Deepfake sui social media, quando la finzione diventa realtà

La parola deepfake circola già dal 2017 nel web e  frequenta il nostro vocabolario, sfuggita dal suo contesto iniziale in cui è nata per espandersi a macchia d’olio visto la grande curiosità che comporta.

I deepfake – per chi non lo sappia o finga ancora di non saperlo – sono quei video realizzati con immagini di repertorio di una persona, per ottenere video realistici. Una possibilità, ad esempio, è quella di posizionare il volto di una persona sul corpo di un’altra. Altro esempio, quello di far dire delle cose a chi non le ha mai dette; addirittura, ricreare nuovo scene di un film.

Un esempio stra famoso per tutti: Rogue One, episodio della saga di Star Wars in cui la giovane principessa Leia ricompare sullo schermo nonostante l’attrice Carrie Fisher fosse ormai morta.

Effetti speciali, potremmo dire, ma anche video comici assurdi che diventano subito virali oppure grandi – brutti – scherzi. Basta pensare a quanto velocemente uno scherzo rischia di cadere nel cattivo gusto. Pensiamo ad esempio all’eventualità che il video in questione sia un film erotico. Se il volto sostituito è quello di un personaggio famoso, il cattivo gusto si tramuta nel pettegolezzo del giorno e diventa virale in pochi minuti.

L’attrice Scarlett Johansson ha dichiarato in un’intervista che praticamente «la guerra contro i deepfake è persa» e che questo territorio è come un Far West insanabile. Un atteggiamento che dimostra il livello di vessazione di alcuni divi di Hollywood.

Ma questo dei video non è un problema che riguarda solo le stelle del cinema. Moltissimi deepfake riguardano personalità politiche: Barak Obama o l’attuale presidente US Donald Trump ne sono protagonisti.

Se da un certo punto di vista i deepfake potrebbero essere a tratti persino divertenti, da un altro presagiscono conseguenze preoccupanti.

Perché (anche noi) stiamo parlando di deepfake

Innanzitutto, c’è da spiegare la storia del boom dei deepfake. Ebbene, questa semplice tecnologia che si avvale delle fotografie e immagini già presenti sul web, è stata resa nota, libera e accessibile a tutti su Reddit, social network in cui gli utenti possono inserire contenuti come collegamenti ipertestuali.

Mettendo in rete l’algoritmo alla base dei deepfakes, l’argomento è andato subito on flame e si è scatenato l’inferno. Oltre al numero ascendente di follower per quel redditor, il codice è stato reso open source. A nulla è servito, quindi, bandire i porno deepfakes da Twitter e anche il fatto che Reddit abbia chiuso quell’argomento.

Esiste una app che permette di crearne di artigianali (FakeApp), mentre in luoghi come GitHub si possono tuttora rintracciare repository in cui degli sviluppatori lavorano all’algoritmo.

Boomerang per celebrità e reputation

Il problema (e il fascino) di questa tecnologia è che riesce a realizzare materiale decisamente credibile con poco: bastano circa 300 immagini per un risultato soddisfacente.

I deepfakes funzionano a grandi linee così: individuano i tratti salienti e ripetitivi di un’immagine, elimina lo sfondo, crea nuovo materiale con quei dati. Quando non c’è sufficiente materiale, il frame resta sfocato. Paradossalmente, quindi, più si è celebri, più il risultato finale sarà migliore.

Un effetto collaterale non di poco conto della celebrità, potremmo dire.

 

deepfakes

Deepfake e scenari futuri

Dipingere uno scenario futuro è complesso e presuntuoso, soprattutto ora che siamo ancora all’alba di questa tecnologia e non sappiamo ancora esattamente quali temibili sviluppi avrà in futuro.

Tutto il tema della legalità e del diritto di utilizzo della propria immagine per gli involontari protagonisti dei deepfakes è assolutamente coinvolto in questa materia. A questo si aggiunge la difesa della propria reputazione, poiché apparire in taluni contesti, siano più o meno goliardici, può provocare un grave danno alla reputazione di vip, volti noti e personalità della vita pubblica.

Ma questo vale anche per gli illustri sconosciuti, alias tutti noi che mettiamole nostre foto sul web. Sia che queste foto siano  state condivise sui nostri social network sia che illecitamente finite nelle mani di qualche burlone, se viene raccolto materiale a sufficienza, potremmo essere noi gli inconsapevoli attori di deepfakes.

Questa temibile possibilità mette in dubbio anche quella che era considerata una delle prove più schiaccianti ed evidenti: il video. Con l’arrivo e il perfezionamento dei deepfakes, anche una prova video potrà essere ritenuta dubbia. La Giustizia dovrà tenerne conto, ma anche le persone comuni. Manipolare dichiarazioni e influenzare l’opinione pubblica con strumenti fallaci potrebbe diventare più semplice.

Al momento, non siamo ancora a questo livello di agevolezza nella creazione di video con “teste scambiate” ma nel breve periodo, chissà.

Così come possiamo immaginare nel mondo dell’advertising come sarà più semplice realizzare video con influencer e vip, magari usufruendo solo della loro licenza per usare la loro immagine.

In conclusione, come difendersi dai deepfake

Non esistono delle vere ricette contro questa tecnologia. E’ bene però ricordandoci sempre che lo strumento non è negativo in sé, ma al massimo ne è il suo utilizzo. E di certo non vogliamo consigliarvi di uscire dal mondo dei social eliminando tutte le vostre foto dalla rete.

L’unico consiglio plausibile è l’unico in grado di salvare la vita nel marasma della comunicazione online: usare il cervello. Intuire che alcuni profili o video siano dei fake non è una mission impossible, anzi. Diventa molto semplice quando si ha una visione chiara del contesto e di chi è la persona protagonista del contenuto.

Esistono poi una serie di best practice che è sempre bene mettere in atto: fare un double check, verificare quante fonti confermano la stessa notizia, incrociare più dati possibile. Per affinare il proprio giudizio sulla base di quanti più dati realistici si riesce ad entrare in possesso.

Fare fact checking diventerà, quindi, sempre più indispensabile per chi vuole informarsi in rete, e lo dovrà fare per garantire la propria libertà e certezza di pensiero e opinione.

 

 

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