Cos’è l’effetto framing e come le notizie ci influenzano

Capire che cos’è l’effetto framing, o effetto cornice, vuol dire smascherare uno dei più potenti strumenti d’influenza dei media sulle nostre opinioni perchè è il modo più naturale e diffuso da sempre per incanalare il pensiero di chi fruisce un contenuto giornalistico o meno.

Per L’Eco della Stampa, che ogni giorno monitora centinaia di Media, l’effetto framing, o cornice della notizia, è un’evidenza analitica e in questo articolo ve ne offriamo una definizione per costruire strumenti di libertà di pensiero oggi più che mai fondamentali.

Gli effetti imprevedibili se non conosci il framing o cornice della notizia

Definire la comunicazione solo come un’industria è riduttivo perché la comunicazione è un potere. E l’avvento dei social e ormai le decine di campagne elettorali mondiali a cui abbiamo assistito dalla loro ascesa testimoniano tale verità.

effetto framing o cornice della notizia
Foto di Dmitrii Ko su Unsplash

Gli input di cui siamo sommersi ogni istante, sono troppo veloci e troppo numerosi per essere interpretati sempre correttamente se non si hanno le le competenze idonee sui diversi temi e argomenti.

Per compensare questo meccanismo la prima cosa che facciamo è selezionare i messaggi perchè è più facile che colpisca una notizia che tocca una realtà vicina, piuttosto che qualcosa che pensiamo non ci riguardi. Ma l’erronea interpretazione della situazione può tradursi in un semplice imbarazzo o sortire effetti ben più significativi. Vediamone lo storico esempio che ha visto protagonista Orson Welles.

No framing ed effetti indesiderati: il caso di Orson Welles

Un caso è emblematico nella storia delle comunicazioni di massa ed è quello di Orson Welles alla Cbs. In questo caso l’effetto framing non era chiaro a molte persone che fruirono il messaggio senza la premessa fondamentale, ovvero che si trattava della lettura di un romanzo.

Nel 1938 durante la sua trasmissione radiofonica, Welles annunciò un’invasione aliena, e chi si sintonizzò a programma iniziato non ebbe gli elementi necessari, la cornice del contesto, per capire che il conduttore stava interpretando un adattamento tratto dal libro di fantascienza di H.G. WELLS “La guerra dei mondi”.

Il panico si diffuse rapidamente in gran parte degli Stati Uniti e il direttore della radio si precipitò in ciabatte ed accappatoio dentro lo studio radiofonico implorandolo di cessare immediatamente la trasmissione.

E’ possibile non creare una ‘cornice’ ed essere al 100% obbiettivi?

Il grande quesito che emerge dalla consapevolezza dell’effetto framing è se sia possibile comunicare in modo neutrale, senza creare una cornice di contesto, essere obbiettivi al 100%.

La risposta è no. Immaginiamo di dover fare un report per i nostri colleghi su una riunione di lavoro: tutto non si riesce a trascrivere, quindi c’è già una prima selezione dei contenuti sulla base di quello che ha colpito il nostro immaginario; in seguito costruiremo una gerarchia degli argomenti, per organizzare i contenuti.

Anche se non subentrano interessi personali, sicuramente la nostra reazione sarà differente da quella che avrebbe potuto scrivere un altro collega: in qualche modo abbiamo comunque interpretato, posto in essere un framing di lettura, una cornice per inquadrare ciò che ci ha colpito. Il meccanismo è il medesimo per chiunque comunichi un messaggio.

I mass media trasmettono messaggi e veicolano simboli, inculcano valori, credenze e comportamenti: attraverso di essi l’individuo si integra nella società e nel suo sistema istituzionale. Il filosofo tedesco Jürgen Habermas riteneva i media la piazza principale dove la borghesia forma la propria opinione.

Oggi i media sono così capillari che non si possono più circuire a una classe sociale perché chiunque disponga di una connessione internet ha i mezzi per reperire informazioni.

Twitter, Elon Musk e la comunicazione non passiva

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Foto di Alexander Shatov su Unsplash

Non solo oggi chiunque ha una connessione internet può reperire informazioni (più o meno veritiere), ma ha un ruolo rilevante nell’informazione: il pubblico non è più passivo ed è sempre più protagonista di questa. Le dichiarazioni di Elon Musk all’indomani dell’acquisizione di Twitter sono più eloquenti di mille parole: l’uomo più ricco del mondo ha dichiarato di aver liberato lo storico social e i suoi tweet, non senza scatenare una preoccupazione mondiale sulla possibilità di restituire eco a chi l’ha usata in modo tossico per varie comunità.

Non tutti sono giornalisti ma tutti oggi possono pubblicare il loro pensiero su piattaforme dal potere capillare: i social network. Infatti nell’ascolto di media e stampa, enti e aziende non monitorano più solo cosa dicono le voci ufficiali su questo o quell’argomento. Bensì fanno un costante monitoraggio dei Social Network, strumento fondamentale per misurare opinioni, o sentiment come viene definito nell’analisi dei dati de L’Eco della Stampa. Come? Misurando ad esempio che tipo di emoticon sono state utilizzate per commentare questo o quel post, altro esempio di cornice comunicativa.

Torniamo proprio all’effetto cornice, in cui vengono declinati fatti e narrazioni. La ricerca di obbiettività a questi dovrebbe essere una prerogativa imprescindibile, eppure questa impostazione mal si adatta ad una comunicazione che vive di emozioni, di informazioni compresse ad altissimo tasso di intensificazione audiovisiva, che insistono sull’emotività individuale e la non razionalità che ciò scatena.

Sensazionalismo, esaltazione del conformismo, notizie melassa, tutti strumenti che il giornalismo impiega nel tentativo di muovere consensi, acchiappare click e riempire banner pubblicitari. Ma anche contribuire alla costruzione della sfera pubblica e creare framing. Ecco perché essere obbiettivi è difficile e svantaggioso per chi comunica. Entriamo nel dettaglio della definizione di effetto framing o effetto cornice.

Definizione di effetto framing o effetto cornice

“Il framing è la selezione di alcuni aspetti di una realtà percepita per renderli più rilevanti in un testo di comunicazione, in modo da promuovere una particolare definizione del problema, una interpretazione causale, una valutazione morale e/o un suggerimento su come affrontare il tema descritto” Robert Entman

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Foto di pine watt su Unsplash

Framing vuole dire letteralmente cornice come abbiamo già detto e l’effetto framing fa proprio questo: incornicia un messaggio. Vediamo come.

Una cornice delimita lo spazio di attenzione

Immaginiamo di essere davanti ad una parete: dove focalizziamo la nostra attenzione? Difficile a dirsi.

Ma se appendiamo una cornice, frame, sulla parete, delimitiamo uno spazio su cui dirigere l’attenzione soffermandoci sui dettagli che questo pezzetto di realtà racchiude.

Mentalmente, quando fruiamo un contenuto giornalistico, media o social, facciamo la stessa cosa: delimitiamo uno spazio, distinguiamo, tracciamo delle linee mentali che preludono i messaggi contenuti.

Una cornice include ed esclude le diverse zone: quando prendiamo in considerazione certi dettagli, ne escludiamo altri, e quando ne includiamo altri ci aspettiamo di trovarne di ulteriori collegati ai primi.

La mente riduce astrazione e confusione

Tutto questo processo nasce dall’esigenza psicologica-cognitiva di ridurre l’astrazione e la potenziale confusione che questa creerebbe nella nostra mente, così da trovare la via più breve per un interpretazione coerente.

Abbiamo la necessità di attribuire un senso ad ogni segmento di vita sociale che viviamo.

Questo senso lo costruiamo noi attraverso le regole, le convenzioni, le aspettative che abbiamo raccolto attraverso la nostra esperienza personale affrontando situazioni simili, e stando immersi nella società.

Stereotipi e miti nella ‘cornice’

Stereotipi, miti, norme, compongono tutti una cornice.

Il framing ha il potere di definire la situazione, di attirare l’opinione pubblica su fatti e temi che interessano.

Il framing è l’attività discorsiva tramite cui si dà forma ad un tema, includendo elementi (eventi, personaggi, problemi, ambiti e settori sociali) e stabilendo quale rapporto sussista tra essi.

Tornando ai meandri comunicativi, il frame serve a capire, individuando gli elementi portanti di un discorso.

Infatti il frame non riguarda solo la singola notizia, può essere riproposto più volte per il medesimo fatto di cronaca o di fatti collegati tra loro, allo scopo di essere maggiormente persuasivi sul come quel dato frangente dovrebbe essere letto.

Lo scopo è di orientare differentemente l’opinione pubblica su l’attribuzione della responsabilità.

Come individuare il FRAME in cui ci vogliono incastrare

La conseguenza di ciò che abbiamo descritto è una costruzione della notizia tale da produrre una forma di distorsione giornalistica che può essere valutata attraverso l’analisi di quattro dimensioni costitutive:

  1. importance: l’importanza data al tema o all’evento valutata in base alla quantità di notizie, la loro lunghezza, la collocazione e la ripetizione delle stories ;
  2. criticism: la valutazione critica dei comportamenti e delle idee dei protagonisti principali;
  3. linkage: attribuzione di responsabilità tramite la connessione tra i fatti e gli attori;
  4. perspective: le prospettive da cui i fatti vengono narrati, che variano anche in base alle fonti utilizzate dai giornalisti.

Questi elementi applicati all’analisi di ogni singola notizia ci permettono di rilevare il tipo di costruzione discorsiva applicata a un determinato issue (tema).

La rassegna stampa vs effetto framing

Serve uno strumento come la rassegna stampa per capire in quale cornice ci siamo ‘infilati’. La stessa notizia letta da più voci, ufficiali e ufficiose, indosserà una cornice diversa, ma ciò è tangibile solo quando accosti tutte le cornici perché solo analizzando le fonti di nostro interesse in modo metodico e preciso, un processo che il singolo non può svolgere in un arco di tempo limitato che è quello quotidiano, né tanto meno raggiungere testate e scandagliare migliaia di profili e pagine social. I software e le competenze de L’Eco della Stampa invece possono. Come? Scoprilo qui.

 

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