Sicurezza, marketing e privacy: pro e contro del riconoscimento facciale.

Come funziona?

Il riconoscimento facciale è un sistema basato sull’identificazione biometrica, ovvero un processo capace di esaminare le caratteristiche fisiche di un volto. Le informazioni ricavate vengono poi confrontate con un database di immagini e sfruttando gli algoritmi e il machine learning, la macchina diventa capace di riconoscere i volti e di associarne informazioni come sesso, età o addirittura anche l’umore.

Questa tecnologia ha iniziato a svilupparsi sin dagli anni ’70 quando però il margine di errore era circa sul 50% dei casi. Nel tempo questi sistemi sono diventati precisissimi permettendo un confronto positivo che supera il 98%.

Nel 2015 Google ha pubblicato delle ricerche riguardanti il proprio software di riconoscimento facciale, dichiarando che il 99,63% delle identificazioni risultavano corrette. Il Washington Post ha rivelato invece che l’algoritmo di Facebook, il “Deep Face”, rivendica un’accuratezza del 97,25%.

Il riconoscimento facciale come supporto alla sicurezza.

Sicuramente, in tema di sicurezza i software del riconoscimento facciale hanno contribuito alla prevenzione di crimini grazie anche al monitoraggio di comportamenti sospetti. Moltissimi sono i paesi che ad oggi utilizzano questi sistemi ma in cima alla classifica si trova la Cina, seguita dagli Stati Uniti.

In Cina infatti, è possibile trovare sistemi che cercano di identificare le identità anche all’interno di banche, aeroporti, hotel e persino bagni pubblici. Il governo cinese dichiara di avere l’obiettivo di rendere la rete di videosorveglianza “onnipresente,  sempre funzionante e completamente controllabile” entro il 2020.

In realtà gli Americani hanno, con circa 62 milioni di telecamere di sorveglianza nel 2016, un tasso di penetrazione pro capite più alto della Cina ma proprio è l’ambizione del governo cinese a differenze i due Paesi.

Le forze dell’ordine orientali utilizzano questi strumenti per tenere traccia degli attivisti sociali, o per monitorare interi gruppi etnici, stringendo la presa su ogni aspetto della società.

La Sig.ra Wang, ricercatrice di Huma Rights Watch, ha affermato che ciò che distingue la Cina è appunto “la completa mancanza di efficaci protezioni della privacy”.

Questo va invece contro le normative per la protezione di dati personali che regolano Nazioni come la nostra.

L’utilizzo del riconoscimento facciale in Italia.

In Italia il riconoscimento facciale è stato utilizzato in occasione di eventi sportivi di grande portata come la partita Roma-Udinese allo Stadio Olimpico di Roma e l’amichevole Italia- Francia a Bari. In questi casi, telecamere hanno ripreso ciascun spettatore ai tornelli di accesso e le Forze dell’Ordine hanno effettuato un controllo immediato confrontando le immagini con un loro database. Questo ha permesso il riconoscimento di eventuali sospetti nel caso di incidenti durante lo svolgimento delle partite.

In Italia però il tema della privacy è oggetto di importanti discussioni. Come dichiara Tommaso Scannicchio, avvocato che si oppupa di privacy, “utilizzare questi sistemi duranti incontri e manifestazioni pubbliche rischia sicuramente di ledere il diritto di libertà di associazione, parola e opinione”.

In effetti è legittimo pensare di voler costudire nella propria sfera privata situazioni e circostanze eccezionali. Può trattarsi di una visita medica, di un meeting o una manifestazione.

A tal proposito il Garante della privacy, collaborando con il Comitato per l’ordine e la sicurezza della Prefettura di Roma, ha garantito che i dati biometrici possono essere memorizzati per un lasso temporale di sette giorni ed inoltre consultati esclusivamente per motivi di indagini.

Valutare le emozioni e  prevenire i desideri delle persone.

Il successo del riconoscimento facciale non è da trovare solo in ambito di sicurezza, ma pensando molto in grande questa tecnologia può essere anche applicata per determinare i desideri delle persone e pensare strategie personalizzate.

Già da un po’, il rilevamento delle emozioni è sfruttato dalle agenzie  per valutare l’impatto delle campagne pubblicitarie. Ma il potenziale di questa tecnologia è molto alto e stanno cominciando a partire diverse sperimentazioni sulla customer experience.

Sempre in Cina, Baidu , un motore di ricerca molto usato in oriente e la famosissima catena KFC hanno dato vita ad una collaborazione. All’interno di uno dei ristoranti a Pechino è possibile ricevere consigli sull’ordine, grazie ai pronostici che i software sono capaci di fare analizzando le espressioni facciali dei clienti.

In un ottica in cui i marketer hanno l’obiettivo di  targettizzare e individualizzare al meglio la comunicazione, è possibile immaginare che la smart tv che abbiamo appena comprato, possa essere capace in un futuro di riconoscere la nostra identità proponendoci spot e contenuti selezionati.

É anche vero che reperire il consenso delle persone risulta essere una condizione praticamente impossibile nonché tale da suscitare sospetto.

Oggi però si potrebbe prendere esempio dall’iniziativa attuata dal marchio sudafricano di caffè Douwe Egberts. Questa azienda ha allestito una macchina da caffè in un aeroporto che utilizzava il riconoscimento facciale al fine di rilevare i viaggiatori che sbadigliavano così da omaggiargli una tazza di caffè. Sicuramente un modo molto coinvolgente per sfruttare il rilevamento delle emozioni.

Il mercato del riconoscimento facciale è in continua crescita e secondo diverse indagini gli investimenti in questo settore potrebbero raddoppiare entro il 2021.

Resta inoltre certo che questa tecnologia desti tanta curiosità, quanto diffidenza per l’impatto che potrà avere all’interno delle nostre vite.

 

 

 

 

 

Articoli correlati

Content Intelligence

Sfrutta la Content Intelligence per aumentare le conversioni

Digital Marketing, Media Intelligence

Perché agosto è un ottimo mese per monitorare i media?

Media Intelligence, Media Monitoring
influencer

L’intervento dell’Autorità Antitrust per regolamentare l’influencer marketing

Media Intelligence, Social Media Monitoring
Torna su