Lo storytelling al tempo del Coronavirus: ecco come comunicare

Stiamo vivendo settimane difficili. Chi sta a casa escogita nuovi piani per non annoiarsi e, soprattutto, per non pensare all’eventualità tragica, non solo di una brutta fine, ma anche di una mancata ripresa lavorativa.

Come lo temiamo noi, ne hanno paura anche le aziende che, più sono grandi, più si preoccupano. Tutte hanno cercato di correre ai ripari, perché il modo peggiore per affrontare una crisi economica è restare fermi e fare da spettatori. Molti brand hanno prodotto contenuti adattandosi all’emergenza, rendendo evidenti pro e contro di una comunicazione affrettata ed obbligata che sfrutti, comunque, lo storytelling.

Una definizione di storytelling aziendale

Lo storytelling è la capacità di raccontare e raccontarsi. Diventa arte quando ci fa emozionare. Può stupirci semplicemente con una storia empatica, ben congeniata e che abbia un sano istinto a sincerarsi.

Lo storytelling aziendale è la dote di un’azienda che sa raccontarsi. L’anima dell’impresa deve essere comunicata con sincerità per raggiungere sempre il cuore del segmento di pubblico prescelto, per la campagna di marketing dedicata. In genere, si fanno studi precisi e coscienziosi prima di arrivare a definire i valori di un brand, per poi decidere la strategia adeguata al periodo, la campagna di marketing ed, infine, lo storytelling appropriato.

Ma se il tempo non c’è, bisogna decidere velocemente una campagna di marketing che abbia uno storytelling efficace. Come ci si comporta, in questo caso?

Lo storytelling televisivo

Siamo costretti tra le mura domestiche e la televisione è tornata ad essere la regina del salotto. E’ probabile che la prima scelta di un’azienda sarà quella di realizzare uno spot televisivo, da trasmettere anche sugli ads dei social network, dei motori di ricerca e dei distributori.

Per costruire una storia degna di uno storytelling aziendale, bisogna fare tesoro del passato e di quello che si è costruito nel tempo. In una crisi profonda come quella che stiamo attraversando, uno degli elementi primari sul quale dobbiamo puntare è la solidarietà. Chi non è sincero verrà subito scoperto. E chi verrà scoperto, sarà criticato anche sui social, così da perdere due volte: dal lato economico e dal lato dell’immagine del brand. Facciamo attenzione, allora.

L’obiettivo non è soltanto vendere, ma anche ottenere la fiducia del consumatore

L’evoluzione del marketing e, dunque, dello storytelling, sta migrando verso una visione benevola del business, dove si vende a chi ha veramente bisogno e dove l’affiliazione conta più della predominanza. L’obiettivo di fare affari sta lasciando il posto alla centralità dei bisogni e dei desideri del consumatore, così da ottenerne la fiducia ancora prima del guadagno economico che, se si lavora bene, arriverà sicuramente.

Tutto questo però, al tempo del Covid-19, va concentrato in un periodo minuscolo. Per chi fa comunicazione diventa una scommessa incredibile. Si riuscirà ad esprimere qualcosa di nuovo, cercando di mostrare la propria vicinanza al pubblico? In più, bisogna sbrigarsi perché i concorrenti stanno già diffondendo messaggi empatici, in linea con i loro valori e facendo leva sulla solidarietà, come abbiamo scritto qui qualche settimana fa.

Ecco che allora le imprese, anche le affermate multinazionali, si lanciano per forza di cose nell’ignoto, perché è impossibile fare previsioni. E’ una fase di cambiamenti repentini, dove regna la mancanza di certezze sui dati oggettivi. L’unica verità è che nessuno sa quello che accadrà.

Dosare le emozioni

Il pubblico, che sta davanti alla televisione più del solito, fa attenzione alle novità che le aziende mettono in campo per non mollare. Si nota con più facilità se la strategia nello storytelling è cambiata da un giorno all’altro. Perché? Perché ci si rende conto, in automatico e a livello inconscio, se qualcosa non torna nella comunicazione. Questo può suscitare stupore oppure diffidenza, dipende da quanto sia confortante il nuovo messaggio.

I brand che esagerano nell’esprimere valori di condivisione e solidarietà, forse, rischiano di essere eccessivi. Sempre meglio, tuttavia, di chi continua a comunicare con la vecchia politica aziendale, credendo che il pubblico sia ancora passivo e convincibile con tecniche di persuasione. In più ci sono brand che, dando fondo alle riserve, mandano a tutto spiano uno storytelling dedicato, abusando dell’attenzione del pubblico che, sicuramente, si trasformerà in noia se non si è costruito lo spot per una profonda utilità.

La solidarietà: ingrediente della comunicazione durante l’emergenza

Lavorando da sempre nel settore delle assicurazioni, mi accorgo subito se una compagnia assicurativa sfrutta nel modo giusto il nostro “essere italiani”. In un momento di difficoltà, le debolezze di una società vengono facilmente a galla e può essere una buona strategia quella di iniziare a cambiare mentalità ed orientarsi verso la soddisfazione del prossimo. Donare gioia. Dimenticare il bisogno cinico di primeggiare solo per gonfiare ego e conto in banca. Riscoprirsi umani, in due parole.

Se allarghiamo lo sguardo, ci accorgiamo che la storia è la stessa. Brand blasonati mostrano tutto il loro lato umano, donando cospicue somme di denaro a strutture sanitarie, adattando le loro possibilità produttive al servizio del Paese e mostrando di avere un cuore. Chi non si schiera, in questo momento, potrebbe essere tagliato fuori anche dalla futura ripresa economica, perciò meglio investire subito in amore per il prossimo che restare con le braccia incrociate.

Italianità e resilienza

Ecco allora che nascono storytelling emozionanti che permettono alle persone di identificarsi in un messaggio positivo. Alcuni esempi suggeriscono come vivere serenamente l’autoisolamento, come scoprire nuove attività casalinghe, come difendersi dal virus attraverso pratiche quotidiane. I brand evidenziano i loro messaggi con l’hashtag #iorestoacasa, evidenziando che il nostro bene dipende anche da quanto ne vogliamo al prossimo. Non manca la leva empatica della nostra forza di popolo italiano, sempre pronto a rialzarsi dopo le difficoltà.

Sicuramente non è il momento giusto per essere indecisi. I brand che mostrano di avere a cuore il pubblico, in futuro saranno scelti durante gli acquisti. Chi non si mette in gioco adesso, domani potrebbe pagarne conseguenze più dure dell’inattività dovuta alle ordinanze di Stato.

Conclusioni

Un mirato storytelling aziendale non può che venire in aiuto per mantenere il contatto con il pubblico, esprimere vicinanza e guardare avanti perché, probabilmente, niente sarà più come prima. Un nuovo mondo è alle porte e sta a noi decidere se il Covid-19 ci servirà da insegnamento o ci lascerà solo ricordi tragici.

Restando a casa, abbiamo molto tempo per riflettere. Abbiamo anche tempo per leggere e se volete approfondire gli argomenti sull’evoluzione dello storytelling e delle prospettive future, consiglio due letture: “Ballando con l’Apocalisse” di Andrea Fontana e “Questo è il marketing” di Seth Godin.

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