Hashtag spotting: il caso #twitterstorians

Katrina Gulliver (@katrinagulliver), insegnante e storica, ha creato l’hashtag #twitterstorians quasi per gioco nel 2007: lo ha inserito in  un tweet con cui si rivolgeva agli utenti del social network invitando tutti coloro che si occupassero di storia a farsi avanti. L’obiettivo di Katrina era quello di trovare nuove opportunità di dialogo con studiosi del suo campo. Le risposte non hanno tardato ad arrivare e la sua azione  ha avuto nel tempo una eco davvero inaspettata: l’hashtag #twitterstorians ha da poco celebrato il suo 8° compelanno, conta quasi 15.000 post al mese e rappresenta un canale privilegiato di conversazione che riunisce enti di ricerca, professionisti, studiosi e appassionati di storia.

Secondo un’analisi effettuata dal Pew Research Center – un ente americano che si occupa di ricerche demografiche, analisi sul contenuto dei media e  ricerche nel campo delle scienze sociali – il network di #twitterstorians rientra nella categoria dei tight crowd networks, ossia sistemi caratterizzati da una fitta rete di utenti che si seguono a vicenda, interagiscono e condividono i rispettivi contenuti.

Tramite l’hashtag si possono trovare proposte di formazione o di lavoro,

archive

richieste di suggerimenti e informazioni,

archive2

…e addirittura assistere “in diretta” a studi sul campo.

L’esperienza di #twitterstorians dimostra come la conoscenza approfondita delle potenzialità dei social network possa renderli  un utile strumento di supporto professionale anche nel campo della ricerca accademica.

 

Articoli correlati

dark mode sociale

Nuove tendenze social. Diventerà tutto nero?

Social Media Monitoring
adelphi academy ecostampa

L’editore sui social media. Il caso di Adelphi Edizioni alla Social Media Academy

Media Intelligence, Social Media Monitoring
professionisti

Anche i professionisti devono fare monitoraggio dei social media

Media Intelligence, Social Media Monitoring
Torna su