Piano di comunicazione per affrontare la seconda ondata dell’emergenza

Imparare a comunicare in un periodo di costante incertezza è fondamentale per brand ed aziende. A pochi giorni dai DPCM, facciamo i conti con le nostre preoccupazioni, temiamo un secondo lockdown, anticipato in alcune città da coprifuoco e restrizioni.

La paura che scatena il virus incombe sulla nostra quotidianità. Aver superato la quota dei diecimila casi giornalieri ha raffreddato terribilmente gli umori degli Italiani e le intenzioni del Governo. Una nuova stretta su consumi ed attività sembra orbitare su di noi e c’è chi già si prepara al prossimo isolamento forzato.

Semplice pessimismo, crudo realismo o puro disfattismo, qualunque sia il modo in cui vogliamo definire questo atteggiamento, la verità è che la situazione appare ancora molto confusa e poco definita. L’incertezza che il Covid-19 ha scatenato investe le aziende e si riflette sui social network.

Cosa fare, allora, per vivere meglio questo periodo? Come può un brand rispondere in modo equilibrato alle necessità del consumatore in un momento cangiante ed instabile?

Un piano editoriale ad hoc

L’estrema difficoltà che gli operatori digitali stanno vivendo – dai social media manager e digital specialist, agli analisti del sentiment e uffici stampa – è proprio il dover agire in un contesto mutevole, i cui risvolti non sono neanche lontanamente prevedibili. 

Non è possibile immaginare il ritorno economico di questo periodo di emergenza, così come le prossime mosse riguardanti le attività commerciali, online ed offline, quelle di uffici pubblici e privati. L’unica certezza è un allargamento delle maglie dello smartworking, che si sta incentivando per evitare il propagarsi dei contagi.

Come resistere?

Avere un pizzico di intuizione, l’attitudine alla preveggenza, una ragionevole dose di empatia è fondamentale per chi fa comunicazione. Occorre comprendere quale sia il momento adatto per annunciare novità, per lanciare nuovi prodotti o servizi; bisogna interpretare adeguatamente il mood dei seguaci di una fanpage ed immaginare come venga recepita la prossima newsletter. Si tratta di una scienza delicata che non sempre può essere insegnata, priva di regole condivise, ma sulla quale si può lavorare per trovare la giusta chiave di una comunicazione efficace

Ascoltare, leggere commenti sui social network, fare attenzione alle condivisioni ed analizzare attentamente come gli utenti parlino della nostra azienda è molto importante.

Stimolare gli UGC può essere un’altra strategia utile per interpretare meglio le esigenze del proprio pubblico. I contenuti creati dagli utenti sull’azienda, oltre che aiutare a riempire eventuali buchi nel piano editoriale – eliminano il blocco della creatività e il grande dramma del “Cosa pubblico oggi?” – permettono di capire che cosa le persone davvero cercano nel brand e cosa sta loro a cuore.

Non è un segreto ed è bene ripeterlo: seguire forum, blog e giornali di riferimento della propria target audience, così come tenere d’occhio eventuali influencer del settore, sono modi per imparare a parlare la stessa lingua del target. 

Creare piani editoriali B e C

In un periodo di grande instabilità come quello che stiamo vivendo è probabile che non riusciremo a seguire perfettamente i nostri piani di comunicazione e dovremo ripianificare contenuti e topics.

Dalle comunicazioni di stop al servizio, per esempio, alle rassicurazioni sul mantenimento dei prodotti in stock o in vendita online, magari, potremo inventare nuove tecniche per comunicare il solito in modo nettamente insolito o magari per santificarlo definitivamente. 

Creatività e flessibilità per comunicare durante la crisi sanitaria

Uno sforzo maggiore di creatività e flessibilità è richiesto in questa particolare fase storica. Probabilmente molti si sono già trovati a scrivere più versioni dello stesso comunicato stampa o descrizione evento o ripensare in parte o del tutto lo svolgimento di un’attività social.

Stilare una lista di argomenti e topics “cuscinetto“, una sorta di contenuti evergreen spendibili in varie occasioni, si rivela particolarmente utile. Riuscire a creare il proprio piano B è sicuramente un’ottima strategia, ma quello che questi mesi ci hanno insegnato è che, talvolta, non c’è piano B che tenga.

Per evitare di trovarsi completamente impreparati e di vivere costantemente con l’ansia di quello che succederà, provare a costruire un proprio piano di comunicazione solido, alternativo e valido in ogni caso è un’opzione. In che modo?

Fare branding

La mindfulness insegna: “Rendi sacro il banale”. Questo può significare imparare a valorizzare caratteristiche di ciò che si ha costantemente sotto gli occhi, ad esempio sviscerare un prodotto già noto, elencarne qualità, esaltare il know-how aziendale. Quando la situazione è in bilico, c’è un’unica cosa che può funzionare: focalizzarci su noi stessi.

Questo è il momento giusto per fare branding, concentrandoci sui valori dell’azienda, sulla qualità dei prodotti, sulle soluzioni che offriamo con il nostro servizio, sulle persone che hanno costruito il brand e di come esso si sia evoluto nel tempo.

Naturalmente, questa tipologia di contenuti dev’essere ripensata sulla base del momento storico che stiamo vivendo, delle difficoltà che comporta, tarando valori, obiettivi e storie sulla linea che l’azienda e il brand stanno seguendo.

Newsjacking e positività

Se c’è un’altra cosa che il lockdown ci ha sicuramente insegnato è che le iniziative virali e spontanee fioccano ogni giorno e in ogni dove. Ricordate il leitmotiv delle canzoni al balcone?

Avere il polso della situazione, leggendo quello che succede sul territorio, è un’attività che non possiamo trascurare, assieme al newsjacking intelligente.

Prendere le notizie più interessanti o virali del web e riutilizzarle, commentandole o dando vita ad un post creativo a tema, è un’operazione che aiuta ad avvicinare nuovi target al brand, oltre che a mostrarne il dinamismo e freschezza.

 

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