.

3. Machine Learning

Le aziende stanno capendo che il machine learning, un sottoinsieme dell’intelligenza artificiale, può aiutarli a sondare le opportunità nascoste, accelerare i processi noiosi e identificare quali dati sono importanti.

L’Eco della Stampa utilizza già il machine learning per tantissimi compiti:

  • L’individuazione del sentiment automatico dei segmenti di testo, sia per quanto riguarda gli articoli che per i post o tweet
  • Riconoscere l’argomento ed il settore di mercato attinenti agli articoli stampa e web
  • Allenare il nostro sistema di riconoscimento dei loghi e tratti facciali per essere efficace anche quando le immagini appaiono in movimento o distorte

Il nostro punto di vista è che l’intelligenza artificiale amplificherà la creatività e l’intelligenza umana, non la sostituirà. Libererà dai compiti banali e ci aiuterà a far emergere quella natura creativa unica che solo gli umani possono avere.

Altri casi di uso comune per l’apprendimento automatico oggi sono la segmentazione intelligente del pubblico e l’apprendimento automatico delle capacità di problem solving.

L’opportunità più rivoluzionaria nell’ambito del machine learning futuro sarà probabilmente la creazione automatica dei contenuti.

Se devi creare 150 banner pubblicitari, 20 campagne e-mail e post su Facebook e Instagram, quanto è faticoso creare manualmente ogniuno di questi?

Pensiamo a sistemi che generano automaticamente i titoli e li trasformano automaticamente in diversi formati per i diversi tipi dimedia. Dal punto di vista della media intelligence, raccogliere informazioni basate sul rendimento di tali annunci aiuterebbe il processo di ottimizzazione automatica.

Forse, le macchine del futuro saranno in grado di anticipare e aiutare i marchi a comprendere le esigenze dei consumatori in anticipo.

4. Chatbots

L’uso dei chatbot per le comunicazioni business è ancora nelle fasi iniziali. Ne abbiamo parlato recentemente descrivendo come funziona questa tecnologia e perchè sta generando così tanto interesse.

Spesso i robot vengono utilizzati per raccogliere i risultati della ricerca e nuove tecnologie su prodotti. Se trasponiamo un software o un’applicazione su un corpo fisco dall’aspetto umano ne guadagna certamente la comunicabilità e l’effetto.

Un marchio che sta provando a spingere i chatbot al limite è Alfonsino. Un un progetto di food delivery tutto italiano tagliato su misura per le small cities. In Italia sono i primi a consegnare i prodotti grazie a solo due chiacchiere su Facebook Messenger (il tempo medio di conversazione per un ordine è di circa 3 minuti).

L’opportunità è appunto quella di consentire a un consumatore o acquirente di avere un’interazione veloce, attraverso la chat o la voce, che risolva le necessità in modo semplice ed efficace. Ogni ordine è una vittoria piuttosto notevole perché significa che i clienti non devono chiamare o navigare sul web.

I chatbot potrebbero anche ricordare agli utenti di Google Assistant o Alexa che è ora di riordinare in casa. Il consumatore potrebbe interessarsi a questo tipo di comunicazione e quindi il marchio diventa un aiutante o assistente virtuale.

5. Riconoscimento facciale

La tecnologia di riconoscimento facciale viene sempre più utilizzata nei settori della sicurezza, della vendita al dettaglio, ristorazione ed hospitality. Ne abbiamo già parlato qui.

Anche L’Eco della Stampa utilizza il riconoscimento facciale. Con la stessa tecnologia che usiamo per riconoscere i loghi dei clienti, possiamo misurare l’impatto raggiunto da Manager o CEO durante le dirette televisive.

Il nostro sistema, che nasce come applicazione nell’ambito della security, garantisce un’accuratezza estrema in qualsiasi tipo di condizione. Ma nonostante questo, ci vorranno ancora 5 anni prima che veda la luce una tecnologia che arrivi al 100% di precisione.

Apple è l’unico brand che ha permesso ai consumatori di provare i vantaggi del riconoscimento facciale senza filtri, con iPhone X.

Disney e Netflix stanno introducendo la tecnologia per misurare l’umore del cliente. L’obiettivo finale ovviamente non è quello di spaventare i consumatori con maggiore sorveglianza o privacy, ma di fornire un’esperienza che sia benefica, divertente e intuitiva.

Altri marchi sono invece nella fase sperimentale.

Expedia ad esempio ha testato il riconoscimento facciale come parte della partnership con l’Ente per il turismo delle Hawaii. La campagna congiunta, chiamata “Scopri il tuo Aloha”, presentava immagini e riprese video di una varietà di attività sulle isole Hawaii. Con il permesso dello spettatore, il software di riconoscimento facciale ha utilizzato la webcam del PC per identificare quali filmati hanno evocato le reazioni più positive rilevando le emozioni.

Quale fututro che ci aspetta?

Cartelloni intelligenti, segnaletica stradale che riporti informazioni importanti segmentate per dati demografici e tanto altro ancora.

6. Biometria

Impronte digitali e forme dell’iride, sono usate spesso dai brand per verificare l’identità delle persone.

Le tecnologie dei sensori già in uso negli smartwatch e bande fitness hanno il potenziale per fornire informazioni sulla frequenza cardiaca, i livelli di glucosio nel sangue, la temperatura corporea e molto altro. Le implicazioni per l’industria sanitaria nel monitoraggio remoto dei pazienti sono chiare. Ma anche i marchi di altri settori possono partecipare all’azione.

La tecnologia emozionale viene utilizzata frequentemente per misurare i dati fisiologici e capire come si sente la persona.

La 20th Century Fox, ad esempio, ha effettuato dei test per misurare le reazioni alla proiezione di “The Revenant”. Invece del sondaggio finale,sono state analizzate la variabilità della frequenza cardiaca, i livelli di sudorazione, la temperatura, e il movimento durante il film. I dati permettevano di individuare i momenti in cui il pubblico era più coinvolto e interessato dal film.

La biometria sta rendendo possibile un mondo in cui le emozioni si useranno per misurare l’efficacia degli input che ci arrivano. Alexa e Google Assistant potranno così capire quando siamo arrabbiati o infastiditi.

Il livello di sudorazione, il movimento degli occhi, la frequenza cardiaca, il movimento del corpo, l’agitazione e frustrazione sono tutti aspetti misurabili con la biometria. Combinando questo insieme di dati nel modo corretto, si potrebbe generare una “rappresentazione veritiera” di qualsiasi interazione in corso.

Tutto sembra portarci verso un mondo dove il prezzo da pagare per la tecnologia sarà il “super controllo”. Il diritto alla privacy potrebbe diventare un lusso per pochi.