Privacy e social media. Come prevenire la criminalità?

Ancora una volta si apre il dibattito sul monitoraggio dei social media da parte delle autorità per prevenire crimini di qualsiasi tipo.

Questa volta la proposta arriva dalla Gran Bretagna dove si vorrebbero controllare sia i canali social che le app di messaggistica come WhatsApp.

Ma se negli States il controllo era riferito ad un pubblico ipoteticamente pericoloso, come gli immigrati di origini arabe e filoislamiche, qui si parla di criminalità di qualsiasi tipo e diffusa soprattutto tra i giovanissimi.

Il monitoraggio dei social media: violazione della privacy o controllo?

Alcuni studi condotti dagli agenti della polizia hanno dimostrato che su 4 casi di giovani che avevano già commesso un crimine e che sono stati seguiti dalle forze dell’ordine, 2 avevano già in qualche modo anticipato le proprie mosse dando informazioni sui canali social.

Privacy e social mediaUn’affermazione, una minaccia o un messaggio privato, sono tutti indizi che avrebbero, secondo le forze di polizia, potuto prevenire il reato dimostrando così che ormai la “criminalità non è più agli angoli delle strade ma sui social media”.

Questo quindi apre un dibattito non di poco conto. Fino a che punto è giusto controllare le persone? Quando finisce la privacy e quando comincia la lotta alla delinquenza?

Quando il controllo pre-crimine è esagerato?

Com’era prevedibile si sono creati due schieramenti opposti: da un lato chi ritiene giusto monitorare e chi invece considera più importante la salvaguardia della privacy.

Griff Ferris, ricercatore della Big Brother Watch afferma che da un lato è giusto avere un occhio verso i canali social, strumenti che spesso portano ad usi dannosi a scapito dei ragazzi più piccoli. Tuttavia, il monitoraggio dei social media in una sorta di approccio “pre-crimine” è assolutamente sproporzionato e potenzialmente un’intrusione estrema nella loro privacy.

Una relazione dell’ispettorato però parla di 115 casi particolarmente violenti dove i media sociali sono stati dei forti catalizzatori per alcuni dei reati più gravi che il suo personale ha incontrato.

Tra gli esempi che vengono evidenziati vi erano abusi personali partiti da commenti sui social che sono sfociati in aggressioni fisiche in strada o nei trasporti pubblici; oppure giovani che sono stati ricattati online utilizzando immagini indecenti, o ancora bande che pubblicano video per fare appello ai membri, a partecipare a sfidare altre bande sul territorio.

Privacy e social mediaQuesti sembrano essere solo alcuni esempi ma fanno emergere un problema che va al di là delle opinioni personali.
Come spesso accade in questi casi, non esiste una legge che permetta controlli di questo tipo e quindi rimane a discrezione di avvocati e tribunali, impedendo agli ispettori di agire quando lo ritengono più opportuno.

Soluzioni nel medio e lungo termine

Per questo motivo per ora le forze dell’ordine invitano i genitori e gli adulti a controllare i propri figli e i ragazzi, e di essere anch’essi presenti su questi canali in modo da cercare di controllare il più possibile e prevenire in questo modo.

Cambiando i tempi, cambiano anche i mezzi e ancora una volta dobbiamo fare i conti con quella che potrebbe essere confusa come libertà d’espressione e quello che potenzialmente potrebbe trasformarsi in un atto di delinquenza.
Ad ogni modo è chiaro che il monitoraggio svolto dalle autorità dovrà necessariamente passare anche per la violazione della privacy.