Perchè Facebook non è preoccupato dallo scandalo sulla privacy?

Subito dopo la controversia di Cambridge Analytica, il prezzo delle azioni di Facebook è crollato, scendendo del 18,3% e dilapidando decine di miliardi di dollari. Ma nemmeno il dibattito sui media, la reazione di Wall Street e l’energia di #DeleteFacebook sono bastati ad influenzare gli oltre 2 miliardi di utenti dell’azienda.

Carolyn Everson, VP Global Marketing Solutions di Facebook, ha detto ieri al Wall Street Journal che sono pochi gli utenti ad aver cambiato le loro impostazioni sulla privacy. In breve, Facebook non si aspetta che tutto questo influenzi significativamente le entrate.

“Non abbiamo visto cambiamenti selvaggi nel comportamento, anche ora che la gente dice che non condividerà niente su Facebook” ha scritto il Wall Street Journal citando Everson.

Stando alle ultime dichiarazioni, Facebook pensa che anche la nuova legislazione non danneggerà la sua base utenti.

Questi commenti sono arrivati ​​appena un giorno dopo che l’amministratore delegato di Facebook Mark Zuckerberg ha completato la due giorni di testimonianze a Capitol Hill. Ma soprattutto, poche settimane prima dell’introduzione del regolamento GDPR sulla protezione dei dati generali da parte dell’Europa.

Le spese aumentano ma il focus è sugli utenti

Goldman Sachs ha riferito questa settimana che Facebook potrebbe vedere un calo del 7% delle sue entrate a seguito della nuova legge.

Anche Facebook si aspetta che le sue spese aumenteranno. Questo perchè dovrà coinvolgere più dipendenti per gestire i problemi della sicurezza e moderazione dei contenuti. Altri costi aggiuntivi verranno dalla regolamentazione sulla privacy che sarà varata negli Stati Uniti.

Mark Zuckerberg è stato abbastanza chiaro su questo ultimo punto durante le sessioni alla Camera ed al Senato presso Capitol Hill.

Nel frattempo, nella jungla della Silicon Valley, si dice che la compagnia stia monitorando da vicino il morale dei suoi dipendenti.

Un sondaggio condotto questa settimana su 1.000 cittadini statunitensi, ha rilevato che solo il 9% dei partecipanti ha cancellato del tutto il proprio account.

“Ci sono azioni meno drastiche che potrebbero essere più preoccupanti perchè avrebbero un impatto diretto sul modello di business di Facebook” ha detto Carolina Milanesi di Creative Strategies, l’azienda che si è occupata di questa analisi.

“Il 35% degli intervistati ha detto di usare Facebook meno del solito e un altro 31% ha cambiato le proprie impostazioni della privacy. Il 21% ha dichiarato che prevede di utilizzare Facebook molto meno in futuro. Molti, nella sezione dei commenti, hanno sottolineato che assumeranno una posizione più voyeuristica, andando su Facebook solo per guardare ciò gli altri pubblicano. Questa dovrebbe essere la vera preoccupazione per Facebook, dal momento che gli utenti non coinvolti si riveleranno meno preziosi per i marchi che stanno pagando per i servizi di Facebook “.

Sarà molto interessante vedere l’impatto che i recenti fatti avranno sui guadagni della società nel primo trimestre. Saranno resi pubblici il 25 di Aprile: non ci resta che aspettare.

 

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