Cos’è il marketing virale e come strutturare una strategia

Hai mai sentito parlare di viral marketing? Il marketing virale è una tecnica di digital marketing che sfrutta gli effetti della rete per diffondere un messaggio promozionale grazie alla condivisione degli utenti. Se usato in maniera efficace, può rivelarsi uno strumento davvero potente per il lancio e la promozione di un brand, di un prodotto o di un servizio. Inoltre, è uno strumento di marketing digitale versatile, adatto tanto per il social media marketing quanto per il video marketing. Nell’articolo di oggi approfondiamo strategie e strumenti utili per una campagna di viral marketing, confrontandoci anche con un caso studio del top brand di jeanswear e casualwear Diesel.

Le sponsorizzazioni tramite immagini virali, contenuti su TikTok, video su Youtube e altri canali hanno un potenziale elevatissimo di diffusione grazie al tam tam della rete. Se costruiti ad arte, questi contenuti vengono condivisi centinaia, migliaia, milioni di volte in pochissimo tempo dagli utenti e dal loro network, raggiungendo ogni parte del globo. Tra gli esempi di viral marketing efficace per le aziende c’è sicuramente da citare Diesel. Negli anni l’azienda di moda ha lanciato diverse campagne di marketing virale, ottenendo un indiscutibile successo.

Viral marketing: cos’è?

Per dare una definizione di viral marketing (o marketing virale) possiamo dire che è un tipo di marketing non convenzionale, che sfrutta la capacità comunicativa di pochi soggetti interessati per trasmettere un messaggio a un numero elevato di utenti finali. In sostanza si tratta di una segmentazione del digital marketing, una tecnica in base alla quale gli utenti diventano propagatori di un messaggio promozionale. Deve il proprio nome al suo fine ultimo, ossia che il messaggio si diffonda come un virus, passando da persona a persona, in maniera rapida e capillare.

Alla base del marketing virale c’è sostanzialmente una evoluzione del passaparola, con la differenza che, in questo caso, la diffusione è volontaria, ovvero lo scopo del contenuto virale è proprio quello di essere diffuso dagli utenti che, parlandone e condividendolo, sono in grado di diffondere e far crescere il messaggio.

Come funziona

Dunque cosa deve fare un’azienda per realizzare una campagna di viral marketing? Deve promuovere il proprio prodotto o servizio tramite la viralizzazione di video e contenuti. Cosa si intende per viralizzazione? Questi contenuti devono essere in grado di catturare l’attenzione degli utenti e spingerli naturalmente a diffonderli sul web e sui social media. Alla base, quindi, deve esserci una strategia di comunicazione e digital marketing ben costruita e mirata, capace di portare le persone a leggere o visualizzare il contenuto e a condividerlo con la propria cerchia, suscitando opinioni, discussioni e nuove condivisioni.

Per farlo, come per qualsiasi altra strategia di digital marketing e web marketing aziendale, è necessario prima di tutto ascoltare la rete. Bisogna capirne interessi e bisogni, e individuare temi attuali. Come? Sicuramente utilizzando servizi per il social media monitoring e l’analisi dei media. Quelli offerti da L’Eco della Stampa, ad esempio, consentono di tracciare in tempo reale i post da Facebook, Instagram, Twitter, Youtube e TikTok. Analizzarli,  misurare il sentiment della rete, analizzare l’engagement e verificare la brand reputation, ottenendo dati preziosi per individuare la strategia di viral marketing più efficace.

Marketing virale: il caso Diesel

Diesel offre diversi esempi di marketing virale di successo. L’azienda di moda ha compreso molto presto la portata del viral marketing e, nel corso degli anni, ha lanciato diverse campagne divenute virali. Nel 2010, ad esempio, Diesel lancia la campagna Be Stupid, che in maniera provocatoria esalta la stupidità come valore contrapposto alle convenzioni sociali. I video della campagna, con i loro sottofondi di musica rock, sono diventati ben presto virali grazie alle condivisioni su Facebook (dove è nata anche una fanpage), Twitter e altri social. Così l’azienda ha deciso di lanciare due iniziative particolari:

  1. Reclutare tutti coloro che stavano facendo qualcosa di stupido e avevano voglia di condividerlo, per inserirli in un videoclip e sponsorizzarne l’”impresa”, citandola nel catalogo della nuova collezione e tramite il web;
  2. Organizzare un “tour della stupidità”, con azioni pubblicitarie anche non convenzionali e di guerrilla marketing per diffondere la filosofia della stupidità.
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Ma già l’anno precedente, l’azienda di Renzo Rosso aveva festeggiato i 30 anni di attività regalandosi una brillante campagna virale. Uno spot video che celebrava il cinema hard degli anni ’80, attraverso un collage di scene tratte da varie pellicole. I contenuti espliciti erano censurati con animazioni più o meno attinenti (dalle pannocchie ad un telefono e persino un flipper). La campagna di marketing virale Diesel era intitolata Sfw xxx, ovvero safe for work, in contrapposizione a Nsfw, cioè Not safe for work, acronimo utilizzato per segnalare i contenuti hard presenti sul web.

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Pensando ad esempi molto più recenti non si può non citare la campagna Diesel per la primavera/estate 2022. In questo caso il brand, in collaborazione con il Guinness World Record, ha scelto come protagonisti diversi giovani stravaganti. Tutti detentori del record. Perfetti per diffondere il claim For successful living e il messaggio di una moda davvero inclusiva, in grado di valorizzare tutti.

 

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