Influencer giusti e come trovarli: dai un tocco umano alla tua comunicazione!

Non so se vi è mai capitato di vivere quel sogno inquietante in cui urlate a squarciagola ma nessuno vi ascolta e vi sentite attanagliati da una sensazione di oppressione indicibile in cui vi sembra di essere abbandonati a voi stessi.

Secondo me questa percezione di impotenza è comune a tutti i responsabili delle campagne di Marketing quando si accorgono che la comunicazione che hanno studiato per mesi non solo non sta ottenendo la risposta sperata ma proprio non porta a uno straccio di risultato. E se si considera che vi sono stati investiti soldi e tempo, uno veramente si sente morire al pensiero di doverne rendere conto ai capi.

Del resto, il consumatore non è stupido, non gli basta vedere un messaggio pubblicitario per convertirsi: Bill Carmody, il “Marketing Whisperer” ha sottolineato che in tema di advertising online siamo arrivati a un punto zero.

Per spiegarlo ha portato l’esempio di un banner pubblicitario con il 44% di click a cui, nonostante il dito “attivo” (potrebbe essere stato spinto da noia o curiosità), non è seguito un acquisto oppure una qualificazione del lead.

In questo contesto urge recuperare una voce che sovrasti il rumore generato quotidianamente dalla Rete e che concentri l’attenzione più sul personaggio che sponsorizza, ritenuto fonte affidabile, che sul prodotto sponsorizzato.

Si consiglia, infatti, di focalizzarsi sull’Influencer Marketing perché rappresenta una delle modalità più efficaci attraverso cui i brand possono riuscire a riappropriarsi e a integrarsi nell’economia delle conversazioni online.

 

Influencer, perché?

 

Scegliere l’influencer giusto può dare un tocco umano alla tua campagna di Marketing: un opinion leader qualificato, che l’audience ritiene autorevole, riesce a vendere attraverso i contenuti esperienze reali ed autentiche che non sembrano pubblicità a pagamento.

Proviamo a pensare a una Chiara Ferragni, che Forbes ha riconosciuto come l’influencer più importante al mondo: se la moda è la chiesa, Chiara Ferragni ne è vista come la sacerdotessa e i suoi post, stimati 12mila dollari l’uno, quando mostrano sostegno o approvazione (endorsement) nei confronti di determinati brand sono in grado di guidare il mercato fashion perché non danno l’impressione di essere marchette bensì parte di una narrazione privata della quotidianità della Ferragni.

Ma come possiamo trovare gli influencer giusti? Sono troppi i brand che danno troppa enfasi alla portata delle metriche delle vanità e si limiterebbero a scegliere gli influencer che hanno il maggior numero di followers. In realtà bisogna andare in maggiore profondità e adottare strategie come la Media Intelligence che, tramite il suo lavoro di osservazione e analisi applicata a tutte le fonti di informazioni (carta, tv, radio, web, social), è in grado di documentare l’impegno e la profondità delle interazioni.

Prima di sfruttare le reti degli influencer, bisogna cercare di capire quali sono gli interessi dell’audience di riferimento perché sono essi la chiave di volta per fare breccia nell’attenzione del pubblico.

Provate a pensarci: se siete dei consumatori e nel corso del vostro customer journey avete effettuato ricerche online su uno specifico tema perché avete un bisogno da soddisfare, incappare in un video condiviso da un esperto del settore che vi presenta come un determinato prodotto può venire incontro alle esigenze manifestate poco prima non vi coinvolgerebbe a tal punto da spingervi alla conversione?

Secondo me sì. Ma perché avvenga questa sinergia tra Content Marketing e Influencer Marketing, con la pianificazione di messaggi pertinenti in grado di suscitare engagement (è la metrica più qualificata per valutare gli influencer), il marchio deve conoscere in profondità gli interessi dei suoi potenziali clienti e questo può farlo solo con la Content Intelligence (CI).

 

Applica la Content Intelligence all’Influencer Marketing

 

Vi spiego la CI in due parole: applicando l’Intelligenza Artificiale ai contenuti presenti in azienda, li si identifica automaticamente negli argomenti che li costituiscono tramite tag, che vengono poi associate agli utenti che ne hanno fruito. In questo modo si può scoprire a cosa è interessato il visitatore, anche anonimo, che ha consultato un preciso contenuto.

Questo set di dati sarà utilissimo per orientarsi nel panorama degli influencer: sapendo quello che vogliono gli utenti, diventa più semplice fare una ricerca precisa (e qui viene in aiuto la Media Intelligence) su chi siano le fonti più autorevoli su quell’argomento, che non necessariamente deve essere collegato al settore in cui opera l’azienda e sfruttare il rapporto di fiducia che esiste tra questi personaggi e il loro seguito.

A differenza delle classiche campagne pubblicitarie top-down, gli influencer possono parlare al loro pubblico come se fossero coetanei di fiducia, ispirando il tipo di autentico passaparola che trasforma gli spettatori in clienti fedeli. In questo processo la Content Intelligence è l’ideale perché il comportamento dell’utente è dinamico per natura: le mode e le abitudini fanno presto a cambiare e l’AI, che rileva in tempo reale gli interessi, prende in considerazione questo aspetto e sa dare ai brand le competenze di scegliere gli influencer più adatti a coinvolgere determinati target, che vengono iper-segmentati nel CRM in liste dinamiche.

Come ha sottolineato in un’intervista Matteo Pogliani, digital strategist di Open Box, i migliori progetti sono quelli win-win: da un lato il marchio, attraverso i contenuti proposti dagli influencer, resi “aderenti” dall’AI agli interessi dell’audience, riesce a comunicare in maniera diversa e quindi più impattante, dall’altro l’influencer riesce a trovare una proposta editoriale che risulta essere coinvolgente per i suoi fan e quindi allo stesso tempo riesce ad aumentare la sua notorietà.

Questa sinergia è efficace perché i brand arrivano a raccontare una storia più autentica dei loro prodotto attraverso una fonte affidabile e, complice il tocco umano aggiunto alla comunicazione, il pubblico interagisce con i contenuti (sono stati “studiati” con un approccio data-driven!) e arriva a fidarsi del marchio coinvolto.

Scopri come la Content Intelligence ti aiuta ad aumentare le conversioni!

 

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