Quando tuo figlio ti spiega social media e youtuber

Essere mamma è una continua sorpresa: inizia con i primi sorrisi, le prime parole, i primi passi. Prosegue con la crescita fisiologica, che lo porta a staccarsi da te per diventare grande con gli amici.

Poi di colpo ti ritrovi ad essere mamma di un bambino sveglio, che già a 6 anni fa mille discorsi e una bella mattina ti dice: “Lo dicono Leo Toys e Pokentox”.
Ti volti incuriosita… Benché lavorando non sei particolarmente attiva e presente nell’attività scolastica di tuo figlio, sei abbastanza certa che non siano i nomi di suoi compagni di classe (quale madre chiamerebbe suo figlio Pokentox?): “E chi sarebbero?” chiedi.

Lui, col tono di chi deve spiegare la più banale delle nozioni, risponde così: “Sono i due youtuber che seguo, mamma!”.

Addio ciuccio, biberon, periodo dei perché. Ora tu, mamma under 40, avvezza all’uso dei social per lavoro e per diletto (soprattuto per postare su Instagram i piatti che cucinano altri, perchè i tuoi non meritano di essere fotografati), scopri che tuo figlio ti ha raggiunto nelle conoscenze digital. Anzi, ora è lui a poter spiegare parecchie cose a te.

Stupita, gli chiedo da chi abbia imparato questa parola, e scopro che la “fonte ufficiale” è il suo amico Luca di 2 anni più grande. Nonostante si fossero conosciuti solo per mezzo pomeriggio sulla spiaggia di Cesenatico, erano già arrivati discorsi di un certo spessore!

Decido quindi di mettere da parte momentaneamente la foto della colazione di sabato e il mio profilo professionale su Linkedin, per scoprire qualcosa in più su questi Youtuber, parola gettonatissima, che ho già sentito mille volte e che da digital specialist conosco bene, ma che a quanto pare non conosco altrettanto bene come mamma. Quindi merita decisamente un approfondimento.

Il termine Youtuber è un neologismo nato per definire i produttori di contenuti creativi originali che dal 2005 ad oggi hanno rivoluzionato la fruizione dei video su web; la maggior parte di loro nascono su Youtube e lì restano (anche per via della libertà creativa che Youtube lascia), ma alcuni di loro sono riusciti a passare ai media tradizionali, come Frank Matano che ha collaborato con le Iene, Cliomakeup con Real Time, o addirittura Il Terzo segreto di Satira, The Jackal e Favij che hanno prodotto film per il cinema.

Certo ci vuole un certo numero di visualizzazioni (in Italia già 500.000 è un buon risultato) e la costanza per pubblicare nuovi video quasi ogni giorno.
Ho dato un’occhiata ai due Youtuber citati da mio figlio. Leo Toys è un bambino con la parlantina che spacca: avrà al massimo 9 anni ed il suo primo canale (ne ha ben 2) vanta già 240.046 iscritti. Il suo video più popolare si chiama “Apertura 6 uova di Pasqua Dolci Preziosi” e conta oltre 4 milioni di visualizzazioni. Non male per un bambino!

Poketonx è più grande: un ragazzo appassionato di videogiochi con 230.485 iscritti. Il suo video più popolare si attesta “solo” ad 1 milione di visualizzazioni.

La differenza sostanziale tra i due è che Leo Toys, diciamo così, “ci mette la faccia”: i video sono tutti stile anchorman, e spesso partecipa anche sua madre. Certo il fenomeno deve essere nato per caso, e la pazienza (se così si può chiamare) è stata anche quella di andare oltre i commenti, non sempre positivi.

Oggi Leo Toys è diventato Leonardo D, creando un nuovo canale e pubblicando anche un libro a febbraio 2018.

Perchè un vero Youtuber diventa tale quando anche i mezzi tradizionali parlano di lui; facciamo una prova sul database de L’Eco della Stampa, che rappresenta un Unicum sul mercato: da gennaio ad oggi oltre 4251 articoli citano il termine Youtuber, di cui 1.288 sulla carta stampata.

Se ne parla ormai in qualsiasi modo: dalle “istruzioni” in riviste specializzate per diventare uno Youtuber di successo, alla testata locale che evidenzia uno spettacolo teatrale ispirato al tema Youtuber, fino alle classiche “agende” dei quotidiani.

Mentre una volta (almeno sulla stampa) si dava evidenza solo agli eventi culturali, le nuove agende si sono giustamente adeguate, rimandando ad incontri con youtuber ed influencer. Un ottimo esempio è l’incontro dal titolo “Me contro te” con Sofia Scalia e Luigi Calagna.

Ma quando a parlarne sono i giornalisti su Twitter il risalto è ancora maggiore.

Maurizio Molinari, Direttore de La Stampa, cita la quindicenne Elisa Maino e il suo libro in uscita. Andrea Marini de la Nuova Gazzetta di Modena, usa Twitter per ricordare il piccolo Lele Joker, giovanissimo Youtuber morto a soli 9 anni. Luciano Ghelfi del Tg2Rai che parla della “svolta Youtuber” twittando un post di Repubblica.it sulla scelta di Mattarella per catturare la fascia dei giovani fra i 13 e i 24 anni.

Come ho raccolto questi dati? Con EcoSocial, il nuovo servizio de L’Eco della Stampa per monitorare tutti i principali social network: Facebook, Twitter, Instargam, Google+ e anche Youtube.

L’esperienza ci insegna che, per ottenere risultati migliori sui social e ottimizzare gli sforzi, è davvero importante trovare parole chiave o hastag performanti. Questo anche nell’ottica di essere “notati” dalle aziende del settore al quale si sceglie di dedicarsi. Per essere presi in considerazione la prossima volta che le aziende dovranno veicolare un prodotto o servizio al mercato.

Devo impararne ancora di cose per raggiungere mio figlio, e penso che sarà sempre più dura stare al passo con lui.

Del resto prima di essere digital specialist, sono mamma.

 

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