Il Coronavirus contagia i media ed è subito infodemia

Sono giorni, ormai, che siamo oberati di informazioni sul temibile virus cinese che può portare a gravissime complicazioni sanitarie chi lo contrae. Stiamo parlando naturalmente del Coronavirus, la “star” incontrastata delle notizie di mezzo (o forse tutto) il mondo, epidemia e quasi pandemia le cui conseguenze si stanno sentendo a più livelli.

Danni sanitari, economici…

Sanitari, innanzitutto, visto che ad oggi continuano a nascere nuovi focolai e il nostro Paese, purtroppo, si è conquistato il terzo posto sul podio tra i più colpiti dal Covid-19.

Economici, poiché il risultato di questa malattia è una forte flessione economica e finanziaria. Le Borse cinesi hanno volatilizzato in un solo giorno – lunedì 3 febbraio – centinaia di milioni, Piazza Affari ha subìto brutti colpi, ma è il settore del turismo. forse, quello che sta soffrendo di più. Cancellazioni di voli, prenotazioni saltate, rotte aeree annullate. Al momento i danni non sono ancora calcolabili, ma Federalberghi ha già stimato il 40% in meno di prenotazioni.

…danni informativi!

Last but not least, ci sono proprio questi, di danni. Nelle ultime settimane stiamo osservando un vero e proprio “bombardamento mediatico” sul tema del Coronavirus, tanto da spingere Marco dello Conte a parlare di “infodemia” (già dal 7 di febbraio).

L’informazione viaggia veloce nell’epoca di Internet, questo è un bene finché le notizie sono verificate ed accertate, verrebbe da aggiungere. Perché il web è un grande moltiplicatore di bufale e notizie false. Soprattutto in un momento come questo, vi suggeriamo di dare una spolverata ad alcune semplici regole per verificare le informazioni online, rileggendo il nostro Vademecum per difendersi dalle notizie false.

Mentre si può avere una mappa veritiera del numero di contagi e decessi nel mondo, grazie alle iniziative di OMS che ogni giorno elabora un report sull’andamento della malattia e sulle principali fake news al suo riguardo, e all’attività del Centro europeo per il controllo e la prevenzione delle malattie (EDCD), che twitta quotidianamente infografiche sulla situazione, si può allo stesso tempo essere vittima di notizie false, come quella che il virus sia un ceppo mutato di una comune influenza.

Notizie non verificate, dicerie o sospetti spacciati per verità che, supportati dai social e dalla scarsa conoscenza della malattia, hanno provocato una serie di incidenti e un continuo rincorrersi di notizie.

Per questo motivo abbiamo deciso di usare i nostri mezzi per estrapolare i dati che ci dicono quanto effettivamente si parli di Coronavirus sui mezzi di comunicazione in Italia.

Il monitoraggio dell’Eco della Stampa sul Coronavirus

Abbiamo effettuato una ricerca con la banca dati dell’Eco della Stampa per verificare il numero di articoli apparsi in questi giorni sul Coronavirus. I dati presi in esame vanno dal 21 febbraio al 2 marzo 2020, rappresentativi del periodo clou di diffusione di notizie sull’argomento.

Riguardano l’Italia, che in questo periodo è balzata in testa alle classifiche del mondo a causa del Covid-19 e che all’improvviso è diventata il 3° focolaio del virus nel mondo.

Anche in questo caso, i dati parlano da soli. Sembra che dopo una crescita costante nel numero di articoli durata fino al 25 febbraio, l’attenzione sia leggermente calata (in modo ancora più marcato dal 28 febbraio in poi) per riprendere a crescere vertiginosamente con la giornata più critica in assoluto: il primo marzo, con la crescita del 50%.

Di Coronavirus si è parlato tantissimo e le oscillazioni degli articoli pubblicati online al riguardo ci chiariscono la mole di contenuti a cui siamo sottoposti in questi giorni. Nella gran parte dei casi vediamo articoli che provano a fare il punto della situazione sull’emergenza in corso. Ma, ovviamente, troviamo anche articoli di approfondimento, articoli scientifici oppure che provano a ripercorrere le origini del virus che, secondo alcune teorie, sembra derivare dagli animali. Proprio per questo, abbiamo voluto fare una verifica in più: quali sono gli animali più citati quando si parla di Coronavirus?

Famoso e molto citato è il caso del cane “infetto” ad Hong Kong. I gatti si posizionano al secondo posto, sicuramente per la paura dei proprietari per la salute dei propri animali. Al terzo posto i pipistrelli, considerati per ora quasi univocamente la fonte d’origine di questo virus.

Ma come mai troviamo topi e maiali in questa classifica particolare? Semplice: a causa della gaffe del governatore Zaia. Diversi articoli, così, parlano del fatto che alcuni di essi siano già afflitti da virus della stessa famiglia del Coronavirus.

Città e Coronavirus: quali sono le più colpite dai mezzi di comunicazione?

Un’altra ricerca ancora definisce i termini di questa infodemia. Stiamo parlando del numero di citazioni delle città colpite dal virus, su cui la stampa e i siti web si sono letteralmente sbizzarriti. Ecco i dati relativi alle 5 città più citate in quanto focolai della epidemia.

  • Codogno: 5902 citazioni su stampa e 32513 su articoli web
  • Venezia: 6960 articoli stampa e 18188 web
  • Lodi: 4353 articoli stampa e 19760 citazioni sul web
  • Bergamo: 3043 articoli stampa e 13089 web
  • Cremona: 2490 articoli su stampa e 10136 articoli sul web

Migliaia di articoli, di parole e di condivisioni social, innumerevoli passaparola. Se vi sentite leggermente subissati in questo periodo o se siete stati presi da un raptus di ipocondria, che vi ha portato a leggere e rileggere i sintomi del virus, beh, sappiate che è tutto normale. Forse!

 

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