Come utilizzare al meglio il branded content su Instagram

Instagram, gli strumenti pensati per l’e-commerce sempre più evoluti e la crescita dell’influencer marketing sono, ormai, il pane quotidiano per i marketers. Questo sistema di promozione e diffusione di messaggi e contenuti si è sviluppato, però, in maniera autonoma, lasciando delle zone d’ombra in termini di trasparenza solo successivamente regolate.

Il dibattito sull’utilizzo degli hashtag #giftedby, #suppliedby e #adv ha coinvolto anche volti noti del web, che si sono impegnati per far sapere alle proprie community come bisognerebbe comportarsi. Le stesse community hanno preso maggiore consapevolezza e hanno iniziato a segnalare agli influencer e ai brand ipotetiche pratiche scorrette.

In questo piccolo far West del marketing si sono, in seguito, inseriti anche l’Autorità garante della concorrenza e del mercato e Facebook stesso che, oggi, mette a disposizione delle aziende alcuni strumenti per poter organizzare la propria campagna in regola e trarne i maggiori benefici. Il branded content, allora, oggi è un’ulteriore possibilità per i brand, vediamo di cosa si tratta e come sfruttarne appieno le potenzialità, rispettando le regole.

Una definizione di branded content

Partiamo facendo una necessaria distinzione: il branded content non è un post sponsorizzato. In questo secondo caso, infatti, l’azienda o l’attività sceglie di investire in una campagna di ADV su Facebook o Instagram direttamente sui propri post. Di fatto, è il marchio dell’azienda, il suo tono di voce, la sua identità grafica ad essere diffusa, a pagamento, sui canali social.

Il branded content, invece, è un contenuto creato da un altro account – Creator o Business – che menziona il brand e parla di un suo prodotto o servizio. Parliamo, nello specifico, di BC quando è previsto un compenso per questa attività di creazione di contenuti, elemento che l’influencer o creator è obbligato a segnalare alla community.

Come si segnala?

Le modalità di collaborazione tra un’azienda e una persona popolare sui social network sono diverse. Riassumendo, possiamo trovare diverse diciture:

  • affiliated – quando l’influencer guadagna una percentuale (spesso minima) da ciascun acquisto effettuato da link che ha condiviso;
  • gifted by – quando si tratta di un dono;
  • supplied by – quando viene offerto un servizio che si “consuma”, è il caso per esempio di una vacanza;
  • ADV – quando per i contenuti il creator riceve un compenso.

Frequentemente queste diciture vengono inserite nel testo che accompagna le stories, ma l’Agcom – coinvolta in questi mesi – ha confermato che, solo nei casi in cui non c’è un pagamento, è sufficiente che sia chiaro alla community qual è la natura del rapporto tra influencer e brand.

È, invece, obbligatorio segnalare quando è in corso una partnership retribuita: ci troviamo di fronte ad un vero e proprio branded content. In questo caso, un’opzione prevede l’inserimento della dicitura ADV, ma quando l’azienda è abilitata, è possibile anche inserire un riferimento ufficiale che appare in tutte le stories sponsorizzate appena sotto al nome utente.

Come abilitare il proprio account al branded content

Per poter segnalare o far segnalare un branded content in questo modo è necessario che sia l’account dell’influencer sia quello del brand siano abilitati a questa funzione. I passaggi sono molto semplici: direttamente su Instagram, nella sezione Business o Creator, c’è l’opzione “Branded content” da attivare.

A questo punto, sarà possibile taggare o farsi taggare dai propri partner commerciali. L’approvazione è manuale, ma nel caso in cui ci siano delle collaborazioni ormai consolidate, Instagram permette anche di inserire un elenco di account per cui non c’è bisogno di questo passaggio in più.

Brand Collabs Manager

Facebook, ben consapevole delle potenzialità e del giro d’affari che gravita attorno alla creazione di contenuti, ha recentemente creato una piattaforma ad hoc. Si chiama Brand Collabs Manager ed è aperta a creator e profili aziendali che possono, in questo modo, gestire direttamente da desktop le collaborazioni e monitorare i risultati.

Trattandosi di una novità recente, le funzioni sono ancora tutte da esplorare, ma il Brand Collabs Manager consente, in particolare a chi gestisce la campagna, di svolgere numerose azioni:

  • approvare i tag dei partner commerciali e gestire quelli consolidati;
  • trovare nuovi Creator con cui instaurare collaborazioni;
  • monitorare gli Insights delle partnership.

Quest’ultima è una funzione molto importante. Permette, infatti, una piena trasparenza nella gestione dei dati e dei risultati relativi alla collaborazione e, in tempo reale, tutti gli attori coinvolti possono farsi un’idea di come sta andando il post o la story in termini di reach, impression ed engagement.

Se, come sembra, l’influencer marketing non mostra segnali di crisi, anche il Brand Collabs Manager sarà uno strumento da imparare ad utilizzare.

 

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