Nuove icone di Facebook: un aiuto alle forze dell’ordine?

È ormai chiaro che le nuove “reactions” di Facebook faranno la felicità di comunicatori e uffici marketing: come sappiamo, le emoji da poco comparse accanto al semplice “like”, consentiranno di analizzare approfonditamente le preferenze individuali e le emozioni degli utenti. I professionisti della comunicazione non saranno gli unici a gioire: anche le agenzie di intelligence in campo investigativo potranno sondare più nel dettaglio il social network di Zuckerberg, in questo caso, però, con l’obiettivo di analizzare e prevedere il comportamento di sospetti criminali e terroristi.

Esistono già software in grado di scandagliare Twitter, Facebook, Instagram, ecc… per individuare reti criminali, influencers e potenziali segnali di radicalizzazione. Due piattaforme in particolare – SocioSpyder e Dunami – vengono utilizzate rispettivamente dall’FBI e dall’Agenzia per le dogane e per la protezione delle frontiere (CBP) negli Stati Uniti.
Queste piattaforme sfruttano  strumenti di analisi testuale molto avanzati per valutare potenziali conflitti e relazioni tra singole persone o gruppi.

Immaginando ogni emoji come una colonna all’interno di un foglio di calcolo capiremo che, se prima i programmi di analisi  dovevano ricercare e interpretare larghe parti di testo per individuare  il sentiment e chiarire così contesto e sfumature di significato al fine di valutare ogni singolo “like”, con le sei nuove icone tutto sarà reso  – perlomeno su Facebook –  esponenzialmente più semplice.

Da mesi le autorità federali  cercano cooperazione da parte delle compagnie hi-tech della Silicon Valley nel tentativo di opporsi all’utilizzo dei social media da parte di estremisti, i quali sembrano contare in particolare su Twitter per diffondere il loro messaggio e trovare nuove reclute. Il mese scorso a San Jose, California, si è tenuto un incontro tra agenti federali e rappresentanti di Google, Facebook, Twitter, Instagram, Snapchat, Tumblr e Microsoft per discutere di come le aziende private attive nel settore informatico possano contribuire alla lotta al terrorismo.

Sembra che Facebook sia una delle compagnie più sensibili al problema: certo le nuove “reactions” non sono state ideate con il solo proposito di aiutare le autorità, ma rappresentano uno sviluppo di notevole valore per le forze di polizia e le attività di analisi  dell’intelligence investigativa.

 

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