La cultura dello snack: come cambia la nostra dieta mediale

Le abitudini di consumo di prodotti culturali sono mutate notevolmente da quando gli smartphone accompagnano ogni ora della nostra quotidianità. “Snack culture” o “cultura dello snack” è un’espressione apparsa per la prima volta nel 2014 sul quotidiano “The Korean Times” per evidenziare il fatto che oggi i contenuti mediali sono come spuntini da consumare nei ritagli di tempo, fuori casa e, soprattutto, in mobilità.

Secondo il sociologo Zygmunt Bauman, siamo nell’era dei consumi culturali onnivori e fugaci

I consumi sono diventati frammentati in termini di forma e di durata: divoriamo musica, articoli di giornale, video per sempre meno tempo continuato, ma con maggiore frequenza nell’arco della giornata. Le fasce orarie con picchi di ascolti che caratterizzano radio e televisione si annullano negli spazi online, dove non esistono il drive time o la prima serata. “Always on” è l’imperativo categorico: siamo sempre connessi ed insaziabili di contenuti, purché brevi e di immediata comprensione.  

Dieta mediale snack

Il report “Digital 2020” sullo scenario globale ed italiano

Il report annuale di We are social, realizzato in collaborazione con Hootsuite, approfondisce come e quanto gli Italiani trascorrano il loro tempo online. Su 45 milioni di persone che si connettono ad Internet quotidianamente, la media di tempo trascorso in ambiente digital è di almeno sei ore al giorno.

Come si compone la nostra dieta mediale? Sempre stando ai dati di We are social, ai primi posti troviamo i contenuti di intrattenimento, video (92%), musica (57%), programmi trasmessi da web radio (39%), vlog (34%), podcast (23%). Dello smartphone non ne possiamo fare a meno: lo possiede il 94% della popolazione, che lo utilizza prevalentemente per la messaggistica (92%), ma è in crescita anche lo shopping (68%) e la navigazione pre-acquisto.

L’uso delle app sullo smartphone, secondo la ricerca di We are social e Hootsuite

La “cultura dello snack” è un trend che caratterizza le nuove generazioni, che cercano di ottenere il massimo dell’informazione nel minor tempo possibile.

Siamo una società di consumatori, dove la cultura si trasforma in un magazzino di prodotti, ciascuno in competizione per spostare o attirare l’attenzione dei potenziali consumatori, nella speranza di conquistarla e trattenerla un po’ più a lungo di un attimo fuggente.

Zygmunt Bauman

Di fronte al sovraccarico di informazioni e contenuti che i media ci offrono, nasce la necessità di semplificare, ridurre, condensare alcuni prodotti dell’industria culturale. Talvolta questo va a danno della comprensione, ma anche del coinvolgimento emotivo.

Facciamo fatica a leggere un romanzo dall’inizio alla fine, senza essere distratti dallo smartphone, con la conseguenza di non godere appieno né del libro, né del telefono.

Da Vine a TikTok: le piattaforme sempre più all’insegna della brevità

Tra i format che privilegiano la brevità, Vine è stata una delle prime applicazioni gratuite che permetteva agli utenti di creare mini-video della durata massima di sei secondi. Acquistata da Twitter nel 2013, Vine divenne il software di video sharing più utilizzato dei market Apple e Google, nonostante il numero ancora esiguo di iscritti. Oggi, invece, è TikTok che ha preso il sopravvento anche in Italia, dove saltano all’occhio influencer, politici e artisti: in soli tre mesi, il numero dei suoi utenti unici è passato da 2,1 milioni a 6,4.

Il potere dell’autenticità

La digitalizzazione e la pervasività dei device hanno creato nuove forme di comunicazione e consumo. Il movimento da un ipertesto all’altro si rivela la chiave per stare dietro alle novità, all’ultima serie uscita su Netflix, alla rubrica a cui siamo affezionati.

Qual è l’elemento che porta l’utente ad andare avanti nella navigazione? Senza dubbio, l’autenticità gioca un ruolo importante.

Parliamo della capacità di raccontare storie che siano sì emotivamente coinvolgenti e memorabili, ma anche autentiche e non edulcorate dalla tentazione di voler piacere a tutti i costi.

E voi, fate zapping tra contenuti multimediali? Qual è il “piatto” che non può mancare ogni giorno nella vostra dieta mediale? Siamo curiosi!

 

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