Ricchi e poveri in Rete: ancora troppe le diseguaglianze digitali

Il sogno di una società dell’informazione uguale per tutti si è infranto con l’emergenza Coronavirus. Nei mesi drammatici dell’autoisolamento, Internet ha riprodotto meccanismi di esclusione tipici del passato, trasferendoli nel nostro presente ed obbligandoci a riflettere.

La Rete ci pervade, plasma le relazioni, organizza le attività economiche, politiche, associative e religiose. Chi non ha mezzi per accedervi è tagliato fuori, bloccato alla base della piramide sociale. Ma i nuovi cittadini invisibili non sono soltanto negli sperduti villaggi africani.

La mappa del digital divide

Un’indagine svolta da Mapparoma, organizzazione fondata nel 2016 da ricercatori universitari, in collaborazione con Croma (Centro per lo studio di Roma Tre) e con l’associazione Luoghi Idea(li), dimostra come le diseguaglianze digitali interessino anche l’Italia, a partire dalla capitale. Ci sono almeno due città dentro Roma, una che vive nel benessere del centro e della zona nord, l’altra in uno stato di disagio socio-economico preoccupante, che va dal quadrante est verso il litorale che porta ad Ostia.

Se la pandemia ha amplificato il nostro bisogno di connessione, il primo settore sul quale ha pesato il digital divide è quello delle imprese. L’ultimo rapporto Istat rivela che, a livello nazionale, lo smart working riguarda soltanto il 18 per cento delle microimprese (3-9 addetti), il 37 per cento delle piccole (10-49 addetti), il 73 delle medie (50-249 addetti), fino al 90 per cento delle grandi (250 addetti ed oltre).

A ciò dobbiamo aggiungere che il 92 per cento dei dipendenti pubblici sta ancora lavorando in modalità smart e per l’88 per cento di loro si tratta di un’esperienza nuova, per la quale utilizzano computer, cellulari e connessioni Internet personali, talvolta a consumo, riscontrando difficoltà.

Nativi digitali? Non dappertutto

Analizzando la situazione dell’istruzione, nel solo comune di Roma la didattica a distanza ha interessato 326 mila studenti di ogni scuola: primaria con 127.337 alunni, secondaria di primo grado con 77.318, secondaria di secondo grado con 121.800 e 243 mila universitari. Non tutti i ragazzi, però, hanno un rapporto facile con la Rete: il 20% di loro non ha seguito le lezioni a distanza, perché le famiglie non hanno mezzi sufficienti per l’acquisto di quei dispositivi (tablet, pc) che consentono di operare in modo sereno. Non si può studiare sullo smartphone!

La ricerca di Mapparoma dimostra come i divari digitali abbiano una dimensione territoriale. Chi abita nelle aree metropolitane nell’80 per cento dei casi dispone di una connessione Internet. Nei piccoli comuni siamo attorno al 70 per cento, ma se ci spostiamo verso Sud la percentuale diminuisce notevolmente. E’ evidente che la periferia penalizzi, anche dal punto di vista socio-culturale.

Il tema di #mapparoma30, dunque, è la diseguaglianza digitale a Roma e in tutta la città metropolitana. Ai ricercatori piace chiamarla così, piuttosto che utilizzare l’espressione più comune di “digital divide”, che indica letteralmente la popolazione divisa tra chi ha accesso a Internet e chi no.

E Roma rappresenta soltanto la punta dell’iceberg. Anche una connessione che non sia a banda larga diventa un ostacolo nel lavoro e nello studio. Partendo dai dati, Mapparoma focalizza maggiormente l’attenzione sulla qualità dell’accesso ad Internet, non tanto sulla quantità perché, si sa, ormai un cellulare lo possiedono quasi tutti.

Le diseguaglianze nella capacità della rete Internet si intrecciano con le diverse condizioni economiche, perché le aree più lontane dal centro sono anche quelle meno attraenti per gli investimenti da parte delle compagnie di telecomunicazioni e, di conseguenza, le meno dotate di connessioni performanti.

Missione banda ultra-larga

Come risolvere il problema? La ricerca condotta da Filippo Celata, Keti Lelo, Salvatore Monni, Federico Tomassi, membri del progetto Mapparoma, ha un obiettivo chiaro, ovvero quello di stimolare amministrazione ed istituzioni a portare la banda ultra-larga nei territori che ne sono ancora privi, con la consapevolezza che le diseguaglianze digitali dipendono da diversi fattori, economici, sociali e culturali, che si sommano tra di loro e determinano la disparità nell’accesso ad Internet.

Una speranza dall’Europa

Il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri ha annunciato, pochi giorni fa, l’arrivo di fondi stanziati dall’Europa, che dovranno essere spesi in un’ottica di modernizzazione e digitalizzazione del nostro Paese. Il Piano nazionale delle riforme, redatto dal rappresentante del Governo, riguarda proprio la connettività, affinché nessuno rimanga più escluso dalle attività didattiche. Sono previsti, inoltre, voucher per le famiglie, erogati in base alla fascia di reddito di appartenenza. Si tratta di contributi da 200 a 500 euro, che potranno essere spesi per agevolare la propria connessione o per acquistare dispositivi.

 

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