Food delivery e lockdown: intervista a Mario Villani

Durante il lockdown, il settore del food delivery ha avuto un notevole incremento: sembra, infatti, che gli italiani abbiano riscoperto il mondo del cibo da asporto in tutte le sue declinazioni.

Accanto ai servizi più famosi, si colloca un’attività di food delivery che basa il suo modello di business sul principio dell’alimentazione sana: la start up NutriBees.

Abbiamo chiesto ad uno dei due founder, Mario Villani, di raccontarci qualcosa di questa realtà e di come ha vissuto il periodo della quarantena.

Parlaci di te e del tuo percorso prima di lanciarti nel mondo del food delivery.

“Sono nato e cresciuto a Bari, vista mare. A 18 anni mi sono trasferito a Milano e sostituito il mare con il naviglio con risultati altalenanti.
Mi sono laureato in Finanza e Controllo all’Università Bocconi, ma sono sempre stato affascinato dal mondo dell’e-commerce e dall’Asia.

Così, appena si è prospettata un’opportunità in quell’ambito, l’ho colta al volo: in una settimana, sono passato da Milano a Jakarta e ho iniziato a lavorare nel marketing di Zalora, la versione asiatica di Zalando.

E’ stata, sicuramente, l’esperienza più formativa della mia carriera. Si è trattato di strutturare e gestire una startup di dimensioni significative, – che ad oggi vale centinaia di milioni di euro – passando attraverso quasi tutti i dipartimenti.

Dal marketing a Jakarta sono arrivato ad essere manager delle operations a Singapore, gestendo un team di più di 100 persone. Insomma, un ruolo di responsabilità notevole, che mi ha consentito di imparare tanto”.

Com’è nata l’idea di NutriBees e come funziona?

“Ho conosciuto quello che sarebbe diventato l’altro socio di NutriBees, Giovanni Menozzi, ai tempi dell’università. Fin da allora, uniti dalla passione per il mondo delle startup, ci siamo sempre tenuti in contatto scambiandoci idee. Un giorno, un modello di business in particolare ci ha colpiti per la sua fattibilità ed è nata la nostra startup.

NutriBees è la prima piattaforma italiana che unisce nutrizionista, chef e consegna in un solo e-commerce. Attraverso un test nutrizionale preliminare, l’utente viene guidato nella selezione dei piatti più adatti alle sue esigenze. Dopodiché, i piatti vengono preparati e consegnati direttamente a casa in comode vaschette che si conservano in frigorifero, da scaldare poi al bisogno. Grazie ad un packaging refrigerato riusciamo a consegnare in tutta Italia”.

Qual è la vostra vision?

“La maggior parte di noi corre troppo e finisce per non curare adeguatamente una delle cose più importanti: l’alimentazione.

Il nostro obiettivo è diffondere il concetto del mangiare in modo sano e bilanciato. Vogliamo essere una risorsa valida per chi, durante la pausa pranzo, è costretto ad andare sempre dal paninaro, per chi fa tardi la sera e finisce per ordinare i soliti burger o pizza. Insomma, vogliamo fornire ai nostri clienti la comodità di avere piatti sani a disposizione quando vogliono e dove vogliono”.

Una vostra view sul settore del food delivery?

“E’ un settore in continua crescita ed evoluzione: bisogna sapersi innovare costantemente per rimanere al passo. Anni fa, un servizio come il nostro non sarebbe stato nemmeno immaginabile, come molti altri che hanno un ottimo riscontro in Italia, non solo nel nostro settore.

Mi sembra, però, che ci sia un allontanamento, anche dovuto a motivi economici, dal modello classico del food delivery, quello del fattorino che va dal ristorante e poi consegna, per intenderci. Fortunatamente, oggi possiamo indirizzarci verso soluzioni più scalabili e facili da gestire”.

Durante l’emergenza sanitaria, gli italiani hanno riscoperto il food delivery: come avete vissuto questo periodo?

“E’ stato un periodo molto intenso per diversi motivi.

C’è stato un boom dell’e-commerce per la chiusura dei negozi fisici, per cui molta gente ha scoperto gli acquisti online: in particolare, il mondo dei supermercati online è stato invaso dagli ordini.

Noi siamo un servizio a metà strada tra spesa online e food delivery: c’è stato un picco d’interesse nei primi giorni, seguito da un lieve calo stabilizzante, in quanto durante la quarantena la gente ha avuto sicuramente più tempo per cucinare… e anche meno disponibilità economica”.

Che tipo di comunicazione avete adottato durante il lockdown?

“Siamo molto attivi sui social e durante il lockdown abbiamo intensificato la nostra presenza online lanciando anche una campagna chiamata #ioRistoacasa: per ogni ordine effettuato, abbiamo donato 1€ all’Ospedale Sacco di Milano. Ci siamo chiaramente focalizzati sulla necessità di restare a casa e sulla difficoltà di fare la spesa fuori.

Inoltre, abbiamo scelto di realizzare una campagna televisiva sui canali Sky, pensando che in questo momento avrebbe fruttato di più per via dell’autoisolamento”.

E durante questa fase 2?

“Ci concentriamo sempre sui social e canali online, ma questa volta i temi sono ripartire e ripartire in sicurezza“.

I prossimi obiettivi?

“Sicuramente il Covid-19 ha cambiato i piani modificando le priorità, accelerando molti progetti e rallentandone altri.

Cerchiamo, però, di rimanere coerenti con la nostra strategia e con la nostra offerta, senza cambiare la nostra natura e il nostro core. L’obiettivo che ci siamo dati è rendere il servizio sempre più fruibile e diffondere la nostra idea di food delivery”.

Ringraziamo Mario Villani e facciamo un grande in bocca al lupo a NutriBees per i suoi progetti futuri!

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