La pandemia ha modificato per sempre i consumi culturali?

L’inizio del 2021 ha portato con sé una lunga serie di riflessioni su che cosa sia il “new normal”, una nuova quotidianità che – immaginiamo – diventerà tale dopo la pandemia. L’emergenza Covid-19, del resto, ha stravolto e continua a stravolgere le vite delle persone in tutto il mondo, sovvertendo abitudini consolidate ed innescando cambiamenti significativi.

Sono mutate prima di tutto le relazioni sociali, il modo di approcciarsi al turismo, nonché i canali per fare shopping. Si è trasformato anche il modo di fruire della cultura. Come sappiamo bene, sin dall’inizio dell’emergenza, in Italia sono stati chiusi teatri, sale da concerto e luoghi di spettacolo. Cinema, mostre e musei hanno dovuto reinventarsi, non potendo più accogliere i visitatori fisicamente.

L’estate ha permesso a lavoratori e lavoratrici dello spettacolo di tirare un sospiro di sollievo, ma dal mese di novembre le porte di questi luoghi sono di nuovo chiuse agli spettatori. Nel frattempo, Instagram diventa la nuova televisione e Netflix un servizio presente in sempre più famiglie. Tanto che c’è chi immagina che, nel “new normal”, non fruiremo più dei prodotti culturali come prima.

attore camerino di teatro

Il vuoto del 2020

A fotografare la situazione nel nostro Paese è l’Osservatorio di Impresa Cultura Italia-Confcommercio, in collaborazione con Swg, sui consumi culturali nell’anno appena trascorso. Comparando il mese di dicembre 2019 con lo stesso mese nel 2020, emerge un crollo del 90% del pubblico per cinema, concerti e teatro. Significa che soltanto una persona su dieci che, a Natale 2019, ha fruito di uno di questi servizi, l’ha fatto digitalmente anche quest’anno.

Drammatico il calo della spesa dedicato ai consumi culturali nello stesso periodo di tempo, che ha toccato picchi del 70%. A dicembre 2019, una famiglia ha speso in media circa 113,00€, mentre lo scorso anno questa cifra è crollata a 59,55€.

Attenzione. È vero che tra un anno e l’altro è cambiata la situazione sanitaria, dunque gli spazi dello spettacolo dal vivo che prima erano aperti oggi sono chiusi. Ma nella spesa che Confcommercio considera come “consumi culturali” rientrano anche libri, giornali, riviste, televisioni a pagamento, tutti ambiti che hanno visto una crescita di interesse.

Ma il +37% di spesa dedicata ai servizi televisivi e streaming a pagamento non compensa le perdite del settore dello spettacolo dal vivo che si sta riorganizzando per offrire parte delle proprie produzioni con modalità a distanza.

Il “new normal” della cultura è lo streaming?

Il fatto che gli italiani nel 2020 abbiano continuato a dedicarsi alla lettura – come conferma il successo di alcune campagne social come #ioleggoperché – e la crescita degli abbonamenti a servizi di streaming sembra delineare il futuro dello spettacolo dal vivo.

In questi mesi, sono state diverse le esperienze, anche molto apprezzate, che hanno permesso di portare la cultura più vicina al pubblico. Pensiamo alla Prima del Teatro alla Scala di Milano trasmessa su Rai Uno, oppure all’esperimento del Teatro dell’Argine che ha utilizzato i gruppi Facebook per ricreare l’atmosfera del teatro.

cultura in streaming

Un sito Internet per lo spettacolo

Sarà online a fine febbraio la “Netflix della cultura”, promossa dal ministro per i beni e le attività culturali, Dario Franceschini, realizzata in collaborazione con Chili S.p.a. Ospiterà canali diversi dedicati alle arti nel complesso, spazi per l’opera, il teatro, la musica e l’arte. Una piattaforma inclusiva che, secondo il ministro, continuerà ad essere preziosa anche dopo la fine dell’emergenza.

E questo “dopo la fine dell’emergenza” ci riporta nuovamente alla domanda iniziale: il modo in cui fruiamo dei prodotti culturali è cambiato per sempre?

Quello che abbiamo visto nel 2020 è che il digitale funziona quando si parla di consumi televisivi (comprese le serie TV), lettura di libri oppure di quotidiani e riviste. In parte anche gli esperimenti di festival cinematografici con biglietto e sale virtuali hanno suscitato curiosità. Mentre lo spettacolo dal vivo e le visite virtuali ai musei restano un’idea vincente solo sulla carta, almeno per ora.

Non tutto è perduto, però. Osservando i dati di Google Trend, per esempio, emerge come nel mese di dicembre siano cresciute in maniera esponenziale alcune chiavi di ricerca come “concerto”, oppure “Teatro alla Scala”, ma anche “danza”. Inoltre, in occasione dell’uscita di alcuni film e serie TV popolari – come “Tenet”, “Odio l’estate” o “Figli” – c’è stata un’impennata di ricerche, a testimoniare il fatto che il pubblico non ha perso l’interesse verso il prodotto culturale.

Forse, però, il “new normal” è ancora tutto da costruire e da immaginare. Che sia in streaming, che sia dal vivo o che sia un mix tra i due, gli appassionati di cultura continueranno a costruirlo anche nel 2021.

 

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