NFT e Cripto valute tra inclusività e ambiente

La reazione di fronte alla parola NFT cambia a seconda della generazione che hai davanti: ai Boomer scatena ansia, ai Millenial curiosità, alla Generazione Z entusiasmo. L’Eco della Stampa ha già approcciato un’introduzione all’argomento nell’ambito di un #ECOffee e un articolo sul suo blog dedicati. Ma su cosa si basa la filosofia delle community NFT e Crypto? Oggi approfondiremo anche il loro legame, la loro connessione, ai concetti attualissimi di inclusività e ambiente.

Bruschi stop e crescita costante

Il fenomeno si sta espandendo, essendo strettamente legato alla vita delle cripto valute che nelle ultime settimane hanno accusato però un crollo di valore importante. Aspetto connaturato a questo prodotto finanziario. Eppure nulla si è fermato, le community di interesse crescono, chi ci intravede business per sè e/o i propri clienti sta cercando di recuperare info e competenze.

La filosofia di NFT e Crypto

NFT; cripto; inclusività; ECOffee

La prima cosa da mettere a fuoco per entrare nella mentalità di queste tecnologie e capirne lo spirito: condivisione e trasparenza. La caratteristica di NFT e cripto valute è che si basano sulla tecnologia blockchain, ovvero una sorta di registro digitale che traccia ogni operazione in entrata e in uscita. Tale registro è immodificabile, i programmatori dicono che solo un fenomeno catastrofico come una tempesta solare che metta ko tutti i computer del pianeta potrebbe cancellare la loro traccia.

Perchè parliamo di condivisione quando citiamo NFT e cripto valute? La crypto art nasce nel 2018 da parte di un gruppo di artisti che, stufi di non trovare spazio nei luoghi convenzionali dell’arte, decidono di creare loro i luoghi per esporre le proprie opere. Il problema successivo è stato certificare l’unicità di ogni opera per mantenerne intatto il valore. Nascono così i Non Fungible Token.

Let's get digital; NFT; Cripto; crypto art; ECOffee; non fungible token; arte; community; digitale

La mostra Let’s Get Digital, per esempio, è la prima mostra fisica dedicata al fenomeno. Let’s Get Digital è promossa e organizzata da Fondazione Palazzo Strozzi e Fondazione Hillary Merkus Recordati (a cura di Arturo Galansino Direttore Generale Fondazione Palazzo Strozzi, e Serena Tabacchi Direttrice MoCDA Museo d’arte digitale contemporanea).

Let’s Get Digital si apre con l’istallazione gigante dell’artista turco Refik Anadol nel cortile di Palazzo Strozzi. Colori e opere rinascimentali fusi in un continuo di onde che si susseguono per minuti e minuti rapendo letteralmente lo sguardo dell’osservatore. Let’s get Digital ospita inoltre il POAP (Proof of Attendance Protocol) dell’artista Eva Dao, ovvero un NFT gratuito creato come ricordo per i visitatori: inquadri il QR code e scarichi sul tuo smartphone l’opera.

Se dici NFT e Cryptocurrency, dici Wallet

Un POAP come abbiamo detto poco fa, è scaricabile sul proprio telefono, ma per collezionare NFT e cripto lo smartphone non basta. Serve un Wallet, altrimenti detto portafoglio. Di Wallet ce ne sono due tipi: Hot Wallet e Cold Wallet. Il primo è un’APP generalmente gratuita, che gode di una serie di protocolli di sicurezza molto rigidi: se perdete le password, addio NFT e cripto. E non sareste i primi. A seconda della valuta con cui operate potete scegliere quale App Wallet scaricare. Ad esempio, Phantom è adatta se operate con Solana, MetaMask per Ethereum e derivati. Gli Hot Wallet sono sì gratuiti ma anche meno sicuri. L’alternativa è utilizzare un Cold Wallet, una sorta di chiavina simile a quelle per autenticarsi sui sistemi di home banking. Il costo? Dai 65 ai 150 euro per quelle firmate dell’azienda francese Ledger.

NFT e cripto inquinano

Altra cosa importante: NFT e cripto valute non sono tangibili eppure inquinano. Ad incidere sull’ambiente è la quantità di energia impiegata dai server per mintarle (estrarle) e processarle nelle transazione di compravendita. Tra le più inquinanti c’è il Bitcoin, tra quelle meno inquinanti Solana. Da tenere presente che il costo dell’energia (o del gas) impiegato incide sulle commissioni di compravendita. Per NFT che anzichè inquinare piantano alberi guardate il porgetto Mr Tree: compri un alberello digitale dai connotati umani (occhi, cappello, smorfie…) e loro ne piantano uno o più veri a nome tuo.

Come individuare NFT affidabili

Abbiamo detto all’inizio che lo spirito delle tecnologie legate al web 3.0 include condivisione e trasparenza. Chiunque vi proponga una compravendita deve essere identificabile e rintracciabile: dovete essere in grado di risalire al suo operato per capire se è affidabile oppure no. Questa discriminante vi sarà utile su piattaforme come Opensea: se la scheda e/o il profilo di chi propone l’NFT non è chiaro, passate oltre. O non sanno come funziona o hanno qualcosa da nascondere.

Trasparenza, condivisione, inclusività

Trasparenza e condivisione sono due concetti che dovrebbero imperare anche fuori dal web. Non è così. Ma il web 3.0 non si sta costruendo solo sul rinnovamento di questi valori: l’inclusività ha già bussato alla porta del mondo della crypto art. Il progetto Wow (World of Women) ne è un esempio. Partendo dalla constatazione che negli ultimi due anni solo il 5% degli NFT venduti è stato creato da artiste donne, Wow vuole colmare il gap rendendo inclusiva da subito la comunità del Web 3.0, educando artisti e community ad una sensibilità sociale che la connettività deve implementare.

Come può un NFT generare profitto per la mia azienda?

Nella nostra intervista a Michele Imbimbo avevamo già messo a fuoco in che modo spendere un NFT nel proprio business: se si generano degli NFT aziendali, oltre alla vendita primaria, sono le royalties per vendite secondarie a continuare a generare profitto all’azienda. Il primo acquirente può infatti decidere di collezionare l’NFT e stop, oppure di rivenderlo generando nuovi profitti per sé e i suoi creatori. Oltre a questo c’è l’aspetto sociale acuito negli internauti con la pandemia ad attribuirgli ulteriore valore. Gli NFT, e le loro community, possono essere visti come un’evoluzione dei club.

Internet è illimitato, l’interesse degli internauti no

Prima che il mondo si trovasse per giorni e giorni chiuso in casa, internet era un canale ulteriore per coltivare relazioni ed interessi; molte aziende non vedevano la creazione di un sito o di un e-commerce come conditio sine qua non per stare sul mercato. Da quei giorni di segregazione forzata attutiti solo da webinar e video call, gli investimenti per essere presenti sul web ed esserlo in modo ottimale sono esplosi. Questo ha moltiplicato il parco di proposte reperibili in rete per argomento e settore, generando a sua volta la necessità di individuare i luoghi (virtuali) in cui stare tramite community.

Le community sono il futuro

Alcuni analisti nel 2020 avevano sentenziato che pur essendoci in rete spazio fisico per tutti, altrettanta disponibilità da parte degli utenti di conoscere nuove realtà non ce ne era. Una sorta di filtro mentale, un limite per troppe informazioni impossibili da processare insieme. Alla luce di ciò, chi si è buttato nella rete in ritardo rispetto allo scoppio dell’esigenza dei primi mesi della pandemia, fatica il doppio (tradotto, investi il doppio) per essere ‘apprezzato’ dagli algoritmi dei Big Tech.

Club dall’alto potenziale commerciale

Gli NFT e le loro community sono un assist potente per intercettare clientela, creando benefit ad hoc per fidelizzarla, esattamente il principio alla base dei club. I grandi marchi lo hanno capito da tempo che la bella immagine oggi non basta più: relazione e trasparenza, come abbiamo già detto, sono gli elementi decisivi per coltivare i propri customer. E i trend digitali sono un “ariete” dall’alto potenziale commerciale.

In conclusione

È un mondo in evoluzione quello del Web 3.0, dei Metaversi degli NFT e delle cripto valute. Un po’ figli del desiderio di reset di quello che va ‘storto’ fuori, e dello scardinamento dei sistemi di potere di Big Data e istituzioni. Concludiamo con uno degli argomenti a noi più cari: l’analisi social. Se cercate informazioni sempre aggiornate sui vostri potenziali ‘ariete’ commerciali in formato trend digitali, il social di riferimento da monitorare è Twitter.

 

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