Non credete a tutto quello che leggete: come difendersi dalle fake news

Gli italiani non si fidano del web. Questo è quanto emerge dalla lettura dei dati del rapporto Infosfera, rilasciato a luglio 2018, che denota come ben l’87% circa degli italiani non crede a quello che legge in rete, che sia su un sito web o sui social network, e teme di non saper riconoscere una fake news.

Che cos’è Infosfera? Questo rapporto è focalizzato sulla comunicazione digitale, svolto su un campione maggiore di 1500 cittadini italiani, ed è stato realizzato da un gruppo di ricerca dell’università Suor Orsola Benincasa, guidato dal docente di Teoria e tecniche delle analisi di mercato Umberto Costantini e dal docente di Social media marketing Eugenio Iorio.

I dati di questo rapporto sono da un lato allarmanti per chi si occupa di informazione in rete e/o di social media, dall’altro sono alquanto contraddittori, rivelando una situazione greve dal punto di vista del giornalismo. La scarsa fiducia che i lettori italiani dimostrano verso il web e i social non è una notizia rassicurante per gli stoici alfieri della carta stampata: il 95% degli italiani usa quotidianamente internet, e lo fa anche per informarsi, pur non sapendolo fare.

Scarsa attitudine a riconoscere una bufala da una notizia vera, disinteresse per la verificabilità di fonti e dati, totale disattenzione nell’informarsi e aggiornarsi, hanno creato un humus fertile per fake news ma soprattutto prodotto un clima generale di sfiducia e distacco. Quasi l’80% degli italiani usa media free, gratuiti, invece che a pagamento, spesso si registra le informazioni sul cellulare, con la convinzione di riuscire a trovare le notizie di cui ha bisogno semplicemente tramite i social media.

In molti ammettono di non leggere giornali, di informarsi solo tramite Facebook e simili e di non riuscire davvero a capire quale notizia è evidentemente una bufala o né a distinguere un contenuto sponsorizzato da uno non a pagamento, per molto più della metà degli intervistati (circa il 78%) le fake news non rappresentano una minaccia per la democrazia.

“In un’infosfera così configurata i cittadini/utenti, sprovvisti dei più elementari strumenti di analisi e di critica della realtà e privi di qualsiasi strumento di difesa, tendono ad avere una visione distorta della realtà, una visione sempre più prossima a quella desiderata dai manipolatori delle loro capacità cognitive”. Questo il commento del coordinatore scientifico della ricerca Eugenio Iorio, confidando nel maggior grado di discernimento delle future generazioni, che andranno sapientemente educate e formate dalle prime scuole fino all’Università.

Breve vademecum di lotta alle fake news

Ne avevamo già parlato qualche mese fa. Ma è giusto aggiornare i nostri suggerimenti dopo un’estate caldissima per le news (e quindi anche fake news) in Italia.

Nell’attesa che scuola, università, corsi e soprattutto coscienza, si risveglino e si adattino a un ambiente informativo complesso, ecco una lista di semplici regole per valutare l’attendibilità di una notizia:

  1. Non fermarsi mai al primo risultato: quello che comunemente viene chiamato double check, ossia la verifica doppia, per vedere se un risultato, una notizia, viene confermato e riproposto da almeno due fonti diverse;
  2. Attendibilità delle fonti: chi diffonde la notizia dei cani ballerini su Marte? Un onorevole giornale scientifico di lunga data e tradizione come Science o un misconosciuto sito aperto ieri e che pullula di notizie inverosimili?
  3. Valutare il numero delle fonti: in quanti parlano di questa notizia?
  4. Distinguere se un contenuto è sponsorizzato o meno: spesso c’è una dicitura a dichiararlo (in piccolo, in corsivo, a lato, sotto, in inglese), molto più spesso non è segnalato, ad ogni modo non è difficile capire se un contenuto – articolo, video, post, immagine, link o altro – è stato pagato.
    Ad esempio, se il nome di un marchio o di un prodotto viene ripetuto e enfatizzato più volte, e se alla fine vi si rimanda ad un link d’acquisto, beh, ci sono ottime probabilità che non sia proprio un articolo “naturale” del sito.
  5. Leggere tutto l’articolo – non solo le prime tre righe! Una ricerca svela che mediamente la lettura media di un articolo online è pari a 123 secondi: poco più di due minuti e mezzo. Forse un po’ poco per poter dire di sapere tutto su un argomento, o per poter esser certi di aver capito tutto quello che c’era da sapere su una data questione.
  6. Presta attenzione alle foto: vi siete mai accorti che talvolta alcune foto facciano risaltare difetti fisici di alcuni volti noti, imbruttendoli esageratamente?
  7. Controllare l’url: un url strano, magari contenente caratteri quasi a caso, deve indurre a tentennare sulla bontà del sito.
  8. Occhio all’italiano: una lingua sciatta, con degli errori grammaticali, di ortografia o punteggiatura, che faccia pensare a una grossolana traduzione tramite traduttore, è sicuramente segno di scarsa professionalità, se non di peggio.
  9. Attenzione ai titoli iperbolici o urlati: per ottenere uno scoop o la nostra caduca attenzione su internet giornalisti e redattori effettivamente farebbero di tutto, ma certe dichiarazioni sulla bocca di alcuni personaggi o toni evidentemente troppo alti sono un chiaro avvertimento che la notizia sia stata quantomeno pompata.
  10. Discrepanza tra titolo e contenuto: se hai seguito un link per sapere di più sull’ultima manovra di Governo e invece ti trovi su un sito per dimagrire efficacemente in 7 giorni, qualcosa non va! Idem dicasi quando cliccando link e articoli incontri la formula “l’articolo originale non è più disponibile”.
  11. Verificare: tutto! Link, nomi, date, luoghi, citazioni, testimonianze: tutto che è citato, collegato, cliccabile o meno, deve essere verificabile e realisticamente provato.

Last but not least: usare sempre le proprie capacità critiche. Talvolta tutto ciò che serve per smascherare una bugia, online e non solo, è solo un po’ di senso critico e attenzione. Quando tutto sembra indicare che un evento, una scoperta, una dichiarazione, siano assurdi o possano esser stati fraintesi, beh, probabilmente perché è così.

Quando sono nate le fake news?

La vera risposta sarebbe “sempre” – quando l’essere umano non ha mentito ad arte? Nel contesto giornalistico, però, l’espressione fake news è relativamente recente: è da un paio di anni che si parla del fenomeno in modo continuativo. Addirittura, c’è una data di inizio di tutta questa storia.

Tutto cominciò il 13 settembre 2016 e come ci si poteva aspettare, iniziò in America. La First Draft, una piccola associazione non profit finanziata da Google, lancia un’iniziativa per “contrastare le bufale e i ‘fake news report’”, con lo scopo di ripulire la rete dagli elementi di propaganda, di cui l’amministrazione Trump abusava, e notizie vere. La guerra sulle fake news è stata poi rilanciata da Barack Obama l’8 dicembre dello stesso anno, e lo stesso Trump di lì a poco si sarebbe appropriato del termine, iniziando ad usarlo a sua volta contro i suoi detrattori.

L’origine di questo elemento di disturbo dalla nostra attuale comunicazione – che Mashable ha definito addirittura “morti viventi della rete” – è spiegata nel dettaglio dalla giornalista Sharyl Attkisson in questo intervento Tedxtalk, che consiglio per chi volesse approfondire.

 

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