Francia e Facebook annunciano una partnership contro l’incitamento all’odio online

Emmanuel Macron ha avviato una collaborazione con Mark Zuckerberg per stilare una normativa sulla questione dell’incitamento all’odio online.

Il Presidente francese aveva già annunciato qualche giorno fa che sarebbe partita una partnership. La durata di questa partnerhsip, almeno inizialmente, sarà di 6 mesi.

La collaborazione ha come scopo quello di capire in che modo è possibile controllare tematiche legate all’odio sui social network.

Si tratta dell prima volta che Facebook si allea formalmente con un leader nazionale per risolvere un problema così grande quanto controverso come questo.

I due hanno intenzione di incontrarsi regolarmente fino alle elezioni europee, con l’intento di lavorare assieme per avviare una procedura di rimozione dei contenuti ritenuti dannosi.

Se tutto andrà nel verso giusto, sarebbe un passo storico. Per Facebook e potenzialmente per ogni paese del mondo.

Lavorare per un legislazione europea per Facebook

facebookL’obiettivo è quello di arrivare ad una normativa che metta d’accordo l’azienda e i diversi stati occidentali.

Infatti la partnership, che prevede incontri a Parigi, Dublino e California, potrebbe essere ampliata fino a coprire altri paesi.

Questi ultimi verranno invitati a partecipare al termine di questa sperimentazione.

Macron in una conferenza a Parigi ha dichiarato:

“Ho fiducia negli strumenti di comunicazione digitale ma ad oggi ho paura che internet sia usato molto meglio dagli estremisti o dai gruppi terroristici”.

La partnership con Facebook, ha aggiunto il presidente francese, “è un primo passo importante”.

La mossa, però sembra essere l’ultimo sforzo mosso da Facebook per risolvere il problema online della disinformazione e dell’incitamento all’odio, sempre più diffusi sui social media.

Problema che nel tempo ha scatenato polemiche e che ha costretto l’azienda di Zuckerberg a cercare sempre nuove soluzioni.

Partnership tra governi e Facebook

Questa volta sembra quindi che Facebook ha deciso di rendere partecipe i diversi Stati, di fatto avviando una collaborazione che col tempo dovrebbe coprire sempre più aree geografiche.

L’autoregolamentazione non passerà più quindi solo dai social, ma soprattutto delle legislazioni dei diversi stati.

Nick Cleig ex vice primo ministro del Regno Unito che recentemente è diventato capo del Public Policy Team di Facebook non ha dubbi:

“Il modo migliore per garantire che qualsiasi regolamento sia intelligente e funzioni per le persone è che i governi, le autorità di regolamentazione e le imprese lavorino insieme per imparare gli uni dagli altri”.

Sulla scia dello scandalo dei dati di Cambridge Analytica, nonché delle polemiche sull’incitamento all’odio sul social network di Zuckerberg, Facebook sta intensificando gli sforzi per coinvolgere i politici di tutto il mondo.

Le leggi le applicano i social?

La legislazione tedesca ha già provato a correre ai ripari.

Per combattere la diffusione dell’incitamento all’odio, ha emanato ad inizio anno una legge che impone multe fino a 50 milioni di euro ai social media che non rimuovono i post incriminati entro 24 ore dalla messa online.

Nonostante il buon intento della legge, queste regole sono state aspramente criticare, di fatto dando troppo potere ai social e al loro staff.

facebookQuest’ultimi sono accusati di decidere per proprio conto quali sono le parole e le affermazioni che rappresentano minacce, ledendo la libertà di parola delle persone.

E con Facebook che ora svolge un ruolo così centrale nelle campagne elettorali, il nuovo progetto di sei mesi porterà probabilmente a critiche sul fatto che Facebook abbia un ruolo troppo importante nella stesura di regole che influenzeranno la propria attività.

Un argomento quindi che non è facile da gestire e che verrà sicuramente affrontato negli incontri dei prossimi sei mesi tra Francia e Facebook.

Mentre i cittadini sostengono il diritto alla libertà di espressione, i legislatori locali e i grandi colossi social stanno già lavorando a regole volte a controllare la potenziale disinformazione digitale nella corsa alle prossime elezioni.

Cosa accadrà quindi? Non ci rimane che aspettare gli sviluppi, augurandoci che presto si possa risolvere questo problema ormai diventato fondamentale per le democrazie occidentali.

 

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