Libertà di stampa: la classifica di Reporter Without Borders

La libertà di stampa è tutelata dalla Costituzione, dall’Unione Europea, dai trattati internazionali e dalla Dichiarazione Universale dei diritti dell’uomo. La possibilità per giornali e giornalisti di potersi esprimere su quanto accade e poter svolgere il proprio lavoro è una priorità preziosa per la democrazia. Tuttavia ci sono casi in cui, nonostante l’importanza riconosciuta, questo diritto viene violato.

Dal 2012 è l’organizzazione Reporters Without Borders a compilare un indice che misura il grado di libertà di stampa nel mondo. E le notizie sono sono rosee: solo un paese su 4 può definire la propria stampa libera e, nel 2018, sono stati almeno 95 i giornalisti uccisi.

Libertà di stampa secondo il World Press Freedom Index

world press freedom index 2019

In occasione del World Press Freedom Day che cade, ogni anno, il 3 maggio, l’International Federation of Journalist ha dedicato un pensiero ai 95 giornalisti uccisi nel 2018, denunciando la condizionedi pericolo in cui versa chi si occupa di questo mestiere.

I paesi in fondo alla classifica redatta da Reporter Without Borders, sempre relativa al 2018, sono Turkmenistan, Corea del Nord ed Eritrea. Colpisce, in particolare, il peggioramento nel ranking di molti paesi africani.

La sola Repubblica Centrafricana ha perso ben 33 punti rispetto all’anno precedente, ma anche in Tanzania e Mauritania gli ultimi 12 mesi sono stati particolarmente complessi per i giornalisti.

Si fanno sentire anche le crisi internazionali. È il caso, per esempio, del Nicaragua dove nella primavera del 2018, migliaia di persone sono scese in piazza per protestare contro le politiche del presidente Daniel Ortega, in carica dal 2007.

Almeno 95 giornalisti uccisi nel 2018

giornalista manifestazione trump

Le minacce alla libertà di stampa diventano, spesso, anche minacce vere e proprie contro i giornalisti. Nel 2018, appunto, sono stati quasi 100 i professionisti uccisi nel mondo.

Il caso più eclatante è stato quello di Jamal Khashoggi, il reporter saudita scomparso nell’ambasciata del suo paese in Turchia e poi trovato morto. Un caso che getta non poche ombre sull’Arabia Saudita e ancora non completamente risolto.

Ha sconvolto l’Europa, invece, l’assassinio di Jac Kuciac e della fidanzata. Il giovane giornalista slovacco stava indagando i rapporti tra la mafia italiana e il governo di Bratislava.

Il paese più pericoloso è, tuttavia, l’Afghanistan dove 16 reporter hanno perso la vita nel 2018. Seguono, in questa classifica, il Messico e gli Stati Uniti in una conta che continua anche nel 2019. Poco più di un mese fa, infatti, la giornalista Lyra McKee è stata uccisa durante un attacco del gruppo The New Ira, a Londonderry in Irlanda del Nord.

Luci e ombre della libertà di stampa in Europa

I casi di Jan Kuciac, Lyra McKee e anche Daphne Caruana Galizia (giornalista uccisa a Malta nel 2017) indicano alcune criticità per la libertà di stampa anche in Europa. Preoccupante, secondo il World Press Freedom Index, è la situazione soprattutto in Serbia, Montenegro, Ungheria, Croazia e Malta.

Il Nord Europa, invece, si mantiene saldo in cima alla classifica globale, guidata da Norvegia, Finlandia, Svezia, Olanda e Danimarca. Meglio dell’Italia, che si colloca al 43esimo posto, fanno Germania, Spagna, Francia e Regno Unito.

La situazione ad oggi

Per restare aggiornati, mese per mese, a proposito di chi sono e dove si trovano i giornalisti in pericolo, in Italia e nel mondo, c’è la lista di One Free Press Coalition a cui ha aderito, tra gli altri, anche il Corriere della Sera. Una questione che non dovrebbe mai uscire dai riflettori perché, come diceva Thomas Jefferson, “Dove la stampa è libera e tutti sanno leggere, non ci sono pericoli”.

 

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