Google Home o Echo Amazon, chi vincerà la guerra della domotica?

Da un po’ di tempo a questa parte l’argomento più cool tra designer e non solo è uno: meglio Home di Google o Echo di Amazon?
Stiamo parlando chiaramente di assistenti intelligenti e domotica, termine con cui si definisce tutto l’insieme delle tecnologie e dei sistemi che permettono di migliorare la qualità della vita in casa.

Se chiudiamo gli occhi e pensiamo al classico scenario da casa del futuro, l’immaginazione e il cinema possono darci una mano a capire questi assistenti vocali. Un esempio celeberrimo viene dagli anni ’70 con Hal 9000 in Odissea nello Spazio che mostra mostrandoci un assistente computerizzato molto intelligente ma anche molto invadente.

Recentemente sullo stesso tema, anche Her di Spike Jonze aveva indagato le possibilità di un assistente in casa computerizzato dotato di una sua forte personalità, con sviluppi a dir poco interessanti.

Andando oltre la fantascienza, vediamo come sono gli smart speaker dei due giganti dell’informatica, Amazon e Google.

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Antesignani cinematografici degli assistenti domotici: rispettivamente due scene da “Odissea nello Spazio” e “Her”

Dal gigante della Silicon Valley, Google Home

La battaglia per entrare anche fisicamente nella casa degli users la aveva iniziata già a marzo Google, immettendo sul mercato il suo Google Home.

Questo dispositivo, che ha anche una sua versione mini, era stato rilasciato inizialmente senza la lingua italiana, che si è aggiunta durante. Le potenzialità di Google Home  sono moltissime, ma tutte iniziano con il pronunciare la frase “Ok Google“. Dopodiché potrete chiedere al dispositivo di darvi le ultime notizie, i risultati delle partite, dirvi come sono le previsioni meteo e riepilogarvi gli appuntamenti quotidiani.
Il dispositivo si collega ad altri e se volete ascoltare un po’ di musica troverete Spotify, Youtube, Play Music e potrete collegarlo a delle casse blutooth per sentire meglio.

Chi l’ha provato conferma che il riconoscimento vocale funziona abbastanza bene, anche in presenza di rumori di sottofondo e gestisce contemporaneamente più profili. Si può usare Google Home anche come una specie di segreteria virtuale, che ci ricorderà, per esempio, di metter in funzione la lavastoviglie a una certa ora.

Alcune recensioni negative rivelano che, però, l’intelligenza artificiale ha sicuramente ancora un po’ di strada da fare. Ad esempio, gli utenti denotano come lo smart device non capisca perfettamente il linguaggio umano naturale e che abbia bisogno di comando molto precisi e chiari.

Come si comporta Alexa ed Echo Amazon

Se state cercando un po’ di informazioni in rete su Echo di Amazon, probabilmente vi siete già imbattuti in Alexa. Alexa è lo speaker vocale di Echo, quello a cui ci si rivolgerà per chiedere di ascoltare una canzone o di darci le ultime notizie economiche.

Il tema è diventato un po’ più scottante proprio perché ultimamente è stato rilasciato il device di seconda generazione di Echo, con ancora più funzionalità. Come con il suo concorrente, anche qui si potrà ascoltare musica in streaming, gestire i propri appuntamenti, avere degli utili recap delle cose da fare, essere coadiuvati, insomma, da un segretario virtuale a tutti gli effetti. Ah: inoltre con Echo potrai fare degli acquisti direttamente su Amazon e/o controllare lo stato dell’ordine – comodo, no?

Operazioni da svolgere sempre e solo vocalmente, mentre magari si sta facendo tutt’altro.

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I nostri due protagonisti a confronto: Echo Amazon e Google Home

Differenze tra i due smart speaker

Ma quanto saranno smart questi due smart speaker? Chi vince la gara d’intelligenza?

Entrambi si collegano al wi-fi di casa. Entrambi si azionano con comandi vocali e rispondono. Entrambi si collegano a Spotify e Netflix. Per entrambi il progenitore più vicino potrebbe essere Siri di Apple iPhone. In cosa cambiano davvero?

Dunque. La risposta non è semplice ma soprattutto, non è univoca. Molto dipende dai motivi per cui si usa uno smart speaker. Fondamentalmente, il motivo per cui parteggiare per l’uno o per l’altro è uno: quali servizi usi di più?
Se sei un aficionados di Google (chrome, mail, maps,…) probabilmente ti converrà di più usare Google home; viceversa, se sei un fan di Amazon, membro Prime, hai un Kindle e sfrutti tutti i suoi vantaggi, allora forse ti converrà di più avvalerti di Echo Amazon.

Per entrambi i dispositivi, c’è da utilizzare un linguaggio ancora limitato per il momento, molto chiaro e non così fluido come quello naturale tra esseri umani.
Attivare le actions di Google Home o le skills di Alexa di Echo è un gradino ancora scivoloso per entrambi i device, che non hanno ancora la stessa maturità che possiedono negli USA. Qui, per esempio, si può ordinare cibo da asporto, controllare da remoto gli interruttori di casa o addirittura far fare un rapido check up alla propria macchina.

Parlare di domotica e intelligenza artificiale ha tutto un altro sapore, per noi italiani, che per il momento possiamo soltanto assaggiare con il cucchiaino.

Il grande tema della domotica e tutela della privacy

In commercio, in realtà, circolano diversi smart speaker: Pure Discovr, Sonos One, Sony LF-S50G, ecc. ecc., preconizzando che il 2018 sarebbe stato l’anno degli smart speaker. Valutando il fronte delle vendite forse non è stato ancora così, ma di certo il boom sta iniziando a farsi sentire.

Insieme a questo, si fa sentire anche il tema della privacy collegato alla casa intelligente. Tanto più intelligente la casa, tante più informazioni dovrà raccogliere sui suoi abitanti, patrimonio molto prezioso e succoso per chiunque sia a caccia di dati.
Un device in grado di fare statistiche sui nostri bisogni e consumi, che conosce i nostri vizi alimentari, i nostri gusti musicali e sa quali elettrodomestici usiamo più di frequente. Molto utile a formulare il nostro profilo di compratore, con tanto di certificazione delle nostre abitudini domestiche.
Oro colato per chiunque faccia web marketing. 

Ma oltre alla fondata paura di essere facilmente schedati, alcuni episodi non hanno giocato in favore della tutela degli utenti. In Oregon Alexa (Echo Amazon) ha spontaneamente inviato la conversazione dei suoi padroni ad alcuni contatti, mentre un altro utente ha lamentato la risata immotivata dello smart speaker mentre lui era in cucina – incredibile ma vero.

Vi abbiamo terrorizzato abbastanza? Bene. Per riequilibrare il tutto, allora, segnalo anche che in alcuni casi la funzione “registra conversazioni” degli assistenti vocali è stata benefica. Quando? Quando ha testimoniato in alcuni casi di omicidio, fornendo particolari su orari di utilizzo di sensori e altro che hanno aiutato a risolvere il caso.

In conclusione, quindi,

the medium is the messagge -il mezzo è il messaggio

come sosteneva il padre di tutti i comunicatori moderni, Marshall MacLuhan. Non è mai colpa del mezzo o dello strumento, giusto o sbagliato sono categorie che non si applicano alla tecnologia, ma sempre e solo, a chi la usa e come la usa.

 

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