Ucraina, grammatica dell’inferno: nel libro di Filippo Poletti un anno di guerra con i ritagli stampa e le testimonianze dirette

Filippo Poletti, uno degli influencer più seguiti su LinkedIn in Italia, si definisce un “cercatore di storie”. Esce in libreria con un libro che mette al centro la guerra in Europa con le storie di vita a partire da quasi 500 ritagli stampa citati in 240 pagine e tante testimonianze dirette: “Ucraina: grammatica dell’inferno”, edito da Lupetti, è dedicato al primo anno del conflitto in Europa. L’Eco della Stampa ha incontrato Filippo Poletti, giornalista milanese, classe 1970, per riflettere sull’oggi.

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Filippo Poletti, com’è nata l’idea di questo libro dedicato all’Ucraina e al conflitto in Europa?

«È nata dall’incontro con la realtà dei profughi e delle loro famiglie. Un anno fa, all’inizio di marzo 2022, passando a Milano in via Ludovico di Breme, davanti al consolato generale dell’Ucraina a Milano, vidi la fila interminabile di persone in attesa di entrare negli uffici consolari. Lì scattò in me il bisogno di testimoniare con questo libro la vicinanza al popolo ucraino.

Qualche giorno, dopo, il 18 marzo, giorno del papà, incrociai nella piazza del Comune di San Donato, dove abito, Nicole, una bambina di nove anni, studentessa della quarta elementare “Salvo D’Acquisto”. Mentre l’Ucraina era messa a ferro e fuoco, lei – accompagnata dalla mamma Tatiana – distribuiva un volantino intitolato “Sos Ucraina”. Il volantino aveva come apertura due cuori, uno giallo e uno blu, i colori della bandiera ucraina. Mi dissi che se la giovane Nicole aveva deciso di scendere in piazza con un volantino, come giornalista avevo il dovere di scendere nell’arena dell’editoria. Così ho fatto scrivendo “Ucraina: grammatica dell’inferno”».

Quali sono i filoni narrativi presentati in 240 pagine?

«Sono due. Da una parte c’è la prospettiva esterna all’Italia dove in 51 grandi racconti ripercorro alcuni degli episodi più significativi di questo conflitto in Europa. Le cui conseguenze sono state devastanti: 4,8 milioni di cittadini ucraini sono fuggiti dal loro Paese, costretti a chiedere lo status di rifugiati per la protezione temporanea in Europa. Ben 6,5 milioni sono stati gli sfollati ucraini e 13 milioni le persone bloccate nelle città. Se facciamo la somma, scopriamo che 24 milioni di persone, più della metà della popolazione ucraina, ha avuto bisogno e ha bisogno del nostro aiuto.

La seconda prospettiva è quella interna all’Italia. Nella stesura del libro in questo caso ho coinvolto le profughe accolte a Milano da Progetto Arca, facendo raccontare loro cosa è successo e come l’hanno vissuto.

Si stima che in Italia, tra il mese di febbraio 2022 e quello di luglio dell’anno scorso, siano arrivati 145.829 profughi, monitorati dalle Forze dell’Ordine. Di questi, l’84% è rappresentato da donne e bambini: nelle loro parole, scritte in versi, c’è tutto il dramma di chi, da un giorno con l’altro, a causa della guerra portata in Ucraina dalla Russia, ha perso tutto, dalla casa al lavoro, agli affetti familiari».

Perché hai scelto di dare voce alle profughe ucraine arrivate a Milano?

«Perché con le loro parole ci stimolano a levare alti gli scudi per opporci a questa guerra folle. Cito, ad esempio, Caterina che dice: “La guerra, l’energia, i soldi: il motore di tutte le guerre è il denaro. Ma agli esseri umani non pensa più nessuno?”. O ancora: “Eccome se vado in panico! Penso alla mia famiglia, ai miei figli prima di tutto e, poi, ai miei genitori. Il 24 febbraio 2022 è stato per me l’inizio della fine”».

Cos’è che ti ha colpito di più di queste testimonianze?

«Mi ha colpito la loro essenzialità. Le profughe hanno poche parole e tantissime lacrime: piangono a più non posso, ricordando ciò che è successo e continua ad accadere. Allo stesso tempo, tutte ringraziano gli italiani.

Vale, ad esempio, per Anna: “Sarò sempre grata all’Italia, agli italiani e a tutte le persone che nel mondo hanno espresso solidarietà e dato accoglienza al nostro popolo”».

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Perché hai voluto aprire il libro “Ucraina: grammatica dell’inferno” con i versi dei Måneskin?

«Perché la loro canzone “Stand Up for Ukraine”, pubblicata l’8 aprile 2022 su Instagram, è un atto ribellione in forma musicale.

Fu scritta per aderire alla raccolta di fondi per i rifugiati lanciata dall’organizzazione Global Citizen e alla quale parteciparono artisti come Bruce Springsteen, Madonna, i Red Hot Chili Peppers, i Radiohead e Zucchero.

Questa canzone di 59 secondi è stata riproposta nell’album “Rush!” con il nome di “Gasoline”, pubblicato il 20 gennaio 2023. Ho voluto che il libro “Ucraina: grammatica dell’inferno” si aprisse con questi versi: “Come fai a dormire la notte, come fai a chiudere entrambi gli occhi? Vivere con tutte quelle vite nelle tue mani. In piedi da solo su quella collina usando il tuo carburante per uccidere, non lo accetteremo stando fermi, guardaci ballare. Balleremo sulla benzina”.

La benzina è la guerra russa: non può più piovere in Ucraina, seminando morte e dolore. Questo è il grido dei Måneskin e del mio libro».

“Ucraina: grammatica dell’inferno” si chiude con le parole del generale Salvatore Farina, capo dell’Esercito dal 2018 al 2021. Qual è la lettura proposta dal presidente del Centro Studi Esercito?

«Il generale Farina dà diversi spunti. Ci ricorda che sono necessarie azioni combinate, dei singoli e delle comunità, degli Stati e delle organizzazioni internazionali, “affinché in futuro non si ripetano simili tragedie. Azioni che devono necessariamente avere come primo obiettivo il cessate il fuoco e la ricerca di un percorso di pacificazione”.

In secondo luogo, sottolinea la necessità di “orientare le volontà di quei Paesi che hanno tenuto una posizione neutrale rispetto al conflitto, a partire da Cina e India, per promuovere insieme la composizione del conflitto”.

Infine ribadisce il “bisogno di rinforzare i pilastri del diritto internazionale per scongiurare in futuro crimini contro l’umanità con centinaia di persone uccise e sepolte in fosse comuni, detenzioni arbitrarie, esecuzioni sommarie, popolazioni trasferite forzatamente in campi di un altro paese, milioni messi a rischio di carestia e sopravvivenza”».

Da ultimo, Filippo Poletti, quando finirà la guerra in Ucraina?

«Speriamo presto, anche se il sentimento delle profughe che ho incontrato è molto negativo a proposito del conflitto in Europa . Vi lascio con le parole del generale Farina:

L’augurio è che la parola fine arrivi presto, sia il risultato della buona volontà degli uomini e non giunga troppo tardi come conseguenza dell’esaurimento delle scorte di munizioni».

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