Di cosa parliamo quando diciamo “personal branding”

Giovani e indipendenti. Sono i lavoratori e le lavoratrici tra i 25 e i 35 anni che, in Italia, sono per la maggior parte liberi professionisti, esperti della Partita IVA e gettati nell’arena del mercato del lavoro con la necessità di darsi da fare e ritagliarsi il proprio spazio.

Ma gestire da soli tutto ciò che riguarda la propria attività: dalla contabilità alla produzione, dal pricing alla promozione non è semplice. E spesso si arriva alla domanda critica: come trovare nuovi clienti? Come faccio a farmi conoscere? Come faccio crescere il mio fatturato?

Domande lecite e spesso complesse, che si legano all’attività, ma anche all’efficacia o meno che abbiamo nel raccontarci. È qui che entra in gioco il concetto di personal branding, ovvero l’insieme di azioni strategiche che attuiamo per promuovere noi stessi. In altre parole, prendendo in prestito quelle di Jeff Bezos, “quello che la gente dice di te, una volta che sei uscito dalla stanza”.

La buona notizia è che ciò che si dice di te dipende da tanti fattori: chi sei, come ti comporti, come ti vedono gli altri. E, almeno in parte, possiamo mettere a fuoco il nostro personal brand e comunicarci con maggiore facilità ed efficacia.

Personal Branding, che cos’è e a chi potrebbe essere utile

In comunicazione, lo sappiamo bene, non esistono le bacchette magiche o le scorciatoie per ottenere risultati significativi. Ci vuole pazienza, costanza, attenzione e un pizzico di fortuna per indovinare il modo migliore per poter intercettare il nostro potenziale pubblico.

Il personal branding è uno strumento a nostra disposizione. Si tratta, in realtà, di un concetto semplice: l’insieme di modi di promuovere la propria attività come se fosse un brand. Una priorità che è diventata più rilevante proprio alla luce della crescita di lavoratori e lavoratrici a partita IVA in Italia e la moltiplicazione dei professionisti digitali. E, allo stesso tempo, più accessibile dal momento che molto di ciò che è promozione avviene oggi online.

Di fatto, il personal brand è il mix tra l’idea che noi abbiamo della nostra esperienza e professionalità e quella che hanno gli altri.

Può essere utile parlare di personal brand, ad esempio, per grafici, web designer, illustratori, copywriter e molte attività legate alla comunicazione. In questi casi, studiare e curare la propria immagine pubblica dal punto di vista professionale può fare la differenza.

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Strumenti e supporti per comunicarti al meglio

Ogni strategia richiede più passaggi, anche quella che porta alla definizione e allo sviluppo del personal branding. È utile conoscere il proprio pubblico e la propria nicchia, quali sono i loro bisogni e quali i tuoi servizi che potrebbero essergli utili. E poi che canali utilizzano per informarsi, come stabilire una connessione con loro, che si può trasformare in una conversione.

Questo studio può essere realizzato anche insieme a un consulente, un coach oppure in un programma di mentorship che possono aiutarci a individuare punti di forza e di debolezza. E anche a individuare quali sono gli spazi digitali da occupare per farci conoscere. Un sito o un account su Instagram? Un podcast forse? Tutto è possibile e tutto fa crescere il personal brand, purché realizzato in maniera coerente con un obiettivo.

Altrettanto cruciale è la fase di monitoraggio. Se scegliamo di lavorare sul nostro personal brand soprattutto online, sono moltissimi gli strumenti che abbiamo a disposizione per raccogliere dati e misurare l’effetto del nostro racconto. E anche in questo caso possiamo farci aiutare da software come quelli dell’Eco della Stampa che propongono media monitoring e social media monitoring, utili proprio per capire come si parla di te online.

Ma quali sono le caratteristiche di un personal branding efficace?

In primo luogo, sicuramente il successo è legato alla solidità della strategia e degli strumenti messi in campo per misurare e realizzare la narrazione.

Però, quando parliamo di uno storytelling personale della propria attività, entrano in gioco anche altri elementi. Primi tra tutti i valori. Condividere ciò che crediamo o ciò che siamo, anche oltre il nostro prodotto o servizio, è un elemento che – soprattutto sui social dove c’è tempo – permette di creare una relazione con il (potenziale) cliente più solida.

Le nostre caratteristiche, ciò che ci piace, il nostro modo di parlare, il nostro viso sono tutti tratti che ci aiutano a definire la nostra presenza rispetto ai competitor e a differenziarci. È facile cadere nel tranello e credere che sia soltanto la qualità del nostro lavoro a parlare per noi. Certo i nostri prodotti e servizi sono i primi elementi che fanno la nostra carriera, ma innescare il passaparola è altrettanto importante e a parlare per primi possiamo (talvolta dobbiamo!) essere noi stessi. Chi altro dovrebbe farlo?

Un personal brand efficace è, inoltre, credibile, solido e degno di fiducia. Questi elementi, come abbiamo visto, fanno la differenza anche quando si parla di influencer marketing. Ciò accade perché creano uno spazio comune e ci permettono di attirare l’attenzione del nostro potenziale target dimostrando ciò che sappiamo. Condividere, prima di pretendere, è un ottimo adagio per chi si approccia al personal branding, e non soltanto.

Curare il personal brand per farsi trovare (online e offline)

Sappiamo bene che chiunque, soprattutto Millennials e Generazione Z, compie una ricerca online prima di fare un acquisto, prenotare un ristorante, pianificare una vacanza. Curare bene il personal brand, scegliere quali canali online presidiare, in che modo presentarci sul web ci permette di farci trovare e, una volta trovati, farci scegliere.

Non è sufficiente una presenza estemporanea, una pagina aperta su Facebook e un post ogni tanto. Ma è necessario un racconto costante, mirato e sui canali giusti – quelli dove ci sentiamo a nostro agio e dove possiamo instaurare una relazione con il nostro target.

Non è detto che lo spazio adatto a noi e alla nostra attività è quello dove stanno tutti. Per il turismo, ad esempio, è interessante esplorare il settore delle app, della realtà aumentata e di ciò che è smart tourism, mentre per un artigiano Pinterest è ancora lo spazio da esplorare. Mentre per chi si occupa di comunicazione può essere interessante lavorare al personal brand attraverso una newsletter oppure con un podcast. Per ciascun professionista e ciascun settore ci sono infinite possibilità diverse di raccontare i propri punti di forza e aiutare i potenziali clienti a trovarci.

Fare personal branding, infine, non è obbligatorio, ma uno strumento a disposizione per promuovere la propria attività. E farlo bene può aiutare anche chi lavora da dipendente perché il recruiting viaggia sempre più spesso anche attraverso i social.

Di fatto, curare il proprio “brand” significa prendersi cura della propria reputazione e, come abbiamo anticipato, non lasciamo che siano gli altri a parlare di noi, ma farlo noi stessi. Mettendo i risalto le nostre competenze e il nostro valore.

 

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