La rassegna stampa al servizio della parità di genere: le assessore raccontano

Monitorare i media è utile solo al business? No. Monitorare i media significa aver il polso di eventi e fenomeni sociali. La violenza di genere non fa eccezione, fenomeno culturale e strutturale complesso, radicato e talvolta sottile. Fatto di parole, atteggiamenti e disparità, non più taciuto grazie a movimenti come Non Una di Meno, Me Too e in queste settimane anche sotto i riflettori della 79° Mostra del Cinema di Venezia con la pellicola Red Shoes.

Scarpe rosse come quelle protagoniste dell’installazione dell’artista messicana Elina Chauvez che nel 2009 dipinse decine di scarpe di rosso come simbolo delle donne messicane uccise per mano maschile nell’omertà generale. Inclusa la sorella minore per mano del cognato.

I media sono un termometro sociale

Perché parliamo di rassegna stampa in merito a un fenomeno sociale così impattante? Perché la violenza di genere il cui culmine è il femminicidio, nasce da una cultura patriarcale, di possesso, di disparità uomo e donna. Raptus? Gelosia? Solo interpretazioni dannose da parte di stampa, media e quindi opinione pubblica, di crimini efferati in cui spesso sono coinvolti anche minori.

rassegna stampa; cultura patriarcale; discriminazione di genere; femminicidio

Ed ecco che monitorare le voci che parlano di tale fenomeno permette di intercettarne le deviazioni, dare un messaggio correttivo che offra le adeguate chiavi di lettura per mettere in atto il cambiamento.

Come le istituzioni monitorano i Media

Abbiamo raggiunto due rappresentanti istituzionali, le assessore alle Pari Opportunità del Comune di Firenze, Benedetta Albanese, e della Provincia di Siena, Roberta Guerri, per sentire dalla loro voce come il rapporto quotidiano con i media e il loro monitoraggio siano strumenti imprescindibile per sondare i rispettivi territori e pianificare le aree d’intervento.

Ass. Benedetta Albanese: “La rassegna stampa è la prima cosa che leggo ogni giorno prima ancora di uscire di casa”.

Per un Comune come quello di Firenze molto attivo sul fronte del contrasto della violenza di genere e di affermazione della parità dei diritti, spiega Albanese, realtà come Informadonna mettono in rete Centro Antiviolenza, Casa Rifugio, iniziative sul territorio dedicate. In quest’ottica la rassegna stampa ha un duplice ruolo: verificare il riscontro delle iniziative e ciò che accade sul territorio.

I dati sono il primo punto per indirizzare le strategie. “I dati – prosegue Albanese – ci dicono che più è vicino un luogo dove poter chiedere aiuto, maggiori sono le segnalazioni e richieste. La territorialità è fondamentale per mettere in condizioni le donne di uscire dalla violenza”.

Ass. Roberta Guerri: “Monitoro la stampa quotidiana cartacea in primis. Se mi interessa approfondire qualcosa, allora faccio ulteriori ricerche online”. Anche per la Provincia di Siena il riscontro del tipo di messaggio su cui lavora ogni giorno passa dal media monitoring: “All’inizio quando mandavamo i comunicati stampa alle testate, i titoli/ruoli che noi scriviamo al femminile, venivano cambiati al maschile.

Oggi non è più così: ‘consigliera’ e ‘assessora’ rimangono ‘consigliera’ e ‘assessora’ anche sui giornali. Un piccolo segnale, ma in questo ambito si procede per piccoli passi”.

Impossibile monitorare i Social Network senza strumenti idonei

“La carta stampata è più facile da controllare – spiega Guerri – con i Social Network si apre invece un mondo a parte”.

Social che su Firenze, dice Albanese, vengono utilizzati in modo incrociato dalle istituzioni, non solo tramite canali ufficiali, bensì anche con l’utilizzo dei propri profili: “Talvolta vengo contattata sui social da donne che mi vogliono raccontare la loro storia nella speranza che possa essere utile ad altre donne”.

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Foto di Brittani Burns su Unsplash

Ma la difficoltà dei social, come già per le testate online, è il moltiplicarsi di opportunità di spazi che veicolano idee, comportamenti: “ È difficile capire cosa si muova a certi livelli. Sui social Network passano molti contenuti pericolosi perché discriminanti, omofobi, sessisti. Come istituzioni non riusciamo ad avvicinarci a tali realtà per questioni generazionali. Abbiamo parlato del problema anche con le università che ci hanno confermato le medesime problematiche”.

Un tema ricorrente quando si parla di monitoraggio dei media, perché se da una parte è vero che i motori di ricerca sono sempre più evoluti e intuitivi, è vero anche che la mole di dati da gestire è elevata. Senza strumenti e parametri collaudati un monitoraggio può risultare vano e/o parziale.

La rassegna stampa dei titoli e delle immagini

Ass. Albanese: “È importante fare titoli adeguati e utilizzare immagini corrette e autentiche. Troppo sensazionalismo allontana il lettore interessato alla notizia. Con certi contenuti si vuole anche raggiungere una parte sociale, per dare informazioni, offrire speranza di cambiamento, restituendo storie in cui ci si possa riconoscere”.

Le fa eco l’assessora Guerri: le immagini sensazionalistiche e fasulle danneggiano la lotta alla violenza di genere.

Ed ecco che altri dati si aggiungono nella mole da monitorare per sapere a che punto siamo con la percezione degli eventi, da parte di stampa e addetti ai lavori.

Esempi di media monitoring al servizio della parità di genere

Le istituzioni sono un ottimo interlocutore per capire cosa può fare la rassegna stampa per territori e cittadini. La stessa associazione D.i.Re – Donne in Rete contro la violenza, che coordina i centri antiviolenza nazionali usa la rassegna stampa per avere il polso del fenomeno per il cui contrasto è in prima linea: interventi della sua presidente Antonella Veltri, cronaca, attività di sensibilizzazione.

C’è un esempio meno recente ma molto efficacie della potenza di ascolto della comunicazione come la definisce L’Eco della Stampa. È il documentario di Lorella Zanardo dal titolo “Il Corpo della donne”. Un video del 2009 dove la scrittrice in tempi in cui questi temi erano a dir poco tiepidi per l’opinione pubblica, raccoglie immagini e frame di programmi televisivi, pubblicità e non solo, che visti in sequenza rendono innegabile l’evidenza: una visione del femminile strumentale e mortificante.

Per la visione vi rimandiamo a Youtube, ma quello che ci interessa sottolineare qui è come 13 anni fa la maggior parte negava questo filone culturale che mina il ruolo delle donne, finché un monitoraggio attento ha messo in luce che nulla era sporadico o casuale. Bensì un problema sistemico.

In conclusione

2009, 2022. In pochi anni le tecnologie si sono evolute in modo esponenziale e altrettanto ha fatto il moltiplicarsi dei dati, delle informazioni, delle notizie, delle immagini, dei video… dei contenuti multimediali. Salvo rare eccezioni di super nicchia, avere il polso di ciò che riguarda uno specifico tema o settore è complesso.

Monitorare i media non è solo captare tendenze per i singoli business. Monitorare i media vuol dire captare in che direzione stiamo andando. Farlo con gli adeguati strumenti e le competenze idonee vuole dire sapere oggi il passo da fare domani qualsiasi sia il tema di nostro interesse.

 

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