I podcast e la radio on demand

Proseguiamo sulla scia dell’articolo sul mass media più inossidabile di tutti (leggi= la radio) per fare conoscenza e approfondire il fenomeno dei podcast.

I podcast, questi sconosciuti

Ne avrete sicuramente già sentito parlare, magari ne avete già ascoltato qualcuno o vorreste farlo, ma facciamo un po’ di chiarezza. I podcast cosa sono effettivamente?
Innanzitutto, il “podcast” è una tecnologia. Il contenuto audio viene diffuso sul web e segnalato all’utente finale con un feed RSS, ossia un aggiornamento personalizzato cui l’utente si è iscritto. Il podcast è quindi un file audio, posizionato su un server all’interno di un database. Grazie alle informazioni che caratterizzano quel file audio gli utenti sanno di cosa tratta quel podcast, e per ascoltarlo devono scaricare il file sul proprio device (computer, smartphone, lettore mp3) e premere play.

Se vi state chiedendo da dove nasce il termine “podcast”, dobbiamo fare un passo indietro nel tempo in cui è stato coniato. Sul finire degli anni ’90 il podcasting si stava sviluppando grazie a sistemi come Napster, i primi lettori mp3 e i nuovi programmi e strumenti per la produzione di audio digitali – per intenderci, roba come Protools. Nato dall’unione tra “pod” e “cast”, tradotto letteralmente podcast vorrebbe dire “diffusione di un baccello”. Nel 2004 negli USA si coniò questo termine, che dava l’idea di qualcosa di piccolo che sprigionava ogni volta qualcosa di più grande, come fosse centellinato da un’unica famiglia, e il fenomeno espose oltreoceano grazie a due fattori.

Il primo è l’assenza di una radio pubblica nazionale americana, che portò al proliferarsi di questi micro contenuti molto interessanti e diffusi su larga scala. Il secondo è uno strumento. Ricordate l’iPod di Apple? Ecco, quello era lo strumento principe grazie al quale i podcast venivano trasmessi e ascoltati.

Dopodiché sono finiti sul web e di qui alla radio di domani…

Differenze radio/podcast.

Ma prima di parlare dell’avvento dei podcast in radio, chiariamo un attimo alcune differenze principali tra la radio e il podcast.

Quella che subito salta all’occhio è la tecnologia alla base dei due sistemi di ascolto di contenuti audio. Da un lato, abbiamo le onde elettromagnetiche che attraverso le frequenze trasmette il contenuto; dall’altro abbiamo internet e gli mp3, perciò connessione al web e compressione del file audio in un contenuto riproducibile in digitale.

Non solo. Sintonizzarsi in radio può essere un’abitudine predeterminata, magari dovuta all’ascolto affezionato di un tale programma, ma ciò non toglie che anche in modo del tutto casuale sia possibile ascoltare la radio.
Diversamente dalla radio, invece, il podcast può essere ascoltato soltanto se l’utente ha deciso di farlo – quindi se si è iscritto al feed RSS o ha scelto di ascoltare quel preciso podcast in quel momento.

Un podcast è un contenuto audio parcheggiato su un server ascoltabile in qualsiasi momento e astratto, in un certo senso, dal tempo in cui è stato ideato. La radio tradizionale, invece, ha molto a che fare con l’istante in cui il programma viene registrato: dalla bravura nell’improvvisazione e nella conduzione di un programma si deve il successo di un programma stesso. E non è detto che ogni volta sia la stessa cosa, perciò ogni momento live in radio può andare perduto se non catturato (registrato).

E qui ci apriamo alle infinite possibilità che il podcast pone per la radio del futuro.

La radio on demand e i podcast

Il futuro dei servizi e soprattutto dei servizi web, sarà sempre più personalizzabile. Proprio come la tv si sta sganciando definitivamente da meccanismi generalisti come i vecchi palinsesti, così la radio si sta espandendo verso una direzione sempre più customizzata.

Facciamo un passo indietro. Probabilmente conoscete Infinity tv, usate o almeno avete usufruito almeno del mese di prova di Spotify, probabilmente condividete con altre persone Netflix. Tutti questi servizi hanno in comune alcune peculiarità: sono accessibili tramite un abbonamento e sono ritagliati sui vostri gusti. Film, serie tv, cartoni animati, documentari ma anche compilation, artisti e nuovi relaese sono selezionati e proposti sulla base delle precedenti scelte e selezioni dell’utente.
Se amate un determinato regista, i film di un certo genere, i cantanti che fanno musica di un dato stile, è altamente probabile che il vostro servizio in abbonamento vi mostri in prima fila contenuti simili. La categoria, insomma, dei “consigliati per te“.
Discorso che è applicabile, in realtà, a qualunque prodotto venduto su internet: le newsletter di Amazon, Ikea, Privalia, ecc. ecc. sono ricche di consigli e suggerimenti d’acquisto basati proprio sui nostri precedenti acquisti e sulle nostre whishlist.

Inoltre, questi programmi e servizi hanno un’altra caratteristica. Sono lì pronti a essere riprodotti ogni volta che vogliamo e quante volte vogliamo. Possiamo rivedere un episodio cento volte, ascoltare una canzone o un album tutto il giorno, guardare un film in piena notte o pieno giorno. Le regole le decide l’utente, il servizio è on demand nel senso che è proprio su sua richiesta. 

Qualcosa di completamente diverso e per molti versi rivoluzionario rispetto alla tv e alla radio tradizionale. I Millennials non conosceranno mai il dolore di aver perso quel programma perché avevano un altro impegno quando andava in onda. Potranno cliccare play nel momento che gli fa più comodo.

Infine: visto che al mondo siamo miliardi e possediamo gusti terribilmente diversificati, i servizi on demand possono permettere una varietà ampissima di contenuti, temi, stili. Possiamo quindi applicare senza paura la famosa teoria della long tail e prevedere un’esplosione di contenuti con caratteristiche molto diverse tra loro.

Se vi state chiedendo perché la radio dovrebbe diventare un podcast on demand, la risposta non è semplicemente perché è quella la direzione. Il futuro della radio non è tutta inscritta in un podcast. Successi di trasmissioni imprevedibili come La zanzara di Radio24, ad esempio, lo dimostrano pienamente.
E neanche pensando che basti rendere accessibili in ogni momento i programmi radio che si può liquidare il problema. Evidentemente la radio del futuro sarà molto on demand e libera da attuali costrizioni, ma è probabile che “la soluzione” non sia tutta in una serie di podcast fatti bene.

Alcuni podcast per iniziare

Se abbiamo titillato abbastanza la vostra curiosità e fremete dalla voglia di ascoltare un podcast, siete nel posto giusto.

Entrare nel tunnel dei podcast sarà facilissimo grazie a questi consigli, sia in italiano che in inglese.

  • Hey, Cool Job: un podcast sui lavori più improbabili, interessanti e affascinanti, raccontati da chi li fa;
  • The Tip Off: da cosa nasce una grande storia e una grande inchiesta giornalistica? qual è lo spunto decisivo? ecco che te lo racconta The tip off;
  • Serial: uno dei più celebri podcast di sempre, se non il più celebre di tutti, alla sua terza stagione;
  • Caliphate: se volete saperne di più sull’Isis, ecco il podcast che fa per voi, fatto dal corrispondente estero del NY times Rukmini Callimachi;
  • Internet History Podcast: tutto ciò che avete sempre voluto sapere e di più dei magheggi dietro le quinte del mondo dell’internet;
  • No such thing as a fish: appassionati di scienza ma non veri scienziati? ecco il podcast adatto a voi;
  • Senza Rossetto: in questo periodo in cui si parla tanto di femminicidio e diritti delle donne, ecco un podcast tutto italiano sulla figura femminile, fatto da due giornaliste;
  • Scientificast: il principale podcast italiano dedicato alla scienza e alla tecnologia;
  • Wikiradio:  un podcast creato da Radio Rai3 che in ogni puntata racconta da un esperto un elemento culturale, scientifico, artistico, storico, da parte di un esperto del settore.

Buon ascolto.

 

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