La messa si fa in streaming. Come il Covid-19 ha “digitalizzato” la preghiera

Sentirsi vicini anche a distanza. Questa è la priorità per tutte le persone che, in questi mesi, si sono trovate isolate e lontane dai propri cari e dalle proprie abitudini a causa dell’emergenza Covid-19.

Un’esigenza particolarmente importante anche per i credenti e, in particolare, per il 78% della popolazione italiana che si dichiara cattolica (Pew Research Center, 2017).

Una platea di fedeli molto ampia che ha trovato nella tecnologia un supporto per conservare il senso della comunità: in un certo senso, è come se il Coronavirus abbia velocizzato un processo di digitalizzazione del culto – parliamo sempre della religione cristiano-cattolica – che già era in corso tra messe in streaming e app per pregare, anche assieme a Papa Francesco.

Disclaimer: esistono applicazioni e strumenti anche per le altre religioni. In questo articolo andiamo ad approfondire gli strumenti a disposizione dei cristiano-cattolici perché scelti come case study per parlare di digitalizzazione e religione, e perché sono strumenti che hanno visto un boom in Italia durante i primi mesi del 2020. 

Miracle, boom di download per l’app (non la sola) che unisce il mondo cattolico

Miracle è un’app disponibile gratuitamente sia su Android, sia su iOs, lanciata già nel 2018, ma che nei primi mesi del 2020 ha triplicato i download superando i 5.000. Le funzionalità sono diverse: dal focus sul santo del giorno alle preghiere e al rosario. L’obiettivo è quello di sviluppare una comunità virtuale e un hub di supporto per i fedeli, totalmente gratuito e accessibile per chiunque lo desideri.

Sviluppata da cinque ragazzi di Parma, Miracle non ha (ancora) una “validazione” ufficiale dal Vaticano, ma realtà come la Diocesi di Parma hanno sottolineato come sia uno strumento valido per la “trasmissione dei valori cristiani sul web”. Una volta registrato, l’utente trova numerosi contenuti a disposizione, compreso un database di chiese e luoghi di culto cattolico in Italia. 

L’aspetto interessante è il fatto che Miracle abbia alcuni tool che la fanno assomigliare ad un social network dedicato, però, ad una nicchia. Un esempio? Lo spazio per la generazione di ceri e candele virtuali a cui si può aggiungere anche una dedica, oppure la presenza del classico “like” che, in questo caso, viene sostituito con un “amen”. Entusiasti gli utenti che valutano l’app 4,7 stelle su 5 nello store e, nelle recensioni, apprezzano la possibilità di condividere la fede e sentirsi meno soli, soprattutto in un periodo di difficoltà come questo che stiamo vivendo.

preghiere miracle

Pregare con il Papa e le altre app

Miracle non è la sola app sviluppata per il mondo cattolico. Tra le altre più quotate e scaricate c’è, sicuramente, CEI – LITURGIA DELLE ORE (uno degli strumenti digitali della Conferenza Episcopale Italiana che conta oltre 100.000 download). Il servizio permette di ascoltare la liturgia scegliendo tra nuovo rito ambrosiano e rito romano,  “Rosario Audio Online” (+ di 10.000 download), che consente di seguire la preghiera in qualsiasi momento; Il Messalino App raccoglie anche le ultime news dal mondo cattolico e approfondimenti. 

Diffusa in tutto il mondo e tradotta in spagnolo, inglese, italiano, francese, portoghese, spagnolo e tedesco è Click to pray, l’app sviluppata della Rete Mondiale di Preghiera del Papa e utilizzata da più di 100.000 persone in tutto il mondo. La particolarità è che include il profilo personale del Papa nel quale sono inserite le sue intenzioni e le richieste di preghiera per la Chiesa.

Con la messa in streaming, una chiesa sempre più social

Oltre alle app, la quarantena ha permesso di scoprire una Chiesa Cattolica sempre più social, nonostante le difficoltà. In queste settimane, infatti, si sono moltiplicate le dirette delle messe disponibili online: c’è chi sceglie  YouTube, chi Facebook, chi addirittura Instagram (facendo qualche pasticcio comprensibile con i filtri). Tutte strategie per continuare a restare vicini alla comunità di riferimento.

Le parrocchie e le diocesi hanno riscoperto i loro canali social, spesso già presenti, ma non attivi. La stessa messa del Papa si può seguire su più canali: non soltanto su Rai Uno (sulla televisione o su Rai Play), ma anche sul canale YouTube ufficiale Vatican Media News.

L’aspetto interessante è come anche le piccole realtà si siano adattate a questa situazione, portando il “digitale” anche nelle chiese. Il tutto non senza qualche dubbio sull’efficacia di questi strumenti.

La messa in streaming è diventata abitudine per il 18% dei cattolici

Un gruppo di ricercatori dell’Università Lumsa ha svolto, in queste settimane, una ricerca per analizzare l’impatto del Covid-19 sulla vita digitale degli italiani. È Avvenire ad anticipare alcuni dei risultati che riguardano, nello specifico, chi si definisce cattolico e ha recepito gli sforzi di vescovi e parroci.

Il primo aspetto interessante è il fatto che il 18% delle persone intervistate che si sono dichiarate cattoliche ha fruito di messe online o in tv con frequenza, mentre prima era solito recarsi a messa soltanto una volta al mese. Di fatto, il tempo libero in quarantena, la comodità di poter seguire tutto da casa e, probabilmente, anche il bisogno di conforto in questo momento difficile ha avvicinato una parte di fedeli alla Chiesa. 

Inoltre, il 30% del campione ha spiegato che, a suo avviso, le messe in presenza e quelle online siano di fatto intercambiabili. Ciò è sostenuto con più vigore da chi si recava in chiesa meno frequentemente, mentre chi era abituato a frequentare la liturgia ogni domenica sente di più la mancanza dell’incontro fisico con la comunità. 

Una pratica che resterà anche post-emergenza

Ultimo elemento evidenziato dalla ricerca della Lumsa riguarda la comodità di streaming e app per la comunità cattolica. Il 34% degli intervistati ha dichiarato di essere fortemente d’accordo con l’affermazione “la funzione religiosa su schermo (social network o tv) è migliore perché più accessibile” e con una seconda che chiedeva se le ragioni della preferenza risiedessero nel “non perdere tempo a spostarsi”.

Il tema cruciale è, infatti, quello dell’accessibilità e, secondariamente, della comodità: la possibilità di digitalizzare anche i momenti di preghiera permette a molte persone che, per ragioni varie, non possono essere presenti in chiesa, di continuare a mantenere un contatto con la propria comunità.

Il Coronavirus ha reso evidente questo bisogno e stimolato le realtà di tutta la nostra penisola ad attrezzarsi, nonché molti fedeli a cercare uno strumento di preghiera sullo smartphone, ma di fatto si tratta di una soluzione che potrà essere utile anche dopo. Basti pensare a quelle persone che non possono uscire di casa nemmeno una volta conclusa la quarantena, o a chi si trova (per lavoro, per scelta, per turismo) lontano dalla propria comunità.

 

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