Bot che scrivono, uno sguardo nel mondo dei ghostwriter automatizzati

I robot sono ovunque. Internet ha dato spazio a tantissime nuove forme per la creazione di contenuti. Tra queste, i bot vincono senza dubbio per capacità di essere sfaccettati e pervasivi.

Un bot è un software online che svolge in genere attività automatizzate, semplici e ripetitive. Oggi sono così numerosi che producono più traffico web delle persone reali.

 

I robot sono programmati da esseri umani e vengono utilizzati in vari modi: a volte con l’intento di causare danni e a volte con l’intento di aiutare gli utenti umani. Come nel caso del nuovo virtual assistant presentato da Google per la gestione degli ordini telefonici.

Lo scopo di un robot è determinato da un insieme di direttive che formano un algoritmo. Ne avevamo già parlato qui, concludendo che dipende dal programmatore umano se un robot è utile o dannoso.

Robot cattivi

I bot dannosi hanno raccolto molta evidenza mediatica a causa della loro pervasività. Basti pensare che nel 2016 il 94 percento di tutti i siti Web ha subito un attacco bot. I robot dannosi assumono forme diverse, possono assumere un identità falsa per bypassare la sicurezza dei siti o anche essere sfruttati per l’estrazione non autorizzata dei dati da database protetti.

Nell’ambito dei social media, i bot sono associati ad errori di indirizzamento e spamming, a causa di reti di bot (“botnet“) che contribuiscono alla frode degli utenti sui social media.

Esistono altri bot comunemente utilizzati per frodi sui social media: sono i bot di amplificazione. Questi robot agiscono come umani twittando e ritwittando i post dei clienti che pagano per i loro servizi.

Ma sono anche utili

Anche se è difficile trovare articoli che ne parlino, i bot utili sono altamente diffusi ed utilizzati.

Ad esempio, un Feed Fetchers è un tipo di bot utile con cui la maggior parte degli utenti Internet interagisce quotidianamente. I Feed Fetchers recuperano i dati allo scopo di visualizzarli su siti come Google e Twitter.

Sembra chiaro a tutti che i robot diventeranno sempre più importanti, in comcomitanza con la digitalizzazione delle imprese.

Un settore che trae beneficio da questa tendenza: i media. Sempre più lettori ottengono le loro notizie quotidiane da fonti online, molte organizzazioni dei media nuotano in quest’acqua.

Benvenuti, Newsbot!

I robot hanno dimostrato di essere strumenti vitali nel campo del giornalismo.

Le redazioni più lungimiranti usano i robot per automatizzare le attività noiose e ripetitive nel processo di creazione degli articoli. Lo scopo è permettere ai giornalisti di concentrarsi sul lavoro più qualitativo.

Le aziende ed i laboratori di costruzione di bot consentono alle redazioni di costruire bot su misura per esigenze specifiche. Questi newsbots danno un vantaggio notevole nell’ecosistema delle notizie moderne, soprattutto a quelle organizzazioni giornalistiche che si trovano ad affrontare cali nelle entrate e tagli del personale.

Anche il giornalismo investigativo ha beneficiato dei robot, usandoli per ricercare ampi set di dati. L’obbiettivo è tenere comportamenti e notizie di politici o personaggi famosi.

I bot utilizzati per monitorare specifiche aree di Internet sono chiamati web crawler. Questi “ragni”, del tutto simili a quelli utilizzati da motori di ricerca come google, consentono ai giornalisti di monitorare angoli nascosti del web alla ricerca di notizie altrimenti non facilmente rintracciabili.

Bot che scrivono

I bot sono anche usati per scrivere le notizie, ma i loro usi sono limitati e funzionano principalmente come una sorta di “giornalista pazzo e libero”.

Gli editori forniscono i modelli per queste notizie, compresi gli spazi nel modello per le informazioni che i robot devono cercare. Una volta che i robot ricevono i parametri del loro compito, cercano le informazioni necessarie e riempiono gli spazi vuoti.

Una nuova società in Giappone sembra suggerirci come le redazioni mainstream potrebbero utilizzare i robot nei prossimi mesi e anni. JX Press Corp utilizza l’apprendimento automatico per utilizzare i social media come base dati per potenziali notizie interessanti, che vengono quindi elaborate utilizzando rapporti completamente automatici. L’azienda dispone quindi di una “redazione” composta da soli informatici.

Quando le redazioni saranno inondate dalla tecnologia dei bot, avremo un primo responso. La linea tra storie scritte da uomini e macchine continuerà a sfumare, oppure sarà meglio definita?

 

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