Due cuori e un’app: perché si cerca l’amore in Rete

“Ci sarà una sola determinata donna che corrisponderà, nel modo più perfetto, ad un determinato uomo. La vera passione d’amore è tanto rara quanto il caso che quei due si incontrino”. Così scriveva il filosofo Arthur Schopenhauer nel lontano 1844, svelando il suo pessimismo. Oggi il pensiero comune è cambiato, ma la ricerca del partner ideale continua a creare affanni. Per iniziare il 2021 con la marcia giusta, allora, abbiamo bisogno di un aiuto, altrimenti quelle due anime non si troveranno mai!

È appena trascorso il Dating Sunday, sapete che cos’è? In quasi tutto il mondo, gli habitués degli incontri online considerano la prima domenica di gennaio il momento migliore dell’anno per instaurare relazioni. Perché da tempo, ormai, in quel giorno si registra una crescita esponenziale del traffico sulle piattaforme dedicate. Da Tinder a Meetic, passando per Once ed Happn, senza dimenticare Grindr e Bumble, per citarne alcune fra le più popolari.

Secondo Julie Spira, autrice di un bestseller sul cyber-dating, c’è una ragione psicologica dietro “la domenica degli appuntamenti”. Si tratta di una giornata in cui le persone single avvertono maggiormente il peso della loro condizione, che le spinge a cercare amicizie. Questo accade dopo le feste che offrono occasioni di socialità. Spente le luminarie, l’idea di cominciare un nuovo anno, ancora in solitudine, può indurre a chiedere aiuto alla Rete.

La pandemia non ha affievolito il desiderio di creare legami, seppur in ambiente online. Una ricerca condotta su oltre mille iscritti ad Inner Circle, app di dating mondiale, ha registrato nel 2020 un incremento del 151% di attività in Italia rispetto all’anno precedente. Sull’onda dell’aumento di iscritti ai siti per fare conoscenze, anche Facebook ha lanciato una sezione ad hoc.

Quando lo smartphone allontana

Abbiamo chiesto allo psicologo Massimo Cesareo, responsabile del laboratorio Nudge Italia, ricercatore dell’Istituto europeo per lo studio del comportamento umano, di analizzare il fenomeno.

“La bontà o meno di uno strumento dipende dall’uso che se ne fa. Consideriamo lo smartphone che, in un periodo storico così complesso, ci ha permesso di comunicare con le persone a cui vogliamo bene, nonostante l’impossibilità di recarci da loro. Ci ha aiutato a mantenere il distanziamento fisico e a ridurre, invece, il distanziamento sociale, per usare parole che, ormai, fanno parte della quotidianità.

Pensiamo, però, all’impiego dello stesso strumento nel periodo precedente alla pandemia. Con il team di ricerca che coordino ho svolto studi ed osservato come, spesso, le persone sedute allo stesso tavolo di un pub siano immerse nella realtà virtuale, pur in presenza di altri individui. Allora, in quest’ultimo caso, lo stesso strumento diventa una barriera alla socialità. Per riprendere i termini di poco fa, i soggetti osservati erano più vicini fisicamente, ma più lontani socialmente.

Credo che per le app di dating il discorso possa essere simile. Se per alcuni possono rappresentare un modo per ridurre gli ostacoli iniziali alla socializzazione, ben vengano. Il problema nasce quando le piattaforme sono utilizzate in modo improprio. In questi casi, possono esporci a forti rischi e ridurre, anziché aumentare, le nostre opportunità di entrare in contatto pienamente con il prossimo”.

Massimo Cesareo, coordinatore del centro di ricerca Nudge Italia

Le domande da porsi

“Penso sia utile – prosegue Cesareo – supportare le persone ad essere più consapevoli dei motivi che le spingono a fruire di queste app. In psicologia parliamo di comportamenti che ci avvicinano ai nostri valori e di comportamenti che ci allontanano dagli stessi. È utile farsi alcune domande per capire la differenza: l’iscrizione a piattaforme di incontri è un comportamento automatico o messo in atto coscientemente? Il loro utilizzo rappresenta un modo per evitare ad ogni costo la solitudine, oppure le uso come uno degli strumenti a mia disposizione per conoscere persone con cui condividere interessi e passioni? Sono consapevole dei rischi che il loro abuso comporta? E, in via definitiva, rendono la mia vita più ricca o la impoveriscono?

A distanza di sicurezza

Secondo la psicologa e sessuologa Giulia Paganini Mori, che collabora con l’associazione “La Casa delle Donne”, prestando servizio al Centro antiviolenza Irene, l’aumento di utenti sulle piattaforme di incontri è conseguenza naturale di una società dove il digitale prende sempre più piede. “Sono molteplici i fattori alla base di questo scenario – è convinta Paganini Mori – in primis, la possibilità di costruire relazioni, anche profonde, mantenendo la distanza desiderata, quella che permette di tenersi al riparo dall’intimità, dal giudizio altrui o dal timore di sentirsi troppo esposti”. 

Qual è il rischio che si può correre?

“L’utilizzo di queste app – spiega la sessuologa – può generare conseguenze negative, legate allo sviluppo di un eccessivo auto-monitoraggio sul proprio corpo, con possibili ripercussioni sull’autostima e sul grado di soddisfazione percepita rispetto a se stessi. Oggi le relazioni sociali sono messe a dura prova, l’atto di conoscere un possibile partner diventa difficile, se non impossibile, in tempo di Coronavirus. I siti di dating possono fungere da luogo protetto, dove potersi dare la possibilità di sentirsi nuovamente vicini a qualcuno, mantenendo la giusta distanza, ma occorre fare attenzione”.

Il sito della sessuologa Giulia Paganini Mori

Il paradosso della troppa scelta

Anche secondo lo psicologo e psicoterapeuta Rosario Privitera, presidente di Psicologia Scientifica e coordinatore di un team di ricercatori che si focalizza su tematiche LGBT, le piattaforme di dating presentano pro e contro. “Da un lato, – spiega Privitera – la Rete offre un ventaglio di possibilità pressoché infinito per instaurare relazioni. Dall’altro, questa grande quantità di potenziali partner può confondere e sopraffare l’utente, portarlo a sentirsi in una sorta di «supermercato» e a doversi vendere molto bene per emergere, a fare personal branding, diremmo oggi.

Allo stesso tempo, la socializzazione online ci permette di comunicare a distanza e nei modi più svariati, alleviando il senso di isolamento che la maggior parte di noi sta vivendo non soltanto a causa della pandemia. Per molti la solitudine fa parte dell’ordinaria quotidianità”.

Le chat come rifugio durante l’emergenza

“Le conversazioni mediate dallo smartphone – prosegue Privitera, che ha fondato anche un portale con uno psicologo virtuale che offre assistenza in modo automatizzato – non danno la stessa complessità e lo stesso calore delle relazioni vis à vis, di cui oggi abbiamo immensamente bisogno, dopo mesi di restrizioni. Ma le chat non sono da demonizzare, perché ci sono persone che non hanno tempo da dedicare a vecchie e nuove amicizie, allora poterlo fare tramite un’app rende tutto più facile, oltre che più sicuro quando si tratta di una nuova conoscenza. Durante la pandemia, ad esempio, una parte di popolazione ha inevitabilmente cambiato le proprie abitudini, facendo maggior affidamento su Internet e trovando conforto e supporto a distanza, sia dai propri cari, sia da amici virtuali”.

Rosario Privitera, fondatore della piattaforma Psy.LGBT

 

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