Collab Houses: cosa sono le “comuni” per TikTokers?

Una casa in cui vive un gruppo di content creators che, durante la giornata, si occupa per l’appunto di creare contenuti per i social. Questo è il concept, in sintesi, delle “Collab Houses”, un fenomeno tutto statunitense nato tra YouTubers e Viners. Questa tendenza si è estesa nel 2020 anche ai TikTokers, come si chiamano gli influencer su TikTok.

Il caso più famoso è quello di Hype House, una villa a Los Angeles dove gravitano ben 19 TikTokers da decine di migliaia di follower ciascuno già dallo scorso dicembre. L’account della casa, @thehypehouse, conta 9,6 milioni di seguaci. Una piccola macchina da engagement, utile anche per stimolare i creator a realizzare prodotti di qualità e successo.

Cosa sono le Collab Houses?

Partiamo dalle Collab Houses. Come dicevamo, non sono un’invenzione recente. Nel 2014, per esempio, i membri del canale YouTube collaborativo “Our Secondo Life” decisero di condividere una casa per poter realizzare i video con maggiore cura. Lo scorso anno due tiktoker, Chase Hudson e Thomas Petrou, hanno pensato di riciclare l’idea e affittare quella che è diventata Hype House con lo stesso obiettivo.

Attualmente sono, dunque, 19 i giovani e giovanissimi TikTokers che lavorano nella comune. Vivono lì, infatti, soltanto i più grandi, mentre quelli che ancora vanno a scuola frequentano Hype House nei pomeriggi. Qui ciascun creator registra video per i propri canali, sia da solo, sia assieme agli altri, ma vengono anche organizzate sessioni dedicate all’account collettivo. È uno spazio funzionale e, allo stesso tempo, creativo. Dal confronto tra TikTokers possono nascere idee nuove, challenges e collaborazioni.

Le caratteristiche delle Collab Houses

Affinché tutto ciò si realizzi, è naturale che le Collab Houses abbiano delle caratteristiche ben precise. Si tratta di case e ville molto ampie, abbastanza distanti dalle altre abitazioni (anche per garantire ai tiktoker una certa privacy rispetto ai fan) e dove è possibile fare riprese. Le stanze devono essere ampie, luminose e poco arredate in maniera tale che ci sia spazio per poter girare i video con tutta l’attrezzatura necessaria.

È importante anche che non ci siano troppi oggetti preziosi o che si potrebbero rompere per via di una challenge o di un balletto troppo esuberante. Non mancano le regole di comportamento. Ciascun componente del gruppo si impegna a caricare video su TikTok ogni giorno, si possono invitare gli amici, ma non organizzare feste, e chi rompe qualcosa ha tempo due settimane per restituirlo.

Thomas Petrou ha dichiarato al The New York Times che, per primo, ha dedicato un approfondimento a Hype House:

You can’t come and stay with us for a week and not make any videos, it’s not going to work. This whole house is designed for productivity. If you want to party, there’s hundreds of houses that throw parties in L.A. every weekend. We don’t want to be that. It’s not in line with anyone in this house’s brand. This house is about creating something big, and you can’t do that if you’re going out on the weekends.

Thomas Petrou, TikToker

Ampliare il pubblico, ecco perché ci interessano le “comuni” dei creators

L’obiettivo finale delle Collab Houses è, com’è chiaro anche nelle parole del fondatore, ampliare i pubblici di riferimento dei singoli creators. Ma questo fenomeno – per quanto limitato e, forse, passeggero – può essere interessante anche dal punto di vista di chi si occupa della promozione di un brand. In contesti come questo, infatti, si creano nuove forme di collaborazione e parnership molto variegate nella forma, ma coerenti nella tipologia di target “colpito”.

Sono giovani i TikTokers, come il loro pubblico quasi totalmente appartenente a quella Generazione Z che fatica a riconoscersi in molti degli altri social più popolari. Qui l’intrattenimento è veloce, brillante, continuo e spontaneo. L’unione degli influencer non fa che amplificare anche questo aspetto, attirando sempre più occhi sui contenuti e sulle persone che li propongono.

 

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