In 5 minuti, alcune verità sui Big Data

“Benvenuti nell’era dei Big Data”. Potevano affermarlo già nel 2012 i colossi della Silicon Valley, nelle cui “stanze” risiede la stragrande maggioranza dei dati presenti su scala mondiale.

L’evoluzione del mercato dei Big Data quindi è in corso ormai da tempo.

Tuttavia è soltanto da un paio di anni che le organizzazioni di tutto il mondo, pubbliche o private, PMI o grandi imprese, hanno iniziato a comprendere le opportunità che i big data e un’appropriata analisi elaborata su di essi possono apportare in termini di competitività e non solo.

Ma cosa sono i Big Data?

È interessante capire innanzitutto cosa ci sia dietro questo concetto così inflazionato e di cui talvolta si fa fatica a comprenderne appieno il significato.

Con il termine “Big Data” s’intende una raccolta di dati eterogenei talmente estesa da richiedere appositi approcci informatici e metodi complessi di analisi statistica, utili ad estrapolare informazioni significative.

Detta così vi sembra ancora poco chiaro?

Sveliamo allora quelle che sono definite le caratteristiche tipiche dei Big Data e che le differenziano
dai dati standard, ”normali”: le 3V (Volume, Velocità, Varietà).

“V” come Volume

Avete idea di quante e-mail vengano inviate mediamente nel mondo? Ben 3 milioni in un solo secondo.

Inoltre, il sito Internet World Stats ha stimato che a giugno nel 2017 Facebook aveva un bacino di utenti che sfiorava i 2 miliardi. Se pensiamo poi alla quantità di foto, video, post che ognuno di noi generalmente pubblica, è facile comprendere come il totale di contenuti su Facebook possa aggirarsi intorno ai 100 Terbig dataabytes ogni 30 minuti.

Ma i numeri non si fermano qui: tutti i dati accumulati su scala mondiale nel corso degli ultimi due anni hanno superato l’ordine dei Zettabyte (1021 byte). Stiamo parlando insomma di grandezze mai raggiunte prima d’ora e che sono destinate a crescere in maniera esponenziale.

“V” come Velocità

Con l’avvento in particolare dei social network e applicazioni mobile, molti dei dati sono diventati “real time” cioè affluiscono al nostro server con una velocità talmente incontrollabile da dover essere necessariamente processati con modalità innovative. Un modo sorprendente per monitorare la velocità del traffico internet in tempo reale è www.internetlivestats.com.

“V” come Varietà

I dati arrivano in qualsiasi tipo di formato – da dati “strutturati”  come i documenti di testo a “non strutturati” come video, audio, foto, dati GPS, non gestibili con un semplice foglio di calcolo.

 

Vi siete mai chiesti quali tipologie di dati produciamo quotidianamente e in che modo ne vengano sfruttate le potenzialità?

I veri protagonisti di questa rivoluzione digitale siamo noi e gli oggetti che utilizziamo quotidianamente: smartphone, computer, TV, frigoriferi collegati alla rete che ci avvisano dei prodotti in scadenza. E ancora, l’uso della carta di credito, le scatole nere delle auto e altro ancora.

La cosa sorprendente è che tali dati, se raccolti, elaborati ed interpretati in modo appropriato, possono semplificare la vita di tutti i giorni e fornire pronostici attendibili sulle tendenze e sugli avvenimenti futuri.

Eccovi alcuni esempi concreti.

  • Google usa i nostri smartphone come sensori per determinare la circolazione stradale. Monitorando la velocità e la posizione di milioni di veicoli, infatti, è possibile ridurre il traffico ed individuare il google mapspercorso ottimale.
  • La polizia di Los Angeles sfrutta i Big Data relativi alle zone nelle quali sono stati commessi dei crimini per prevedere le aree in cui potrebbero verificarsene di nuovi.
  • Netflix utilizza costantemente le nostre ricerche ed i nostri interessi per l’ideazione e progettazione di nuove serie tv.
  • In una catena inglese di supermercati è stato introdotto un sistema in grado di monitorare le abitudini di acquisto dei clienti misurando l’efficacia delle offerte. Il risultato? Il risparmio di milioni di sterline all’anno. Questo perché le aziende fornitrici hanno compreso meglio le preferenze dei consumatori, migliorato le azioni di marketing e ideato prodotti ad hoc.

Nel 2012 lo statunitense Rick Smolan, ideatore del film “The Human Face of Big Data”, in cui viene documentata la collezione e l’utilizzo dei dati, li aveva definiti come “dashboard dell’umanità”, cioè uno strumento di intelligenza artificiale che aiuterà a combattere la povertà, il crimine, l’inquinamento.

Tuttavia, come il passato ci insegna, le più grandi rivoluzioni implicano oltre che benefici, anche rilevanti problematiche. Ma, come qualcuno diceva: “… questa è un’altra storia, e si dovrà raccontare un’altra volta”.