Gli USA introducono il social media monitoring degli immigrati

Dal 18 Ottobre i funzionari federali USA potranno controllare i profili degli immigrati sui social media ed archiviare tutte le informazioni rintracciabili.

Una prassi che, con la scusa del terrorismo, dovrebbe essere resa ufficiale ad Ottobre ma che potrebbe risultare agli occhi di molti una scusa per minare la privacy di una parte precisa della popolazione USA.

monitoraggio social media

Secondo la nuova regola pubblicata dal Dipartimento per la Sicurezza Nazionale nel Registro Federale la scorsa settimana, saranno inclusi nei file di immigrazione delle persone, tutte le conversazioni, account e condivisioni sociali.

Il provvedimento solleva diverse preoccupazioni per la privacy e la libera espressione.

Adam Schwartz, avvocato dell’Electronic Frontier Foundation, afferma che fa parte di un più ampio processo di sorveglianza ad alta tecnologia, degli immigrati e di sempre più persone sottoposte al social media monitoring.

Il social media monitoring per proteggere il paese?

Al giorno d’oggi, è ormai assodata la convinzione che i canali social rappresentino un modo per monitorare gli utenti che potenzialmente potrebbero incarnare una minaccia per il paese.

Facebook, Twitter (molto utilizzato negli States) ed Instagram sono già tenuti sotto controllo dai tribunali americani, soprattutto prima del rilascio dei visti. Anche se al momento non rappresentano un fattore completamente affidabile e discriminante. Ora la situazione potrebbe cambiare.

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Foto credits: Time Magazine

Secondo il presidente Donald Trump, è essenziale controllare gli stranieri per via del terrorismo internazionale e riporta come esempio l’episodio di San Bernadino della fine del 2015dove uno dei tiratori, Tashfeen Malik, usava i social media per sostenere i messaggi della jihad sotto un pseudonimo.

Che ci sia bisogno quindi di un fattore che regolamenti questo genere di indagini è chiaro. Non è invece sicuro in che modo verranno utilizzate queste informazioni che, secondo gli oppositori, potrebbero limitare la libertà di espressione.

Si tratterebbe già di una violazione della libertà se gli utenti avessero paura di pubblicare qualcosa per il rischio di essere fraintesi.

Ad oggi i social media sono uno strumento in gran parte ancora sconosciuto, oltre che estremamente difficile da regolamentare.

Fino a che punto uno Stato può intervenire sul loro controllo? E dove finisce la libertà di espressione di una persone sul web?

Eppure nonostante le innovazioni, sembra di tornare alle discussioni di quando le notizie si leggevano solo su carta stampata e sui volantini ciclostilati.